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Grecia: una tragedia del nuovo millennio

di - 23 Luglio 2015
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3. La storia della Grecia all’interno dell’Unione monetaria si configura costellata da un susseguirsi di interventi europei effettuati per far fronte alla situazione di grave difficoltà in cui versa quel Paese. In aggiunta ai ‘piani di prestito bilaterale’, direttamente concessi a tale Paese da parte di singoli Stati membri, vengono, infatti, in considerazione l’acquisto (nel maggio 2010) da parte della BCE di titoli greci e successivamente (a partire dal marzo 2012) l’utilizzo del ‘Fondo salva-Stati’, al quale negli anni recenti più volte farà ricorso tale Paese[17]. È evidente come la posizione di sostanziale dipendenza in cui quest’ultimo si trova a causa del gravoso indebitamento da esso assunto nei confronti dell’estero incida negativamente sull’assolutezza del potere proprio di tale Stato; tant’è che un protagonista delle vicende comunitarie, valutando le implicazioni della crisi ellenica ebbe a sottolineare come nei fatti la Grecia «non è più unica sovrana in casa sua»[18]; espressione indicativa dell’intervenuta dequotazione dell’apparato politico e amministrativo della medesima, riveniente dai condizionamenti di cui sopra si è detto.
Le forme tecniche con cui vengono attuati gli interventi europei a favore della Grecia dimostrano tuttavia che, nonostante l’apparente riferibilità a meccanismi di solidarietà, le operazioni in parola sono strutturate in modalità volte a ridimensionare l’impegno assunto da taluni paesi. Ed invero, si è in presenza di acquisti di titoli del debito pubblico greco da parte di BCN (assimilabili ad un credito dalle stesse concesso), titoli per i quali è previsto il rimborso al valore nominale. Ciò implica la possibilità di una plusvalenza (costituita dal differenziale tra il valore [facciale] di rimborso e il prezzo d’acquisto), la quale, concorrendo alla formazione del risultato di esercizio, fa registrare alle BNC un incremento del reddito conseguito. Tale maggiore ammontare, per la parte eccedente la quota distribuibile ai prenditori, viene girata al Tesoro che utilizza detti fondi per ridurre il tasso di interesse al quale aveva concesso il credito alla Grecia.
Nel febbraio 2012 l’Eurogruppo procede ad un nuovo intervento di salvataggio (bailout) che trova compendio nella più grande operazione di ristrutturazione del debito della storia (interessando 200 miliardi di euro in titoli). I paesi dell’eurozona (attraverso il fondo EFSF)[19] e il Fondo Monetario Internazionale erogarono alla Grecia prestiti per più di 138 miliardi. Parte di tale operazione era costituita dal c.d. private sector involvement (PSI) – di cui in precedenza si è detto – in base al quale i detentori privati del debito greco si impegnavano ad accettare una riduzione di valore (haircut) pari al 53,5 per cento del nominale dei titoli, con una perdita complessiva pari al 75 per cento.
L’esito favorevole dell’intervento testé richiamato non è stato, tuttavia, sufficiente a riequilibrare la situazione della Grecia; per converso, la sottoposizione di questa ultima alle dure condizioni previste dall’accordo di salvataggio (tra le quali la realizzazione di un severo ‘programma di consolidamento fiscale’ e talune riforme strutturali, con scadenze stringenti e sotto il controllo periodico dell’Unione Europea, della BCE e del FMI) sottopongono a nuovi disagi la popolazione, già provata da anni di sacrifici, da un sostanziale impoverimento, dalla perdita della speranza!
Si determina una situazione nella quale la prospettiva di una ripresa dopo il risanamento dei conti diviene sempre più difficile. È noto, infatti, che l’attuale regime di austerity impedisce alla Grecia di «restituire il proprio debito.. tramite l’accumulo di sostanziali avanzi primari … per un consistente periodo di tempo»[20]. Tale realtà si qualifica in chiave drammatica ove si abbia riguardo alla circostanza che «complessivamente, attraverso l’Economic adjustment programme e il Second economic adjustment programme la Grecia ha ottenuto 248 miliardi di euro» (ammontare che solo in minima parte è servito a finanziare il disavanzo primario e le altre spese del governo, essendo stato utilizzato prevalentemente per pagare il debito pregresso e capitalizzare le banche greche dopo l’haircut alle medesime imposto)[21].
Pertanto, condizioni obiettive inducono a ritenere che la Grecia versi in una situazione economica insostenibile, per cui le risulta estremamente difficile far fronte alle dinamiche del debito e, dunque, ai propri impegni alle scadenze convenute. Il Paese è, infatti, molto vulnerabile agli shock, nonostante abbia beneficiato di un flusso netto positivo di fondi (pari a circa 91 miliardi di euro) dal 2010 al 2013[22]; ciò in quanto la cura imposta dalla Troika è stata particolarmente drastica, risolvendosi in una perdita di circa un quarto di Pil dal 2011 al 2014 ed in ulteriore incremento della disoccupazione[23].
Nel 2015 gli sforzi per il risanamento attuati dal conservatore Samaras subiscono una battuta d’arresto a seguito della vittoria del partito di Syriza nelle elezioni svoltesi all’inizio dell’anno. Ad una politica di salvezza nazionale vengono sostituiti proclami demagogici nei quali il leader Tsipras promette la fine del «circolo vizioso dell’austerità», la ricostruzione del Paese, la presentazione di «vere proposte all’Ue, un nuovo piano radicale per i prossimi quattro anni»[24]. La disperazione, un ritrovato senso di dignità o, forse, semplicemente la rimodulazione di un leaderismo che riflette vetuste formule nazionalsocialiste animano le dichiarazioni del nuovo Capo del Governo greco. Le parole di quest’ultimo, quasi in termini di sfida, prospettano un impegno riformatore che sembra voglia coinvolgere l’intera Unione «per far tornare l’Europa verso la crescita e verso la stabilità e per far risorgere i valori europei come la democrazia e la solidarietà»[25]!
Si è, comunque, in presenza di un programma politico che, considerate le condizioni del Paese, è intrinsecamente inattuabile; esso appare, infatti, destinato a scontrarsi con la contraddittoria realtà greca, caratterizzata dalle menzionate carenze economico finanziarie e dalla anacronistica presenza di un ingiustificato welfare. Ciò spiega la diffidenza espressa nelle reazioni dei vertici europei, consapevoli del fatto che non si può «mettere fine all’austerità» tout court, solo con le parole, e che la Grecia non può sospendere il piano di riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali, per un ritorno alla normalità. Non a caso, dopo la notizia dei risultati delle votazioni, si esprime in tali termini il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, ribadendo l’esigenza che «la Grecia deve aderire alle condizioni del salvataggio»[26], parole dure (nelle quali si riflette la logica utilitaristica ed egemone con cui la Germania è presente nelle vicende europee), ma di certo orientate a bandire i sogni quando questi tentano di obnubilare la realtà dei fatti.

Note

17.  Cfr. CAPRIGLIONE – SEMERARO, Financial Crisis and Sovereign Debt. The European Union Between Risks and Opportunities, in Law and Economics Yearly Review, 2012, I, p. 23 ss.

18.  Cfr, PADOA SCHIOPPA, La sovranità in movimento, in Corriere della Sera del 15 febbraio 2010.

19.  Per ogni 100 euro in titoli di Stato greci concambiati, gli investitori ricevono 15 euro in titoli emessi dal fondo EFSF e 31.5 in nuovi titoli di Stato greci. L’interesse maturato sarà corrisposto in forma di titoli del fondo EFSF.

20.  Cfr. EUROPEAN COMMISSION, Financial assistence to Greece – Economic and financial affairs, ove si fa presente che nel  Second economic adjustment programme viene fatto esplicito riferimento ad un surplus primario del 4,5 per cento, da considerare estremamente raro; v. anche EICHENGREEN – PANIZZA, Can large primary surpluses solve Europe’s debt problem?, 30 giugno 2014, in www.voxeu.org.

21.  Cfr. EUROPEAN COMMISSION, Financial assistence to Greece – Economic and financial affairs, cit. Per un’analisi completa della posizione debitoria della Grecia e dei vincoli predisposti dagli Economic Adjustment Programme, si veda The Crisis Observatory, disponibile su http://crisisobs.gr/en/repository/?ct=98&st=104

22.  Cfr. BULOW – ROGOFF, The modern Greek tragedy, in VOX CEPR’s Policy Portal, 10 giugno 2015.

23.  Cfr. FMI, Greece. Preliminary Draft Debt Sustainability Analysis, Country Report No. 15/165, 26 giugno 2015, ove sono riportati i dati macroeconomici dell’indebitamento greco ed evidenziati i significativi cambiamenti, riscontrabili in quest’ultimo anno, che stanno portando a nuove importanti esigenze di finanziamento.

24.  Riporta tali dichiarazioni l’editoriale “Elezioni Grecia 2015, vince Tsipras: “Popolo ha scelto la fine dell’austerità” pubblicato da IlFattoQuotidiano.it del 25 gennaio 2015, visionabile su http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/25/elezioni-in-grecia-exit-poll-tsipras-in-netto-vantaggio-355-395/1368693/

25.  Cfr. le dichiarazioni di Tsipras riportate da IlFattoQuotidiano.it del 25 gennaio 2015, cit..

26.  Cfr. l’editoriale Elezioni Grecia, Alexis Tsipras trionfa. Il presidente della Bundesbank: “Rispetti impegni”, pubblicato da L’Huffington Post del 25 gennaio 2015, visionabile su http://www.huffingtonpost.it/

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