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Intervista a Jean Bernard Auby su Roma Città metropolitana

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QUARTO QUESITO

Filippo della Cananea

guardando in prospettiva ai prossimi 20 anni e facendo particolare riferimento al “droit de la ville”, è possibile supporre che le metropoli europee sapranno mantenere il ruolo centrale che hanno registrato fino a oggi? E come può essere immaginato un ruolo di Roma in questo scenario?

Jean Bernard Auby

Ritengo che il ruolo della città metropolitana si rafforzerà sempre di più e diventerà il fulcro dell’azione pubblica e della democrazia, anche se non è pensabile una riduzione del ruolo degli Stati. Sarà però sempre più difficile per i singoli Stati recuperare un ruolo di preminenza sulle città metropolitane. Questo pone un quesito, un dilemma: il processo di polarizzazione incrementerà livello di segregazione o le opportunità di crescita offerte della metropoli contribuiranno a mitigarla? Allo stato attuale è indubbio che uno dei rovesci della medaglia del fenomeno metropolitano è proprio l’accentuarsi della segregazione, ed è un fenomeno che rischia di investire dopo le periferie anche i territori più esterni che progressivamente vengono depauperati a favore dell’espansione metropolitana. Sarà quindi indispensabile uno sforzo per conseguire un equilibrio nella distribuzione della ricchezza e trovare forme di perequazione territoriale.

Pierluigi Ciocca

Ritornando al tema specifico di Roma, la caratteristica di questa città è che il suo PIL è per l’80% di natura terziaria. Viceversa, una grande città di scala metropolitana e per di più capitale di uno Stato importante, dovrebbe avere spazi formidabili di crescita economica, istruzione, ricerca, sanità, eccetera. Roma però soffre di un handicap pluridecennale: la caduta verticale degli investimenti pubblici da parte dello Stato italiano. Se i policy maker non favoriscono la ripresa degli investimenti pubblici su Roma non sarà mai possibile rimettere in moto un processo virtuoso che attragga anche investitori privati e rilanci Roma a 360° liberandone il potenziale economico e colmando il gap che la separa dalle altre città.

Jean Bernard Auby

mi chiedo spesso il motivo per cui Roma abbia registrato una contrazione degli investimenti pubblici nel corso degli anni così vistosa rispetto alle altre capitali europee. Comunque, quello della stagnazione degli investimenti pubblici è un tema su cui si dibatte molto anche in Francia. Come corollario al tema degli investimenti, nel mio Paese si discute parecchio anche sulla capacità delle grandi città di propagare la ricchezza anche all’esterno.

Levino Petrosemolo

Professore, l’architetto Filippo della Cananea ha concluso il questionario che aveva preparato e noi la ringraziamo per avere avuto la pazienza di rispondere e di avere sollevato anche una serie di temi collegati con le domande base. Prima di chiudere il nostro incontro potrebbe essere interessante sviluppare un minimo di dibattito su questi argomenti importanti.

Anna Romano

Professore, le porgo una domanda che mi è stata suggerita dal professor Franco Karrer che oggi non ha potuto essere presente: lei ha sottolineato come la città di Roma, al di là dei contenuti basati sul terziario prevalentemente pubblico, che la caratterizza da sempre, contenga in sé un grande potenziale di sviluppo. È possibile che tale potenziale possa essere fecondato e vedere la luce grazie a una intensa campagna di introduzione alla innovazione tecnologica?

Jean Bernard Auby

Certamente, con l’occasione, e ricollegandomi solo per un momento al tema delle smart cities, vorrei dire che il capitale privato racchiude enormi potenzialità a favore delle città metropolitane e quindi anche di Roma. Silicon Valley è un caso emblematico, dove l’aggregazione dell’iniziativa privata ha di fatto consentito lo sviluppo di una delle aree economicamente più forti di tutto il Pianeta.

Piero Ciocca

Io sono piuttosto scettico sulle capacità del nostro sistema imprenditoriale, in particolare di quello romano, di operare autonomamente quello scatto di reni necessario a cambiare il volto di un territorio e di un’economia. Per troppo tempo le imprese private si sono disabituate a una politica di reinvestimento dei profitti e quindi ad approfittare della potentissima corrente di innovazione tecnologica che ha contraddistinto gli ultimi 20 anni della nostra storia, con la conseguenza di ritrovarsi con immobilizzazioni, know-how e impianti del tutto inadeguati al grado di competitività richiesto dalla globalizzazione e con margini di produttività sempre più ridotti.

Giacinto della Cananea

A questo, purtroppo, è anche necessario aggiungere che, dall’altra parte del tavolo, rispetto al mondo imprenditoriale, non fa riscontro una classe politica e amministrativa che brilli, ormai da molti decenni, per cultura e capacità di rinnovamento. Per sintetizzare: a livello di selezione della classe dirigente mancano concorsi che facciano emergere elementi di qualità, totale assenza di una cultura result oriented e, contemporaneamente, il permanere di una pervasività e ingerenza della politica in tutti i gangli dell’economia, fatto che, a voler essere ottimisti, pone un enorme freno allo sviluppo naturale del mercato e, a voler essere pessimisti favorisce l’insinuarsi della corruzione in tutta la filiera dello sviluppo dei territori.

Piero Ciocca

gli investimenti netti delle imprese laziali hanno subito una flessione del 30% dal 2009.

Giacinto della Cananea

Non è solo una questione quantitativa, che già da sola è drammatica, ma anche qualitativa. Queste poche risorse come sono state investite? Londra e Berlino hanno investito moltissimo in risorse nuove di qualità e questa politica ha consentito loro di crescere globalmente. Dovremmo concentrarci molto di più di quello che si fa abitualmente per capire i processi formativi di queste nuove elite amministrative.

Filippo Bucarelli

Non soffre solamente la classe amministrativa a Roma. A Milano l’Expo e la candidatura alle Olimpiadi hanno costituito una leva formidabile per compattare tutta la classe dirigente. Per Roma niente Olimpiadi e niente altro, e la classe imprenditoriale si ritrova una volta di più priva di stimoli per dare vita a un new deal in ossequio al teorema: investimenti e opere pubbliche uguale corruzione, per cui la soluzione è non fare nulla. Questo stato di cose fa il paio con il mancato rinnovamento della classe dirigente e con il mantenimento di una logica perversa di spartizione della torta, che in realtà oggi è ridotta a briciole.

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