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La metafora in economia: tropo o trucco

di - 1 Ottobre 2013
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Vincerà quel concorrente la cui scelta si avvicina di più alla media delle preferenze del totale dei concorrenti; così che ciascun concorrente deve scegliere non quelle facce che a lui paiono le più belle, ma quelle che lui crede siano quelle che più attraggono gli altri concorrenti – i quali tutti affrontano il problema allo stesso modo. Non si tratta di scegliere quelle che a ciascuno paiono le più belle, e nemmeno quelle che l’opinione media davvero giudica le più belle, in realtà siamo al terzo grado: stiamo chiedendo alla nostra intelligenza di prevedere quale sarà l’opinione media che l’opinione media si aspetta che sarà. Ci sono anche quelli che praticano il quarto o quinto grado, e superiori.

Nell’amministrazione dei propri fondi, e salvo un caso di quelli del Trinity College, Keynes era arrivato ai gradi superiori. Di questi tempi, tuttavia, non è superfluo sottolineare che se la nostra conoscenza è incerta, e massimamente incerta è la conoscenza nel mondo della finanza e della speculazione, il sistema capitalistico è un sistema non ergodico, anziché stazionario e senza tempo: il disequilibrio e l’instabilità, non l’equilibrio, sono la condizione normale del sistema capitalistico.

 

La macchina.

Nella ricerca di quale sia la ‘Scienza’ da imitare, la ‘scienza’ economica è un asino di Buridano, incerto tra la tentazione organicista e la tentazione meccanicista. La metafora della Macchina è seducente fin dai tempi dell’Uomo macchina di Lamettrie, e infatti prevarrà: il modello cui ancora guarda la moderna economica è la meccanica razionale ottocentesca. Nel 1949, da W. Phillips, del sistema economico concepito come una macchina è stato addirittura costruito un modello fisico, dal nome minaccioso di MONIAC.

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