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Appunti sul sistema tributario

di - 21 Marzo 2013
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La variabilità del rapporto tra i valori veri e quelli stimati su base catastale è connessa con il grado di anzianità dell’immobile. Più le case sono vecchie, più hanno rendite catastali basse. Solamente in alcuni centri storici cittadini i comuni hanno proceduto a un aggiornamento delle rendite di case, spesso di alto pregio, che si trovavano collocate in A3 o A4 (case popolari o ultra-popolari). Ciò determina un effetto distributivo ai danni di coloro che vivono nelle periferie delle città, dove le costruzioni sono più recenti e quindi le rendite catastali più alte. Nella legge delega preparata dal sottosegretario Vieri Ceriani, al primo posto vi era l’adeguamento delle rendite ai valori di mercato, ma il Parlamento ne ha impedito l’approvazione.
Il profilo equitativo dell’imposta può ulteriormente essere migliorato. Già oggi nel suo insieme, ed anche limitatamente alla casa d’abitazione, vi è un non trascurabile grado di progressività[35], se guardiamo ai decili delle rendite dei nuclei familiari. Infatti l’imponibile è stato aumentato del 60%, ma la detrazione è stata raddoppiata, ed anche più, considerando l’introduzione della detrazione per i figli conviventi. Adeguando gli imponibili ai valori di mercato, e riducendo l’aliquota, si può accentuare la progressività con un innalzamento delle detrazioni.
Vi è tuttavia un limite alla possibilità di accentuare la progressività dell’Imu, dovuto al carattere reale e non personale dell’imposta. Per fare un riferimento ad un’imposta reale che fu introdotta dal governo della destra storica, l’Imposta di Ricchezza Mobile (Irm) era un’imposta reale che colpiva separatamente i singoli redditi (da lavoro, da rendite, da interessi ecc…). Quando si decise (dopo la prima guerra mondiale) di introdurre la progressività nel nostro sistema, ci si rese conto che non si poteva agire sulla Irm, e fu introdotta l’Imposta complementare (1923). Analogamente, un’accentuazione della progressività richiederebbe l’introduzione di un imposta personale sul patrimonio con una elevata deduzione di base.

3. Prospettive di riforma

La pressione fiscale ha raggiunto nel nostro paese livelli particolarmente alti; e tuttavia sarà ben difficile per il futuro governo decidere significative diminuzioni. Le ragioni le ha indicate chiaramente Ignazio Visco in un recente discorso[36]: “l’Italia non deve abbassare la guardia. L’attenzione degli investitori internazionali continua, giustamente, a concentrarsi sulla nostra capacità di preservare l’equilibrio dei conti pubblici e di perseguire, con determinazione, l’innalzamento del potenziale di sviluppo. Il riemergere periodico di tensioni ci ricorda la fragilità della situazione. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi resta al di sopra dei valori coerenti con le condizioni di fondo della nostra economia. La sua ulteriore riduzione potrà facilitare la raccolta delle banche e la ripresa dell’erogazione del credito all’economia a condizioni più vantaggiose.
Va perseguito con ancora maggiore decisione il ritorno a una crescita bilanciata e sostenuta della nostra economia. Il mantenimento dell’equilibrio dei conti pubblici è la precondizione, non l’ostacolo. Solo la piena attuazione di un disegno di riforma organico, certamente impegnativo, potrà garantire i necessari guadagni di competitività e con essi favorire il recupero dell’occupazione. I suoi punti fondanti sono stati da tempo individuati: dobbiamo investire in conoscenza, ottenere servizi pubblici e privati di migliore qualità, contrastare l’illegalità, promuovere la concorrenza. Il cammino è appena iniziato, va proseguito con convinzione, consapevoli delle responsabilità di ciascuno ma fiduciosi nelle possibilità di noi tutti”.

L’evasione

Se quindi la pressione fiscale deve giocoforza rimanere elevata nei prossimi anni, una decisa lotta all’evasione può però ridistribuire il carico fiscale dai contribuenti a più alta evasione a quelli che, volenti o nolenti, non evadono[37]. L’evasione è un fenomeno complesso, che comprende anche l’economia criminale; in questo caso l’occultamento al fisco è il sotto-prodotto dell’attività criminale. In altri casi, invece, i reati sono strumentali al fine di evadere il fisco (e l’Inps); si pensi alle c.d. cartiere, cioè alla fabbricazione di false compravendite volte a ridurre gli imponibili. Ma il grosso dei fenomeni evasivi si verifica con la semplice sottofatturazione dei ricavi.
Vi è una stretta connessione tra evasione dell’Iva ed evasione delle imposte dirette; si stima in un 30% (circa) l’evasione dell’Iva (soprattutto quella interna). Nella fase degli scambi tra operatori dotati di partita Iva l’evasione è molto contenuta[38], mentre è molto alta nelle vendite ai consumatori finali. Questa evasione permette una ben più alta evasione delle imposte dirette[39]. Nel 1984, il Ministro delle Finanze Bruno Visentini si rese conto che la riforma fiscale[40] del 1973, ispirata al criterio del reddito effettivo risultante dalla contabilità di impresa, aveva involontariamente favorito le possibilità di evasione, soprattutto da parte dei piccoli operatori, dove i proprietari dell’azienda sono gli stessi gestori, e quindi hanno il controllo diretto dei veri ricavi dell’impresa[41]. Pertanto Visentini stabilì che il valore aggiunto delle imprese a contabilità semplificata sarebbe stato determinato, per un triennio[42], come una quota del volume d’affari, cioè una percentuale stabilita, settore per settore, dal Ministero. Oltre a versare l’Iva, su questa base veniva stabilita anche l’Irpef; infatti, una volta ottenuto il valore aggiunto, togliendo i costi documentati, si otteneva l’utile d’impresa.
Il piccolo imprenditore si trovò di fronte ad una scelta: o passare alla contabilità ordinaria, sobbarcandosi a costi maggiori, o pagare più Iva e più Irpef. Oltre trecentomila operatori passarono alla contabilità ordinaria[43]. Gli altri però trovarono un altro modo di reagire; infatti negli anni successivi il fatturato dichiarato dagli operatori rimasti in contabilità semplificata ebbe un andamento negativo (in valori assoluti), mentre il fatturato di quelli a contabilità ordinaria crebbe a tassi tra il 7 e il 9%. Ad una mossa del fisco era seguita la contromossa dei contribuenti: visto che mi fai versare le imposte sul volume d’affari, io lo abbasso.

Note

35.  Si veda Antonio Misiani:Imu prima casa. Restituzione? Sarebbe un altro regalo ai più ricchi, sul sito Nens. Il decile più basso di rendite catastali versa il 2,4% dell’Imu, mentre quello più alto il 26,1%. Tra i decili delle rendite e quelle dei redditi familiari complessivi vi è una stretta correlazione. Rimane comunque il fatto che non sempre la distribuzione dei valori catastali riflette quella dei valori di mercato, e a volte vi possono essere divergenze tra le due distribuzioni; in particolare tra gli anziani vi possono essere redditi (pensioni) basse e rendite catastali (relativamente) elevate.

36.  Intervento all’Assiom Forex del 9-2-13.

37.  Le stime sull’evasione convergono su un ordine di grandezza di circa 120 miliardi, quasi otto punti di Pil.

38.  Tuttavia poiché l’ammontare degli scambi tra imprese è più elevato del Pil, anche una percentuale molto limitata determina un’evasione cospicua, stimata in un terzo di quella totale.

39.  Se il volume d’affari di un’impresa è 100, e l’utile 30, una riduzione del fatturato del 10% permette di ridurre di un terzo l’utile.

40.  Bruno Visentini era subentrato alla vicepresidenza della Commissione di riforma tributaria quando Cesare Cosciani si era dimesso, protestando proprio per l’inadeguatezza mostrata dai responsabili politici verso il tema della preparazione dell’amministrazione finanziaria.

41.  In un supermercato non capiterà mai di non ricevere lo scontrino. Le imprese di maggiori dimensioni ricorrono piuttosto a forme elusive, e a volte a vere e proprie truffe.

42.  La limitazione ad un triennio era dovuta alla consapevolezza che la misura era di dubbia costituzionalità.

43.  L’opzione valeva per tutti i tre gli anni, sia per chi rimaneva nella contabilità semplificata, sia per chi passava a quella ordinaria.

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