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Appunti sul sistema tributario

di - 21 Marzo 2013
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Nel 2006 il governo Prodi decide di dare attuazione alla promessa di riduzione di cinque punti del cuneo fiscale sul lavoro, di cui tre punti a favore delle imprese e due a favore dei lavoratori. Per quanto riguarda le imprese, lo strumento viene identificato in una diminuzione della componente Irap legata al lavoro (su cui si veda più avanti), mentre, per quanto riguarda i due punti ai lavoratori, per ragioni di bilancio[12], si conviene con i sindacati che si considererà il cuneo fiscale del lavoratore medio, cioè quello con una retribuzione sui 23.000 euro, in modo da fare scendere tale cuneo di due punti. Si ricorre a due strumenti: i) ristrutturazione dell’Irpef che accentua la progressività[13] dell’imposta, e ii) rimodulazione degli assegni al nucleo familiare, istituto, come è noto, destinato al sostegno dei lavoratori con figli e redditi bassi e medi.
La ristrutturazione dell’Irpef effettuata con la finanziaria 2007 è volta a favorire in particolare i lavoratori dipendenti ed i pensionati con redditi bassi e medi, e le famiglie di quattro e più componenti. Tuttavia le detrazioni per tipologie di reddito e per carichi familiari rimangono decrescenti rispetto al reddito; anche se vengono eliminate alcune anomalie del sistema precedente, rimane la stessa caratteristica, e cioè il fatto che la struttura delle aliquote effettive è diversa e più alta di quella formale[14]. Ad esempio, un lavoratore dipendente con coniuge e figlio a carico, rispetto alle cinque formali (dal 23% al 43%) si trova ad averne sostanzialmente due (una del 31-32% fino a 28.000 euro, ed una al 42-43% dopo).
L’Irpef ormai è divenuta un’imposta sui redditi da lavoro (dipendente ed autonomo[15]) e da pensione. Con la possibilità concessa a proprietari di immobili di optare per una cedolare secca, sono rimasti in Irpef praticamente i possessori di partecipazioni qualificate. Per la verità il numero dei contribuenti che ha optato per la cedolare è risultato nettamente inferiore a quanto preventivato; ma si tratta dei contribuenti appartenenti al terzo scaglione (o ai due superiori), cioè quelli che hanno aliquote marginali tali da rendere conveniente l’opzione. Gli altri sono rimasti in Irpef o perché i redditi sono molto bassi o perché continuano ad evadere. In altre parole, se l’opzione mirava a far emergere gli affitti in nero, bisogna dire che è fallita (ed è costata un paio di miliardi).
L’Irpef presenta quindi molte criticità: il continuo aumento (iniziato con la finanziaria del 1998) delle detrazioni o deduzioni volte a esentare i redditi più bassi (circa un quarto dei 41 milioni di contribuenti ha imposta netta nulla) ha fatto emergere il problema dell’incapienza, cioè di coloro che non riescono ad usufruire delle agevolazioni perché hanno un reddito insufficiente. Questo problema non è sentito negli altri paesi europei che hanno un sistema generale di assistenza, per cui intervengono dal lato della spesa; ma nel nostro paese (il discorso vale anche per la Grecia) in cui solo alcune categorie usufruiscono di un sistema assistenziale, il tema è più rilevante[16].
La seconda criticità è data dalla fortissima elasticità dell’imposta, soprattutto a livelli di reddito basso e medio. Cioè quando il reddito cresce, ad esempio, del 10%, l’imposta cresce del 50%. Ciò determina il noto fenomeno del fiscal drag, nonché un effetto freno alle decisioni, soprattutto delle donne, di entrare nel mercato del lavoro o di passare da un lavoro part time ad uno full time. Se, ad esempio, la lavoratrice ha un part time con retribuzione di 8.000 euro, non subisce aggravi d’imposta, perché la detrazioni annulla l’imposta lorda (entrambe sono pari a 1.840). Se volesse passare ad un lavoro full time a 16.000, si troverebbe con un’imposta di 2.417 euro, corrispondente al 15,1% (infatti l’imposta lorda sale a 3.720, mentre la detrazione si riduce a 1.303).
Infine, l’imposta non è trasparente, e la sua “vera” struttura è celata dalla caratteristica delle detrazioni per tipologia di reddito e per carichi familiari; nel senso che esattamente gli stessi risultati, in termini di imposta da pagare, si potrebbero ottenere con detrazioni fisse ed aliquote più elevate. Vi è un fenomeno che uno studioso di Scienza delle finanze[17] avrebbe definito di illusione finanziaria: avendo un reddito collocato nel primo scaglione credo che la mia aliquota marginale sia del 23%, ma non mi rendo conto che è in realtà del 30,2%. Se poi ho coniuge o figli a carico, mi rallegra avere delle detrazioni, ma non mi rendo conto che le mie aliquote marginali salgono. Da questo punto di vista i recenti aumenti delle detrazioni per i figli, decisi dal Parlamento rivedendo la legge di stabilità[18], hanno accentuato ulteriormente il fenomeno delle aliquote implicite (o, se vogliamo, nascoste).
Esiste poi, ovviamente, il problema dell’evasione, che riguarda in particolare il lavoro autonomo. Trattandosi di un tema che non riguarda solo l’Irpef, verrà affrontato successivamente.

L’Ires

Si è già accennato che l’Irpeg è stata ribattezzata Ires[19], ma i soggetti passivi dell’imposta sono rimasti in realtà gli stessi. Tra le novità principali troviamo l’eliminazione del credito d’imposta sui dividendi, sostituito dal sistema della participation exemption. In effetti, in seguito ad una pronuncia della Corte di giustizia europea, i paesi UE avevano l’alternativa tra estendere il sistema del credito d’imposta ai dividendi provenienti da qualunque società europea[20], oppure adottare metodi magari meno raffinati, ma senza discriminazioni tra le società. Imitando la soluzione tedesca, l’Ires stabilisce una esenzione[21] al 95% dei dividendi distribuiti da una società figlia alla società madre ed estende l’esenzione (ritoccata in ribasso dal 95% all’84% e poi rialzata dal 2008 al 95%) alle plusvalenze, mentre le minusvalenze non sono più fiscalmente rilevanti. Si può notare, in queste scelte, l’esigenza di adeguarsi alla concorrenza fiscale proveniente da altri paesi europei (Lussemburgo o Olanda) che, adottando l’esenzione delle plusvalenze, attirano le società holding nei loro paesi.

Note

12.  Il governo infatti si trova di fronte ad un aumento, iniziato nel 2005, del rapporto debito-Pil, e ritiene necessario invertire questa tendenza ricostituendo quell’avanzo primario che, nella legislatura 1996-2001, era arrivato al 5%. Pertanto Padoa Schioppa attua una finanziaria piuttosto restrittiva, che in effetti otterrà l’obiettivo desiderato (il rapporto debito-Pil scenderà nel 2007 di tre punti), anche se non gioverà alla popolarità del governo.

13.  Lo spartiacque è, in linea di massima, rappresentato da un reddito imponibile sui 40.000 euro, con guadagni sotto ed aggravi sopra (si tenga presente che i contribuenti sotto i 40.000 euro sono tuttora il 93%).

14.  Per un approfondimento di veda il Libro Bianco: L’imposta sul reddito delle persone fisiche e il sostegno alle famiglie, Rivista Tributi, Supplemento n. 1, 2008, consultabile al sito www.ssef/documenti/riviste.

15.  Al netto dei contribuenti c.d. minimi che hanno optato per l’imposta sostitutiva (di Irpef, Iva e Irap). Si tratta (dichiarazioni 2011) di oltre 700.000 soggetti.

16.  Nella finanziaria 2008 fu introdotta una detrazione di 1.200 euro per coloro che avevano tre o più figli. Fu specificato che la parte di detrazione non goduta (per azzeramento dell’imposta netta) doveva divenire un trasferimento, cioè un’imposta negativa; dai dati risultava infatti che quasi la metà dei contribuenti interessati era a rischio di incapienza.

17.  Cesare Puviani, Teoria dell’illusione finanziaria, Palermo 1903.

18. Il governo aveva proposto di diminuire di un punto le prime due aliquote Irpef, e di aumentare tutte le aliquote dell’Iva. I due relatori (Baretta (Pd) e Brunetta (Pdl) hanno eliminato la diminuzione dell’Irpef e limitato l’aumento alla sola aliquota Iva maggiore (dal 21 al 22%), aumentando le detrazioni per i figli.

19.  Si veda L’imposizione fiscale sulle società, Scuola Superiore di economica e finanza, Rivista Tributi, Supplemento n. 1, 2008, consultabile al sito www.ssef/documenti/riviste.

20.  Soluzione questa che crea qualche perplessità; se una società versa l’imposta sui suoi utili in Italia, il fisco italiano può eliminare la c.d. doppia tassazione (economica) sui dividendi con un credito d’imposta, ma se la società è, poniamo, francese o tedesca, e quindi ha versato la sua imposta al fisco francese o tedesco, perché riconoscergli lo stesso il credito? Tuttavia, distinguere tra le società crea, in linea di principio, un ostacolo alla libera scelta d’investimento.

21.  L’esenzione è sottoposta ad alcune condizioni tese ad evitare gli investimenti speculativi.

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