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L’avvocatura di fronte ai diritti umani

di - 24 Dicembre 2010
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La difesa riveste un ruolo istituzionale e costituzionale nel processo (art. 24 Cost.) e l’avvocato è un protagonista fondamentale nell’amministrazione della giustizia. Perciò, di fronte alla crisi di quest’ultima e alle difficoltà per la sua soluzione, sono indispensabili la corresponsabilizzazione e il coinvolgimento dell’avvocatura, segnatamente attraverso le sue strutture istituzionali ed associative.
Il “giusto processo” – definito già dalla CEDU e ora dalla Costituzione – è un diritto fondamentale per tutti, come il diritto di accesso alla giustizia; ed è espressione dei valori di civiltà e di democrazia, sui quali si fondano, si attuano e si garantiscono i diritti umani. Esso presuppone un sistema giudiziario efficiente; richiede l’indipendenza ed imparzialitˆ effettive del giudice, il contraddittorio quale indefettibile espressione del diritto di difesa, la ragionevole durata del processo.
Ogni energia dell’avvocatura deve tendere all’effettività del “giusto processo”, che è la testata d’angolo della tutela di tutti gli altri diritti fondamentali: la loro “condizione di pensabilità”. Ma ciò richiede che il processo – proprio in quanto “giusto” – non si risolva in un rigido formalismo autoreferenziale o in una astratta garanzia di legalità, e persegua in termini di effettività il rispetto sostanziale dei diritti inviolabili di tutti (a questo proposito, per l’affermazione del principio di difendersi nel processo e non dal processo, cfr. Corte Costituzionale, ordinanza n. 16 del 2006).
La c.d. etica interna al processo si snoda secondo i parametri di correttezza e lealtà, cui devono ispirarsi tutti i suoi protagonisti, in vista del dovere e del risultato di verità cui il giusto processo deve tendere. Fermo restando – come già osservava Calamandrei – che l’ufficio del difensore non è la ricerca imparziale della verità, ma il mettere in evidenza le ragioni del cliente, cioé solo la porzione di verità che giova alla difesa; mentre all’altra porzione di verità devono pensarci l’avversario (nel civile) o il pubblico ministero (nel penale), nella logica del contraddittorio.
L’evoluzione del contesto di operatività della professione e più in generale della società; la necessità di guardare di più agli aspetti anche esterni al rapporto professionale; l’ampiezza e la molteplicità delle fonti normative; l’attenzione doverosa alla responsabilità sociale dell’avvocato; la centralità dei diritti umani e la sempre crescente valorizzazione del ruolo del’avvocato con riferimento ad essi, in un contesto di globalizzazione i cui effetti incidono pesantemente sulla persona (soprattutto sui più deboli): tutto ciò impone una riflessione profonda sulla deontologia professionale e sulla formazione professionale (sia quella iniziale, per l’accesso alla professione; sia quella continua, per il suo esercizio). Occorre che la deontologia e la professione sappiano aprirsi agli scenari attuali e futuri, nei termini che sono stati proposti dal documento di lavoro congressuale.
Solo così, nell’irrompere del moderno, potremo evitare di disperdere nel vento i valori profondi e millenari dell’avvocatura.

23 novembre 2010

* Giovanni Maria Flick: Avvocato, Presidente emerito della Corte Costituzionale
** L’avvocatura di fronte ai diritti umani: Relazione per il XXX Congresso Nazionale Forense di Genova – 25 novembre 2010 (il testo rielabora, in parte, precedenti riflessioni dell’A.)

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