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La crisi finanziaria.
La globalizzazione tra tecnica e politica

di - 9 Gennaio 2009
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6. E le istituzioni?
Qui il discorso diventa dolente.
L’assenza di un nemico rende tarda la reazione.
Ma ciò che più preoccupa è la diversa velocità con la quale il fenomeno “globalizzazione” si muove.
Rapido e penetrante nei sub sistemi, non trova risposta adeguata nelle istituzioni. Si pensi, a modo di esempio al “caso scolastico”, dove l’uniformità che governa il fenomeno si muove ad una diversa velocità rispetto alla reazioni di singoli stati, dove si alternano spinte all’adeguamento e brusche frenate che intendono nostalgicamente ripercorrere strade antiche; oppure, alla sanità, dove il progresso della scienza ha creato un mercato del lavoro che supera qualsiasi barriera o limite; così è facile pensare che, tra breve, vi saranno medici indiani o cinesi che offriranno un servizio efficiente in Europa ovvero analizzeranno dati nei loro paesi a un costo largamente inferiore a quello dei paesi occidentali.
Si pensi, infine, all’assenza di una politica globale, dovuta alla mancanza di una istituzione sovranazionale, che possa rispondere alla crisi finanziaria; così ciascuno stato risponde come può, ma resta in realtà in balia del mercato globale e delle sue violente oscillazioni.
L’assenza di programmazione e di reazione appaiono davvero inquietanti.
7. La tecnica sovrasta così la politica; la diversa velocità con la quale corre non lascia spazio ad analisi ottimistiche. I sub sistemi, sempre più globalizzati, si impongono ai sistemi propri di ogni paese, li trascendono, sino al punto di renderli inutili. E’ questa l’angoscia con la quale dobbiamo convivere; l’assenza di un controllo del reale dovuto alla tecnica, che sembra trascendere gli uomini che l’hanno generata. Viene alla mente la città di Metropolis, un incubo che non resta sullo schermo, ma che assale gli spettatori!

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