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Il Partito Comunista Cinese e l’Economia Privata nella “nuova era”. Un commento agli sviluppi recenti

di - 1 Marzo 2021
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Il diritto economico cinese ha imparato da lungo tempo a fondere un approccio di “stato di diritto”, specie per quel che concerne la protezione dei diritti di proprietà (e di proprietà intellettuale) ed un approccio di “governo per mezzo del diritto”, ad esempio con riferimento ai sistemi di supervisione e controllo macroeconomico.
Il binomio si ritrova pienamente nel testo delle Opinioni. Il Partito Comunista appare attento al perfezionamento dei meccanismi di tutela dei diritti degli imprenditori privati. Questo si traduce in particolare nella predisposizione di meccanismi efficaci di risoluzione delle controversie civili e commerciali[33]. Allo stesso tempo, le Camere di Commercio – ed in particolare la Federazione dell’Industria e del Commercio che riunisce diverse Camere di Commercio – dovrebbero divenire un fattore propulsivo per la protezione dei diritti degli operatori economici privati[34]. Le modalità applicative di tale protezione variano dalla dimensione giudiziale a quella stragiudiziale, dove la promozione di meccanismi diversificati per la risoluzione delle controversie, magari gestiti anche dalle stesse Camere di Commercio, denota un certo favor per metodi informali di componimento dei dissidi, in linea con la spinta verso il coordinamento delle priorità tra economia privata e partito.
Come si è poi già ricordato, la valorizzazione del ruolo istituzionale delle Camere di Commercio serve altresì scopi di supervisione e coordinamento da parte del partito. In particolare, le Opinioni supportano un modello di registrazione delle imprese presso le Camere di Commercio che escluda le imprese non appartenenti a queste associazioni dall’esercizio delle attività affidate alle associazioni stesse, e quindi anche alle procedure per l’affidamento di servizi pubblici o progetti finanziati dal pubblico[35]. In secondo luogo, la creazione di canali di comunicazione tra Camere di Commercio e partito favorisce al tempo stesso l’esercizio della supervisione da parte delle autorità pubbliche preposte al controllo del mercato (ad es. in tema di concorrenza, di prezzi, ecc.). In questo caso è il partito a fungere da cinghia di trasmissione tra lo Stato e l’economia privata.

A voler trarre le somme di questa breve panoramica, bisognerebbe anzitutto dire che la rilevanza delle Opinioni oggetto dell’analisi non dipende tanto dal loro contenuto. Come si è visto, infatti, le pur significative disposizioni in materia di rapporti tra PCC ed economia privata riflettono tendenze in atto già da diversi anni, sia sul piano puramente politico che su quello giuridico. In questa prospettiva, pertanto, le Opinioni sono una conferma di percorsi di sviluppo già esistenti.
Ciò che invece rende questo documento di capitale importanza è il contesto nel quale esso si colloca. Nell’anno della pandemia, la Repubblica Popolare Cinese ha posto infatti una pietra miliare della propria storia recente, ossia la promulgazione del Codice Civile. Anche in questo caso, il Codice si limita invero, per la maggior parte, a recepire discipline separate già esistenti in precedenza (Legge sulla Proprietà, Legge sui Contratti, Legge sulla Responsabilità Civile, ecc.). Tuttavia, l’impatto sistemico della codificazione è indubbio, perché ascrive il modello cinese alla famiglia dei diritti codificati ed in particolare alla famiglia di diritto c.d. “romanistica”, che comprende altresì i codici civili francese e tedesco.
Da questo punto di vista, la promulgazione, a pochi mesi di distanza l’uno dalle altre, del Codice Civile e delle Opinioni sul Rafforzamento del Lavoro del Fronte Unito nell’Economia Privata induce a considerare con attenzione il senso di alcuni fenomeni. Ciò non significa negare la portata della codificazione civile cinese, ma piuttosto rendersi conto di come essa enfatizzi, al di là dello strumento del codice, le “caratteristiche cinesi” della disciplina dei rapporti tra soggetti privati. Ciò si può evincere, tra le altre cose, proprio dalla contestualizzazione del codice stesso in un’economia sì di mercato ma fortemente condizionata dal ruolo guida del Partito Comunista.
L’originalità del modello di sviluppo cinese va pertanto individuata nella capacità di utilizzare allo stesso tempo istituti e nozioni tipiche dell’economia di mercato ed apparati teorici e connessioni istituzionali di stampo in parte socialista ed in parte para-corporativista[36].

Note

33.  § 22.

34.  § 23.

35.  § 25.

36.  Il riferimento al corporativismo va inteso, ovviamente, senza una precisa connotazione politica che, ai nostri occhi, lo lega all’esperienza fascista; bensì in senso strettamente tecnico, quale modello economico che, nel favorire l’emergere dell’economia privata, la indirizzi verso la creazione di più o meno centralizzate strutture associative coordinate dal potere pubblico.

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