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Il Partito Comunista Cinese e l’Economia Privata nella “nuova era”. Un commento agli sviluppi recenti

di - 1 Marzo 2021
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Difatti, molti fra i membri delle Conferenze Consultive sono scelti proprio fra i membri di associazioni ed organizzazioni sociali dagli scopi più disparati, a partire dai sindacati e dalle associazioni di categoria.
Il lavoro di educazione nei confronti dell’economia privata è quindi volto, in buona sostanza, alla creazione di connessioni – ideologiche, personali ed istituzionali – tra il Partito, lo Stato e gli esponenti dell’imprenditoria privata. Le Opinioni specificano che la nozione di economia privata da impiegare è una nozione ampia, che comprende tanto il piccolo imprenditoria e la piccola impresa quando i grandi azionisti e soci di maggioranza delle imprese operanti su scala nazionale e globale[16].
La struttura gerarchica del Partito Comunista, del resto, riflette la complessità dell’economia cinese. Cellule di partito sono presenti non solo in molte grandi imprese, ma anche in un buon numero di quelle di piccole e medie dimensioni. Le attività individuate dalle Opinioni sono svolte, ove possibile, dai comitati di Partito più “vicini” all’operatore economico oggetto di tale attività. Ove non sia presente una cellula del PCC internamente all’impresa privata, è l’organizzazione partitica a livello della contea a condurre le appropriate iniziative di propaganda e di educazione[17].

La dimensione “pedagogica” dell’attività del PCC non si esaurisce, tuttavia, in se stessa; è invece funzionale a dei processi di riforma concreti che coinvolgono il ruolo dell’economia privata nel disegno di sviluppo della nazione. Possiamo rendercene conto già da quanto detto a proposito dei ruoli istituzionali coperti dagli imprenditori.
Le Opinioni, a partire dalla sezione quinta, approfondiscono questo tema. In primo luogo, esse chiariscono che l’educazione ideologica degli imprenditori privati è funzionale alla messa in pratica, da parte di questi ultimi, dei nuovi concetti di sviluppo perseguiti dalla leadership politica. Gli imprenditori privati, in altri termini, vanno guidati affinché modellino le strategie di riforma e sviluppo delle loro imprese secondo determinate priorità e modalità[18]. In concreto, si capisce, ciò vuol dire che investimenti tecnologici, pianificazione delle risorse umane, diversificazioni produttive ecc. vadano il più possibile armonizzate con gli obbiettivi strategici delle policies pubbliche enunciati dalle autorità, a livello nazionale e locale. Non si tratta, beninteso, di un obbligo giuridico. Non vi è un vincolo formale tra le strategie pubbliche per lo sviluppo e le scelte di business dell’impresa privata. Tuttavia, la scelta di questa impresa di conformarsi alla policy pubblica può avere conseguenze favorevoli in merito all’erogazione di sussidi o alla fruizione di credito a condizioni favorevoli da parte delle banche a capitale pubblico. Si tratta di meccanismi ben noti, ampiamente usati per l’implementazione dei piani di sviluppo[19].
Al contrario, una persistente divergenza tra le strategie di business dell’impresa e gli obbiettivi strategici del potere pubblico potrebbe rendere più difficile, per l’operatore privato, reperire adeguate risorse sul mercato o compiere grandi operazioni senza finire sotto lo scrutinio delle autorità (ad esempio per violazione di norme sulla concorrenza). Inoltre, non va dimenticato che, allorché l’imprenditore privato o l’azionista della società privata sia membro del Partito Comunista, egli è sottoposto alla responsabilità disciplinare connessa al rispetto delle regole del partito e quindi anche delle condotte ritenute conformi al perseguimento degli obbiettivi del partito.
Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare al rapporto tra PCC ed imprenditoria privata in termini di pura subordinazione della seconda al primo. In realtà, obbiettivo delle Opinioni è anche quello di rafforzare una dialettica costruttiva tra politica ed economia. La partecipazione dell’economia privata alle grandi strategie di sviluppo nazionale, caldeggiata dalle Opinioni[20], vuol dire anche consentire agli operatori privati di determinare i contenuti di queste strategie, di essere promotori attivi di istanze di sviluppo economico e sociale, nell’ottica di quella democrazia partecipativa tipica dei processi di regolazione economica in Cina[21]. E’ pertanto dovere delle cellule di Partito quello di recepire le opinioni ed i suggerimenti provenienti dall’economia privata, condurre indagini periodiche sullo stato dell’economia locale e nazionale e consentire agli operatori privati di esprimere commenti sui risultati di tali indagini[22]. Allo stesso modo, rappresentanti dell’economia privata possono essere ascoltati nell’ambito dei processi di riforma legislativa[23].
Lo strumento istituzionale principale individuato dalle Opinioni per favorire la comunicazione e la dialettica tra PCC ed economia privata è quello delle Camere di Commercio. Il ruolo di questi organismi nel quadro dei rapporti Partito-Società in Cina rientra nel tema più ampio della natura e delle funzioni delle associazioni industriali[24]. Basterà qui ricordare che tali associazioni svolgono spesso funzioni che vanno al di là della sola rappresentatività degli interessi degli associati e che implicano invece il coordinamento delle strategie di business degli operatori di una certa categoria, la definizione di intese ed accordi sui prezzi da applicare o su altre scelte strategiche d’impresa[25]. Si tratta di un ulteriore, importantissimo canale intermedio attraverso cui la “voce” del partito riesce a farsi sentire nell’economia privata.
L’attenzione delle Opinioni si concentra in primo luogo sul rafforzamento dei canali di comunicazione tra Partito e Camere di Commercio. In particolare, esse invitano alla creazione di strumenti diretti di confronto affinché gli organi del PCC possano contattare direttamente la dirigenza delle Camere di Commercio, scambiando pareri ed opinioni su questioni rilevanti[26]. Ovviamente, la comunicazione sottende anche un fine di controllo, di modo che il PCC possa venire a conoscenza di comportamenti illeciti perpetrati da imprenditori privati oppure, più semplicemente, di strategie di affari non in linea con le priorità di sviluppo generale[27].
Allo stesso tempo, le Opinioni promuovono altresì la concessione, tramite apposite procedure di appalto, dell’esercizio di servizi di interesse pubblico proprio alle Camere di Commercio, ovviamente previa anche un’opportuna registrazione e classificazione tanto delle Camere di Commercio quanto degli imprenditori che ne fanno parte[28]. In un certo senso, questa policy persegue due obbiettivi connessi: da un lato l’alleggerimento dell’apparato amministrativo (specie dei governi locali) attraverso un classico meccanismo di co-gestione dei servizi pubblici con il settore privato, tipico di schemi noti (l’appalto pubblico, il Partenariato-Pubblico Privato, ecc.)[29]; dall’altro lato, tuttavia, si rafforza contemporaneamente la capacità di controllo politico su questi stessi soggetti privati chiamati a svolgere servizi d’interesse pubblico. Dove lo stato si ritira (apparentemente), il partito avanza. Il risultato finale che pare emergere è quello di un generale rafforzamento del potere di controllo della leadership politica, sia nella legittimità che nel merito delle azioni degli operatori privati.

Quest’ultima analisi ci conduce quindi ad affrontare la terza direttrice di fondo che emerge dal testo delle Opinioni, ossia l’enfasi posta sulla rule of law nel governo dell’economia.
Gli studiosi di diritto cinese hanno messo in luce ormai da tempo come la nozione di rule of law sviluppatasi nella recente tradizione giuridica cinese non può essere facilmente accostata alla nozione di stato di diritto su cui si fondano le democrazie liberali. La stessa espressione cinese yifazhiguo (依法治国) esprime un concetto trasversale, che può declinarsi sia nel senso di “governo sulla base del diritto/della legge” che nel senso di “governo per mezzo del diritto/della legge”[30]. La differenza tra i due significati è essenziale, in quanto il secondo dei due esprime il ben noto concetto di rule by law tipico della legalità socialista, in cui la legge è appunto uno strumento nelle mani del potere pubblico per raggiungere i suoi fini di policy e non uno strumento di tutela a beneficio del singolo quale protezione nei confronti dell’autorità[31].
Quella che precede è, ovviamente, una semplificazione di un dibattito ricco e complesso che spero i sinologi che si sono occupati del tema potranno perdonare[32]. Il senso di schematizzare la complessità del concetto di rule of law in Cina serve, in questa sede, a comprendere le diverse sfaccettature con cui l’idea di legalità viene intesa nel testo delle Opinioni.

Note

16.  § 10.

17.  § 12.

18.  § 15.

19.  V. G. Sabatino, Legal Features of Chinese Economic Planning, cit.

20.  § 16.

21.  V. Wang Shaoguang (王绍光) and Yan Yilong (鄢一龙), A Democratic Way of Decision-Making: Five Year Plan Process in China (中国民主决策模式,以五年规划制定为例), Library of Marxism Studies, Vol. 1, 2016.

22.  § 20.

23.  § 20.

24.  Sul tema v. ad es. Yao Xu, Che Liuchang (姚旭, 车流畅), 论行业协会组织的法律性质 (On the Legal nature of Industrial Associations), in 法学杂志 (faxuezazhi), Vol. 5, 2011, 34-37.

25.  V. G. Sabatino, Legal Features of Chinese Economic Planning, cit.

26.  V. ad es. § 21.

27.  §§ 21-22-23-25.

28.  § 24.

29.  V. G. Sabatino, Linee Evolutive del Partenariato Pubblico-Privato (PPP) nell’Ordinamento Giuridico della Repubblica Popolare Cinese, in Rivista Trimestrale degli Appalti, Vol. 4/2018, 2019, pp. 1309-1336.

30.  V. R. Peerenboom, China’s Long March Toward the Rule of Law, Cambridge University Press, Cambridge, 2002; I. Castellucci, Rule of Law and Legal Complexity in the People’s Republic of China, Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Trento, Trento, 2012.

31.  Ibid.

32.  Porgo in particolare le mie scuse al Prof. Castellucci, di cui ho frequentato il corso di Diritto Cinese presso l’Università di Trento nell’A.A. 2013/2014 e che ha speso varie lezioni ed illuminanti parole su problemi che io ho qui seriamente banalizzato.

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