Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

Troppa variabilità nelle performance ospedaliere: ritorniamo sui banchi di scuola?

di - 18 Luglio 2013
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

Proviamo per un momento a tornare sui banchi di scuola.

Qual è la ragion d’essere dell’intervento pubblico in sanità? Dal punto di vista del finanziamento del sistema sanitario, l’intervento pubblico si giustifica soltanto per ragioni di carattere etico – solidaristiche: è necessario un meccanismo di assicurazione obbligatoria che impedisca i fenomeni di discriminazione propri dell’out of pocket (dove chi ha necessità paga a prescindere dalle condizioni economiche e dove chi ha necessità è chi sta male) e di selezione avversa che si verificherebbero inevitabilmente in un sistema di assicurazione volontaria (chi si assicura sono i soggetti ad alto rischio e vi è pertanto la tendenza degli assicuratori a offrire coperture assicurative incomplete – basate sulla probabilità che l’evento malattia si verifichi – e a discriminare gli individui sulla base delle condizioni di salute – applicando premi più alti ai soggetti ad alto rischio o rifiutando di assicurarli). Dal punto di vista dell’erogazione, l’intervento pubblico si giustifica, invece, per motivi economici (fallimenti del mercato): la presenza di esternalità, di situazioni monopolistiche o oligopolistiche e di economie di scala e, soprattutto la condizione di informazione imperfetta vogliono, invece, politiche pubbliche di regolamentazione (un mercato, dunque, ma opportunamente regolato) che, in particolare, contribuiscano a garantire standard qualitativi adeguati (se il cittadino non è in grado di scegliere le soluzioni migliori tra quelle disponibili, è lo Stato, nel suo ruolo di committente, acquirente cioè dei servizi sanitari per conto dei cittadini – questo è o dovrebbe essere il ruolo delle asl e delle Regioni – a dover selezionare le strutture migliori e a remunerarle sulla base di parametri qualitativi), definire la gamma dei servizi disponibili, alla luce delle prove scientifiche di efficacia e appropriatezza (problema dell’efficacia teorica e pratica delle prestazioni LEA e di ciò che invece resta fuori dalla tutela pubblica), organizzare sul territorio nazionale la rete di produzione, tenendo conto delle diverse esigenze economiche e epidemiologiche delle popolazioni, favorire e incentivare l’attività di ricerca, anche attraverso una valida legislazione sui brevetti e i diritti di proprietà, che sappia coniugare l’interesse degli assistiti a poter usufruire di prodotti innovativi e sempre più efficaci e quello dell’industria al profitto, limitare il fenomeno di azzardo morale, applicando disincentivi al consumo superfluo o inappropriato, anche attraverso la previsione di forme di compartecipazione al prezzo e al ruolo di gatekeeping dei mmg.

Il rapporto del 2010 ci dice che il nostro sistema sanitario fallisce laddove la quota di spesa privata comincia a essere considerevole, ma ci dice anche qualcosa sulla qualità delle prestazioni erogate:  le due questioni sono, infatti, in parte legate.

Nei sistemi universalistici, relativamente alla componente privata della spesa sanitaria, è possibile distinguere una quota fisiologica, in quanto legata al livello di generosità della copertura pubblica, e una quota qualificabile, invece, come patologica, in quanto non prevista e non voluta dal sistema. Ogni paradigma pubblicistico, nella strutturazione dell’offerta, opera e rinnova nel tempo una sorta di scrematura delle prestazioni sanitarie sulla base di prove di efficacia medica e di una graduazione obiettiva dei bisogni di cura degli individui. Attraverso un approccio selettivo vengono identificati, di volta in volta, i servizi erogati gratuitamente alla totalità dei cittadini (tra questi, alcune vaccinazioni e determinati trattamenti di salute mentale sono classificati come prestazioni a consumo obbligatorio), quelli esclusi dal S.S.N. e quelli per i quali sono previste forme di compartecipazione al prezzo (estese a tutta la popolazione o declinate in funzione delle condizioni socio-economiche soggettive). Non tutta la spesa sanitaria privata assume, però, carattere residuale o integrativo. Una quota non minoritaria è costituita da esborsi utilizzati per acquistare prestazioni a cui si avrebbe già diritto secondo il regime pubblicistico. Generalmente i motivi di fuga nel privato sono legati alle tempistiche di erogazione (liste d’attesa) e al desiderio di standard qualitativi più alti; non mancano, tuttavia, ragioni di scontento legate a una percezione distorta generalizzata, che rende comunque conveniente (nonostante la gratuità) la sostituzione con servizi a pagamento, sulla base di un calcolo costi-benefici prettamente soggettivo e personale. Mentre, dunque, la componente fisiologica può essere ricondotta a scelte politiche ex ante, la componente patologica rappresenta un’anomalia del sistema ed è il sintomo più chiaro dell’insoddisfazione dell’utenza e della scarsa reattività della macchina sanitaria pubblica. Le stesse forme di copayment, che trovano la loro legittimazione nel perseguimento di una maggiore responsabilizzazione individuale al consumo (disincentivando comportamenti di azzardo morale), spesso denotano, in realtà, la mera incapacità del sistema di sostenere la spesa nella sua interezza. Chiaramente, quanto più la componente patologica diventa considerevole, tanto più si vanno a minare le basi del modello universalistico e la giustificazione stessa della tassazione generale. Se la ratio è nella garanzia di un diritto alla salute, riconosciuto come diritto individuale, e nella parità di accesso ai servizi di provata efficacia, il patto si rompe nel momento in cui chi può replica la spesa e si rivolge a servizi esterni al S.S.N.: non c’è alcuna ragione di carattere economico o sociale a richiedere che le prestazioni sanitarie siano erogate da strutture pubbliche; l’informazione imperfetta che caratterizza il mercato della salute richiede semplicemente una supervisione che, per conto e a favore dei cittadini, elimini le barriere qualitative e programmi e pianifichi l’offerta sanitaria sulla base dei bisogni degli assistiti e di un monitoraggio sistematico delle performance in grado di assicurare livelli adeguati di qualità.

Pagine: 1 2 3 4


RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Via Arenula, 29 – 00186 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy