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Liberalizzare e semplificare

di - 28 Dicembre 2011
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Sennonché che cosa significhi atto vincolato è un autentico mistero. La dottrina dice che è vincolato un atto, rispetto alla cui adozione non vi è potere di scelta. Se ci sono tutti i presupposti prescritti dalla legge deve essere adottato. Il discorso è però troppo semplice. La commissione di un concorso, ad es., deve valutare gli elaborati dei candidati. Stabilire se lo scritto di Caio, anonimo, merita 3,4,5,6,7 o 8 certamente non è esercizio di discrezionalità perché non c’è scelta di opportunità. Ma ben è valutazione che si fonda sul sapere e sull’esperienza dei commissari (non è un caso che sia praticamente insindacabile in giudizio). Questa valutazione non segue insomma un percorso di automatismo, esattamente come accade per molti atti c.d. vincolati.
Qui sta il punto cruciale. Quando si parla, come nella norma qui sopra ricordata, di vincoli connessi alla tutela della salute, dell’ambiente etc., non si evocano possibili poteri discrezionali, possibili valutazioni di opportunità su che cosa è più o meno opportuno fare e prescrivere. Si parla di attività amministrativa che deve esaurirsi nella valutazione di un progetto relativamente al suo impatto sul mondo circostante sotto un determinato profilo (tutela dell’ambiente ad es.), su cui l’amministrazione non si deve esprimere in termini generali ed astratti, ma limitatamente a quanto l’istante Caio ha dichiarato di voler fare. Per procedere a questa valutazione servono solo competenze tecniche specifiche, più o meno come accade per i concorsi.
Ebbene, in linea di fatto, la gestione di queste tematiche avviene in termini in tutto e per tutto equivalenti alla discrezionalità, ovviamente di modesto livello. I dipendenti del comune e della regione, competenti per una determinata pratica, esaminano passo passo i progetti, assumendo sempre norme tecniche a parametro di riferimento. Di fronte ad interventi di una qualche complessità, questo approccio genera una quantità enorme di lavoro, destinata a durare tempi epocali.
Che tutto ciò non vada bene è pacifico, ma è tutt’altro che irresolubile. Bisogna qui dire a chiare lettere che se ci sono norme tecniche da rispettare esse devono essere note ex ante in ogni dettaglio, affinché la progettazione possa sempre, ab origine, adeguarvisi. E come è compito del legislatore dettare le norme e pubblicarle nella G.U., così spetta alle amministrazioni operative predisporne la diffusione, ovvero fare in modo che qualunque interessato possa conoscerne non solo i contenuti ma anche e forse soprattutto l’interpretazione che se ne dà di comune in comune, di regione in regione.
Ora i tempi che noi viviamo ci danno gli strumenti non solo per rendere note tutte le norme in tutte le loro interpretazioni ed applicazioni, ma anche per usarle immediatamente sia in sede di progettazione dell’iniziativa, sia in sede di controllo successivo. Tutte le norme tecniche possono essere espresse in formato digitale, vale a dire come uguale, maggiore o minore di ogni possibile grandezza X, Y, Z … n. L’inserzione di questi blocchi di regole in un’applicazione, come si dice, mette chi progetta l’iniziativa in grado di concepirla, svilupparla e progettarla secondo le regole tecniche adottate da una certa amministrazione, esattamente come consente poi alla stessa amministrazione di controllarne la conformità alle proprie norme[5].
Tutto ciò viene fatto su larga scala per la gestione di processi ripetitivi, come ad es. il calcolo ed il pagamento degli stipendi del personale. Ma nulla preclude l’estensione di tale tipo di processo a tutto ciò che consiste nell’applicazione di norme tecniche alle varie fattispecie che si presentano alle amministrazioni, per ridurre il processo valutativo ad un raffronto tra i dati tecnici di progetto e quelli normativi, adottati in via generale dall’ amministrazione. Questo è pienamente fattibile e già è stato fatto in alcuni comuni. Realizzare questo progetto sarebbe una vera trasformazione epocale. Vero esercizio saggio del potere discrezionale sarebbe decidere di avviare e portare a termine quest’opera di razionalizzazione, per rendere preventivamente conoscibili con certezza le norme tecniche applicabili e valutare in base ad esse, su un computer, i dati tecnici del progetto.

7. Intorno al cittadino.
Quanto al cittadino, è il caso di dire che anch’egli deve fare la sua parte, esattamente come questa parte deve essere riconosciuta. Il nocciolo ruota intorno al principio che ciascuno è responsabile di quello che fa, come drammaticamente dispone e insegna l’art. 2740 cod. civ. In termini più semplici e chiari, si deve dire che chiunque esercita la propria autonomia imprenditoriale (e prima ancora negoziale) sa che, quando la sua iniziativa rileva sul piano generale – pubblico –, quindi praticamente sempre, essa deve rispettare una serie di regole tecniche che l’imprenditore solo in parte conosce (di sua esclusiva competenza è il rischio). Deve dunque valersi di tecnici.
Ebbene questi tecnici privati sono l’interfaccia naturale dell’amministrazione. Il punto cruciale è però che questo rapporto non si può esaurire nella presentazione formale del progetto. Come le amministrazioni dovranno avere il dovere di rendere pubbliche le loro norme tecniche, accessibili in qualunque momento e gestibili con immediatezza, grazie alla digitalizzazione delle loro prescrizioni, così i tecnici privati dovranno assumere piena responsabilità per la regolarità di quanto vanno a proporre. È il caso di dire che deve trattarsi di una responsabilità, di portata identica a quella del tecnico dell’amministrazione, chiamato a vagliare il progetto sotto il profilo della tutela di interessi dall’elevato grado di pubblicità, perché entrambi tenuti al rispetto delle stesse norme, nell’interesse di tutti.
Da qui può nascere un rapporto di ben altro livello ed altra qualità tra amministrazione e cittadini e tra cittadini ed amministrazione. Potrebbe venirne una non irrilevante semplificazione.

Note

5.  Si veda P. Ciocca – F. Satta, La dematerializzazione dei servizi della P.A. Un’introduzione economica e gli aspetti giuridici del problema, in Diritto amministrativo, 2008, fasc. 2, pagg. 283-296.

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