Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

Multidisciplinarietà, preferenze e valori

di - 25 Agosto 2010
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

La storia del consumo e risparmio responsabile ci dice che i valori si sono in questo caso trasformati in comportamenti di acquisto.  Difficile stabilire se i consumatori solidali agiscono sulla base di “commitment” kantiano, ovvero dovere morale che scavalca le loro preferenze, o se quel dovere è stato talmente interiorizzato da diventare esso stesso preferenza e la sua soddisfazione fattore in grado di incrementare la soddisfazione di vita di tali consumatori.  Certo è che come Bertrand Russel dichiarava di gustare di più le albicocche quando ripercorreva la complessa storia della loro diffusione a partire dalla dinastia Ming, numerosi studi di psicologia dimostrano che al consumo solidale è associata una soddisfazione (uno warm glow direbbe Andreoni) che deriva dal sapere che il proprio gesto può andare ad incidere positivamente sui processi d’inclusione di produttori agricoli marginalizzati. Da questo punto di vista dobbiamo considerare l’ingresso dei valori nella piazza del mercato (paradossalmente il fenomeno di cui parliamo non segue l’imperativo di dare valori al mercato ma piuttosto quello di dare un mercato ai valori) come un completamento fondamentale delle funzioni dello stesso. Tradizionalmente il mercato realizza guadagni di efficienza aumentando o non riducendo la soddisfazione dei contraenti dopo la transazione ma non è in grado di incidere sulle diseguaglianze di partenza con le quali i contraenti sono arrivati al mercato. Anche una vendita di rene da parte di un adulto consenziente non sfugge a questo guadagno di efficienza ma scandalizza perché non interviene su una diseguaglianza di partenza che spinge un individuo molto povero a privarsi di parte del suo corpo per soddisfare un bisogno materiale.

L’economia solidale supera questo limite del mercato dandogli anche un’importante funzione distributiva. La transazione economica non è più neutrale nei confronti delle dotazioni ma intende mettere in moto, attraverso la transazione stessa, un percorso in grado di aumentare le opportunità e l’accesso al mercato stesso di chi ne è ai margini.

3. C’è vera libertà senza educazione ai valori? Un argomento contro la neutralità nei confronti dei valori

Resta a questo punto una questione resa ancora più urgente dalla crisi finanziaria globale. In una riflessione a margine di questo evento l’Enciclica Caritas in Veritate constata in un passaggio su cui concordano molti addetti ai lavori che il mercato in alcuni momenti patologici rischia di distruggere quella fiducia di cui  ha bisogno per sopravvivere. La fiducia tra le controparti (nelle due accezioni di trust e trustworthiness), il senso civico, la disponibilità a pagare per i beni pubblici e la fiducia nelle istituzioni concorrono a costituire quello che gli economisti chiamano capitale sociale e che viene oggi unanimemente considerato il collante che tiene insieme il sistema economico. Il momento peggiore della crisi finanziaria globale è stato proprio quando, dopo il fallimento della Lehman il 15 Settembre 2008 il mercato interbancario si paralizza perché le banche non si fidano più delle loro controparti nella compravendita di liquidità.  Il crollo della fiducia rischia di trasmettersi ai risparmiatori e se ciò non avviene è soltanto per la pronta disponibilità da parte delle autorità (governi e banche centrali) ad assicurare i depositi dei cittadini (coprendo gli eventuali buchi e crisi di liquidità del sistema di assicurazione dei depositi) e a fornire al mercato tutta la liquidità necessaria per continuare a funzionare. A seguito di ciò che abbiamo appreso dalla crisi, ma non solo, si può dire oggi che uno dei maggiori filoni di ricerca degli economisti è proprio quello della “legge di moto” dei valori ovvero dei meccanismi e delle determinanti che regolano la loro creazione e distruzione.

Se i valori sono dunque essenziali per il corretto svolgimento della vita economica essi sono anche fondamentali per ampliare le capabilities degli individui consentendo loro di usufruire di un ventaglio più ricco di opportunità. Da questo punto di vista già le riflessioni di Becker e alcuni suoi illuminanti modelli spiegavano bene come, anche in presenza di disponibilità monetarie adeguate,  esistono molti beni che non sono direttamente fruibili se gli individui non sono allenati ai valori e alle virtù. Facendo un esempio banale è molto bello sciare ma è possibile usufruire di questa opportunità solo previo apprendimento ed allenamento. In senso negativo le forme di dipendenza più grave rappresentano una malattia che riduce gravemente le nostre capacità di autocontrollo e ci impediscono di fruire e di godere di tutta una serie di beni e di attività che aumenterebbero la nostra soddisfazione di vita.

Da questo punto di vista possiamo concepire la dinamica della virtù con una legge di moto molto simile a quella del capitale fisico, con un processo di deprezzamento delle nostre capacità quando non vengono opportunamente allenate ed uno di investimento che ne accresce lo stock disponibile. È questa prospettiva che, pur cercando di evitare imposizioni di conformismi, ci spinge a non essere neutrali di fronte ai valori e a sostenere tutte quelle iniziative che ne stimolano la coltivazione e il perseguimento presso i cittadini, soprattutto quelli più giovani.

Pagine: 1 2 3


RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Via Arenula, 29 – 00186 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy