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L’Economia sociale di mercato: una visione liberale

di - 5 Luglio 2010
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Per Eucken il sistema economico deve essere guidato da principi che egli distingueva in “formativi” e “regolativi”.
I principi formativi erano i seguenti:
1. Il primato della politica monetaria. La moneta doveva essere mantenuta stabile, ed isolata dall’influenza politica. Fu questa filosofia dell’ESM ad ispirare direttamente la struttura e gli scopi della Bundesbank, che sono spesso considerati – ed a ragione – come il più importante contributo dato dalla ESM tanto alla teoria della politica economica quanto alla prosperità della Germania.
2. L’apertura del mercato, il cui accesso doveva essere tenuto libero da ogni tipo di restrizioni imposte tanto dallo Stato quanto dai privati.
3. Un efficace sistema di diritti di proprietà. La proprietà privata adeguatamente protetta è la condizione necessaria di un ordine competitivo, e costituisce il legame tra decisioni economiche e responsabilità.
4. La libertà di contratto. L’esistenza della libertà di contratto è la dimostrazione dell’esistenza della competizione economica, della quale è un prerequisito. Questa libertà non si estende ai contratti che restringono la concorrenza, i quali non sono una espressione della libertà medesima ma ne sono una perversione.
5. La sincronizzazione tra controllo delle imprese e responsabilità giuridica. Per Eucken questo principio si giustificava sia in base all’equità, sia in quanto prerequisito del funzionamento di un efficiente sistema concorrenziale. Secondo una tradizione solidamente radicata nel pensiero liberale, egli era fortemente critico del processo generale che conduceva al prevalere del principio della responsabilità limitata. Per quanto riguardava in particolare le imprese pubbliche, che di fatto erano controllate dal management, egli riteneva che fosse essenziale attribuire al management medesimo una diretta responsabilità giuridica personale.
6. La costanza della politica economica. La continuatività della politica economica era un prerequisito affinché gli individui fossero in grado di prendere decisioni economiche razionali, ed affinché li si potesse ritenere legittimamente responsabili delle loro azioni.
A questi principi “formativi” Eucken aggiungeva quattro principi “regolativi”.
Il primo di essi riguardava soprattutto la questione – allora molto sentita – dei cosiddetti “monopoli naturali”. Egli riteneva che i monopoli naturali andassero gestiti da parte di una agenzia indipendente specializzata, che avrebbe dovuto agire in base a principi analoghi a quelli dei  mercati competitivi. Al di là di quelli naturali, i monopoli dovevano essere combattuti da una forte politica a favore della concorrenza.
Il secondo principio era la “politica dei redditi”. Qui Eucken era a favore di una redistribuzione del reddito da attuarsi con una imposta progressiva. La redistribuzione si giustificava sulla base della dimensione sociale del sistema economico. In questo aspetto la ESM si differenziava fortemente dalle posizioni coeve di grandi economisti liberali come Hayek e Milton Friedman, per i quali la progressività dell’imposta era contraria al principio giuridico fondamentale della Rule of Law, ed aveva effetti economici negativi, specialmente sulla accumulazione del capitale e sugli incentivi all’intrapresa ed all’innovazione.
Il terzo principio era quello di un “calcolo economico” che doveva essere effettuato dallo Stato. Non si trattava, ovviamente, della pianificazione socialista, e neanche della pianificazione economica come veniva condotta in quegli stessi anni in Francia, della quale tutti i pensatori della ESM (ed in particolare Roepke) erano fortemente critici. Il calcolo economico riguardava l’internalizzazione dei costi esterni, compresi quelli ambientali. In effetti la preoccupazione che lo sviluppo economico avvenisse in condizioni di rispetto dell’ambiente fu sempre molto forte tra i pensatori della ESM.
Infine, il quarto principio regolativo riguardava il mercato del lavoro. Per Eucken il mercato del lavoro non poteva venire considerato come un sistema autenticamente competitivo. Egli accettava quindi l’esistenza di sindacati come fattore di ordine nel mercato del lavoro, a condizione che il loro comportamento si svolgesse all’interno delle regole dell’economia di mercato. In questo conteso egli accettava anche, come un “male necessario”, la fissazione di minimi salariali.
Lo scopo globale dei principi regolativi era di evitare che il sistema di mercato portasse alla propria autodistruzione. Lo Stato aveva lo scopo di intervenire per preservare la “forma” della struttura economica fondamentale, ma non doveva intervenire nel “processo” di mercato in quanto tale.

2. Un caso esemplare: la politica antitrust
La questione delle politiche a favore della competizione merita qualche osservazione ulteriore, perché essa rappresenta il cuore della filosofia dell’ESM. Come ricordavamo sopra, i pensatori della ESM davano una importanza enorme a quanto era avvenuto nella Germania dell’anteguerra. La decisione della Corte Suprema tedesca del 1897 aveva riconosciuto che gli accordi di cartello erano giuridicamente leciti, e compatibili con la libertà di contratto.Questo significò che essi potevano venir fatti rispettare davanti ai tribunali. Nei decenni successivi la Germania diventò “il Paese dei cartelli”. Nella Grande Depressione i cartelli reagirono alla diminuzione della domanda mantenendo alti i prezzi e licenziando, determinando un alto tasso di disoccupazione che fu una delle cause principali della crisi politica tedesca.

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