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Riflessioni sulla crisi

di - 5 Dicembre 2008
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Questo obiettivo comporta o un forte intervento pubblico (banca centrale o bilancio pubblico) in caso di insolvenza della banca, beninteso abbandonando alla propria sorte chi ha messo nella banca capitale di rischio (in tal senso ciò non contrasta col principio del non-zero failure); oppure, nell’impossibilità di seguire questa strada perché basata sul sussidio pubblico, che il contesto normativo non consente, una ridefinizione dell’attività bancaria. Uno studioso della Brookings, Robert Litan, lanciò 20 anni fa l’idea – talora ripresa successivamente – della narrow bank.  Egli si chiese What should banks do?[1] ((R. Litan, What should banks do?, The Brookings Institution, 1987)) Rispose che il narrow banking restringe le entità bancarie facenti parte di istituzioni finanziarie altamente complesse e diversificate all’investimento del loro attivo solo in attività sicure e prontamente liquidabili, così rendendo trascurabili i rischi di credito, di mercato e di controparte; mentre le altre attività verrebbero divorced dalla raccolta dei depositi e finanziate sui mercati  unsecured. Tale approccio, nota Litan, taglierebbe il nodo gordiano tra raccolta dei depositi e attività di credito e investimento. La stessa assicurazione dei depositi sarebbe non necessaria, o strettamente collegata alle attività permissibili ove queste andassero oltre quelle sicure e liquide.

Anche senza evocare drastiche riforme, né tornare anacronisticamente al modello menichelliano di separazione tra comparti d’attività secondo le scadenze onde evitare mismatchings, che i modelli di gestione del rischio dovrebbero far ritenere superato, è certamente auspicabile un rinnovato dibattito sulla stabilità e sulla tutela del depositante, che anche un paese finanziariamente sofisticato come il RU dimostra di non poter eludere. E’ ipotizzabile che l’intensità di tale dibattito sarà proporzionale alle ricadute della crisi: solo in tal senso, ognuno sarebbe disposto a rinunciarvi.

Note

1. R. Litan, What should banks do?, The Brookings Institution, 1987

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