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Il debito non è una colpa, ma …..

di - 7 Aprile 2020
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5. Conclusioni
Per tracciare alcune considerazioni conclusive può essere utile un flashback che ci riporti alla fine della Seconda Guerra Mondiale quando i paesi europei stremati dagli eventi bellici, e anche da gravi carestie, poterono contare su un lungimirante aiuto degli Stati Uniti, peraltro a ben vedere coerente con i loro stessi interessi. Tra il 1946 e il 1947 la politica americana subì profondi mutamenti. La saggezza convenzionale elaborata dal “falco” Henry Morgenthau, Segretario del Tesoro, prevedeva tra l’altro lo smembramento della Germania e un piano basato su pagamenti di danni di guerra e l’imposizione nelle regioni tedesche del divieto di ricostruzione industriale. La Germania sarebbe dovuta diventare un’economia agricola e pastorale. Il Presidente Truman che raccoglieva l’eredità lungimirante di Roosevelt elaborò con alcuni stretti collaboratori del suo governo un programma completamente diverso. Si pose in primo luogo una moratoria ai pagamenti dei danni di guerra. Soprattutto, si decise dapprima di delineare il cosiddetto Piano della Speranza che criticava alla base il progetto Morgenthau; poi, nel 1947, si adottò un piano operativo, European Recovery Program (ERP), più noto come Piano Marshall (dal nome del Segretario di Stato, Premio Nobel per la Pace nel 1953, al quale il progetto fu affidato). Il piano di ricostruzione accanto a interventi immediati di carattere umanitario prevedeva fondamentalmente progetti di ricostruzione e di sostegno agli investimenti per tutti i paesi europei, anche quelli che avevano combattuto contro gli Stati Uniti, segnatamente Germania e Italia. A ben vedere le risorse messe a disposizione dagli Stati Uniti rappresentarono l’elemento di innesco, catalitico, di progetti di investimento finanziati tramite il risparmio rapidamente creato negli stessi paesi europei. I progetti di investimento inizialmente subivano un vaglio degli Stati Uniti, ma furono poi demandati ai paesi e ad alcune istituzioni finanziarie selezionate di comune accordo.
Il progetto qui delineato (e più compiutamente elaborato in diversi miei scritti) trae ispirazione dal flashback appena ricordato. La ricostruzione che può e deve partire in Europa tra pochi mesi si basa sul progetto di una creazione di debito pubblico fondato su buoni investimenti pubblici che fungano da volano a un più ampio processo di accumulazione produttiva trainato dalle imprese private. Non si propone che i paesi dell’Eurozona adottino una golden rule per gli investimenti pubblici su basi nazionali. Si propone invece che venga creato un processo per la costruzione delle infrastrutture intese in senso lato, economiche e sociali, a livello di area. Il progetto sarebbe guidato dalla BEI e dal FEIS. Il processo sarebbe soggetto a scrutinio di carattere generale e a monitoraggio specifico a livello europeo, per assicurare la qualità dei progetti di investimento e anche per evitare la commistione fra le opere di ricostruzione e la contaminazione di fenomeni corruttivi, purtroppo ben nota in Italia. Il rigore nelle finanze pubbliche è assicurato dal fatto che, aldilà degli interventi immediati comunque necessari per far fronte all’emergenza del coronavirus, i bilanci pubblici sarebbero vincolati al rispetto del pareggio per le spese non riproducibili. Non si ricadrebbe tuttavia nell’assurdo di schemi che considerano virtuoso e opportuno sotto il profilo della politica economica prevedere l’azzeramento al limite dei debiti pubblici complessivi. Il modello consente inoltre di liberare la BCE dalla necessità di interventi sempre più connessi al finanziamento dei debiti e delle spese pubbliche, che finirebbero inevitabilmente per coartarne l’indipendenza. Guardando ancora più avanti su queste premesse si potrebbe dar seguito alla visione non solo di Delors (1989) ma anche del Presidente Mitterand e del Cancelliere Kohl (1990) di trasformare l’Unione Economica e Monetaria in una Unione Fiscale e Politica.
Gli uomini politici, gli imprenditori e i cittadini europei sono chiamati a scelte coerenti con quelle dei Padri Fondatori, ad azioni lungimiranti nell’interesse comune. La crisi può trasformarsi in opportunità, viceversa, in assenza di visione, può risultare disgregante.

Riferimenti bibliografici

– Arrow K. e Kurtz M. (1970), “Public Investment, the Rate of Return, and Optimal Fiscal Policy”, Johns Hopkins Press, Baltimore.
– Draghi M. (2016), “Addressing the causes of low interest rates”, ECB, Frankfurt, May 2.
– EIB (2019), “Retooling Europe’s Economy”, Luxembourg.
– Masera R. (2018), “The new infrastructures challenges in the EU and the need for a deepened PPP paradigm”, The European Union Review, Vol. 23 No. 1.2.3.
– Delors J. (1989), “Report on Economic and Monetary Union”, EU Commission W.D., Brussels, 17 April.
– Kohl H. and Mitterrand F. (1990), “Letter by the German Federal Chancellor Helmut Kohl and French President Francois Mitterrand to the Irish Presidency of the EC”, Agence Europe, Brussels, 20 April.

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