Imposta come home page     Aggiungi ai preferiti

 

Aiutare l’Italia. Per la stabilità delle norme processuali

di - 8 Aprile 2019
      Stampa Stampa      Segnala Segnala

3.- Alla legislazione processuale non è imputabile neanche quello che è, a mio avviso, l’altro principale difetto dell’attuale processo (civile e penale): l’incertezza dell’esito dei giudizi. Il discorso su questo secondo grave difetto del processo è molto più complesso di quello relativo alla lunga durata dei giudizi. Se ne può avere una immediata e facile percezione se si consulta il più recente fascicolo (n.4/2018) della rivista trimestrale (on line) Questione Giustizia (accessibile gratuitamente) dedicato in ampia parte (oltre 200 pagine), e con molti saggi, al tema: Una giustizia (im)prevedibile? (sono presi in considerazione ambedue i tipi di processi).
Nell’epoca attuale diversi fattori incidono negativamente sulla prevedibilità dell’esito dei giudizi. Alcuni sono fisiologici: l’incidenza delle sentenze della Corte costituzionale, non sempre chiare nei loro effetti sull’ordinamento, e, recentemente e in misura progressivamente maggiore, l’applicazione degli ordinamenti europei (Unione europea e Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e le pronunzie delle Corti di Lussemburgo e di Strasburgo. Altri sono patologici: il rapido mutare della legislazione e la sua scarsa qualità tecnica. Qui se ne sono indicati solo alcuni. La conseguenza di questi e di altri fattori è che si è ampiamente accresciuto lo spazio lasciato alla interpretazione e quindi alla attività decisoria del giudice, la cui soggezione alla legge diventa spesso “discrezionalità” interpretativa, anche sulla spinta degli attuali orientamenti culturali sulla nozione di diritto, il cui antipositivismo è da condividersi nella misura in cui ha determinato il superamento nella prassi giudiziaria di una visione troppo formalistica del diritto.
Una società ordinata ha bisogno essenziale di prevedibilità della soluzione dei conflitti che in essa insorgono e delle condotte che determineranno l’applicazione di sanzioni alle condotte dei consociati. Non si auspica, ovviamente, una giurisprudenza cristallizzata ed impermeabile alla evoluzione della società. Possono esservi ragioni che impongono, in alcuni casi, il mutamento di un orientamento interpretativo, ma il cambiamento deve essere ordinato e non episodico e quindi deve condurre a nuovi assetti giurisprudenziali stabili. Come ha più volte affermato la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo (v., ex multis, 30 luglio 2015, Ferreira Santos Pardal c. Portogallo), se è connaturale ad ogni sistema giudiziario l’esistenza di contrasti giurisprudenziali nell’ambito dei giudici di merito, ciò non è ammesso all’interno di una giurisdizione suprema (da noi, la Corte di cassazione), il cui ruolo è quello di risolvere tali contrasti. Se orientamenti divergenti si sviluppano e coesistono all’interno della giurisdizione suprema, ciò viola il principio della sicurezza giuridica e riduce la fiducia del pubblico nell’autorità giudiziaria, i quali – principio e fiducia – rientrano fra le componenti fondamentali dello Stato di diritto e rendono non equo il processo in cui sia assente un meccanismo idoneo ad assicurare, all’interno della Corte suprema, l’uniformità delle decisioni.
Così si tocca il tema del funzionamento della Corte di cassazione, che però non può essere qui affrontato. Ci si limita soltanto a segnalare l’importanza della recentissima sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 27 febbraio 2019, che, in tema di misure di prevenzione decise dall’autorità giudiziaria (ritenute dalla Corte non comprese nella materia penale), ha affermato l’illegittimità costituzionale della loro applicabilità ai soggetti “dediti a traffici delittuosi” per l’assenza di precisione di tale previsione normativa, interpretata dalla Cassazione con pronunzie difformi e a contenuto generico (né la Corte cost. ha ritenuto di darne una sua interpretazione), mentre ha giudicato legittima la loro applicabilità ai soggetti “che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose”, ritenendo che tale previsione, anche essa piuttosto generica, avesse assunto “contorni sufficientemente precisi” a seguito della interpretazione uniforme della Cassazione. Da siffatto orientamento della Corte cost., che ha rinunziato ad emanare una sentenza interpretativa di rigetto della disposizione dichiarata illegittima, limitandosi a constatare gli effetti negativi del contrasto interpretativo interno al giudice di legittimità, deriva una maggiore responsabilità della Cassazione nell’esercitare effettivamente e costantemente la sua funzione di nomofilachia. Il criterio seguito dalla Corte nel valutare la legittimità costituzionale delle norme in tema di misure di prevenzione può essere, infatti, generalizzato ad ogni enunciato legislativo sulla cui interpretazione permanga un contrasto radicale all’interno della Cassazione, che tragga perciò da quell’identico enunciato norme di contenuto diverso o addirittura opposto.
Da quanto si è finora detto deriva che la situazione di ampia imprevedibilità delle decisioni giudiziarie non solo non può trarre giovamento dalle frequenti modifiche delle leggi processuali, ma, al contrario, è destinata ad essere da esse aggravata, perché l’aggiunta di nuove disposizioni sul rito da interpretare (tenuto anche conto della imperfetta tecnica normativa riscontrabile normalmente nelle nuove leggi) accrescerà la detta imprevedibilità, con il rischio di pervenire a definizioni dei giudizi con sentenze di mero contenuto processuale, che potranno comportare ingiustizie sostanziali.

4.- In conclusione, va formulato un invito al Governo ed al legislatore a dedicare la propria attenzione ad accrescere le risorse dell’apparato giudiziario ed a migliorarne l’organizzazione, senza porre mano, per l’ennesima volta, alla c.d. riforma dei codici processuali.
7 marzo 2019

Ernesto Lupo

Pagine: 1 2


RICERCA

RICERCA AVANZATA


ApertaContrada.it Foro Traiano 1/A – 00187 Roma – Tel: + 39 06 6990561 - Fax: +39 06 699191011 – Direttore Responsabile Filippo Satta - informativa privacy