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L’incontro di ApertaContrada su Xenofobia e nazionalpopulismo

di - 3 Dicembre 2015
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Tale populismo, che ha il suo fondamento ideologico nella difesa della purezza della propria tradizione, si propone come un fondamentalismo molto simile a quello che si vuole combattere. Inoltre è un fenomeno che appare investire non solo i partiti, ma anche le elite, se si pensa ad esempio alla Germania, nella quale la Corte Costituzionale o la Bundesbank rivendicano la supremazia dei principi nazionali su quelli europei.
Vi è anche chi ha mostrato disincanto riguardo alla qualificazione di alcuni movimenti politici come populisti, in quanto è sempre stato definito populista ogni avversario politico, in particolare allorché promettesse ogni sorta di beneficio in abbondanza, nell’immediato, per tutti. Dall’altro lato della medaglia, appaiono troppo bistrattati i partiti, i quali, con andamento ciclico, sono prima guardati con favore, poi con odio, e nei momenti di loro crisi con rimpianto. Il problema dei partiti era stato posto da D. Hume fin dalla metà del 700, in un contesto in cui l’elettorato attivo e passivo era estremamente esiguo, e il filosofo inglese comunque giustificava l’esistenza del partito sulla base della necessità di controllare il comportamento dei candidati dopo l’elezione. L’intermediazione del partito appare perciò ancora ineliminabile, e probabilmente a tale istituto si attribuiscono in maniera infondata troppe colpe.

Le politiche di integrazione. Si è dibattuto successivamente delle politiche di integrazione. C’è stato generale consenso sul’insuccesso e del modello di assimilazione forzata cd, alla francese (rinuncia a simboli identitari) e della creazione di nidi-isole culturali cd. all’inglese, e si è osservato come invece non si tratti di multiculturalismo. Anche il richiamato modello statunitense del cd. melting pot, è stato osservato criticamente, in quanto  gli Stati Uniti hanno risposto al problema dell’integrazione con il riconoscimento di forme di autoregolazione a diverse comunità, ma senza scalfire il mantenimento del potere in capo ai cd. WASP: l’integrazione lì è stata possibile anche perché ci sono grandi spazi, dove queste comunità si sono stanziate e sono state in fondo isolate. La Francia ha invece adottato il metodo opposto del crushing pot, con il rifiuto delle differenze, anche se il modello sembra scricchiolare nel rapporto con l’Islam: in questo senso il tema del velo è solo una questione simbolica, che sottintende un conflitto più profondo. Il modello del melting pot americano poi non è adattabile nel Regno Unito, nel quale non vi è spazio territoriale a disposizione. Un modello misto infine è stato adottato in Germania: non a caso Berlino è la seconda città turca al mondo, ma con forme di controllo che funzionano bene.
Questi problemi hanno la loro matrice nelle contraddizioni insite nel liberalismo, il quale favorisce la circolazione dei beni ma si trova nell’impossibilità di trattare allo stesso modo la circolazione delle persone, che in teoria dovrebbe viaggiare di pari passo con la prima.
In questo senso, nella prospettiva economica, è stato evidenziato che la disoccupazione in Germania è al 5%, mentre negli altri paesi europei ammonta al doppio; la Germania su 80 milioni di abitanti ha 16 milioni di immigrati; se essa continua a non favorire la crescita di Spagna, Italia, Francia, Grecia, la migrazione extracomunitaria si concentrerà in modo problematico su di essa. Non a caso, la cancelliera Merkel si è recata di recente in Turchia per promuovere un interventi economico consistente e l’ammissione della Turchia all’Unione, in cambio di una riduzione del flusso di migranti.

Le politiche da adottare. In ultima analisi, è emerso che le risposte non possono che essere cercate nell’adozione di politiche adeguate, sfuggendo alla tentazione di rispondere al panico con il panico. Questo approccio va attuato in un momento in cui è in corso una transizione dal parlamentarismo verso un sistema in cui è forte il ruolo dell’esecutivo, in consonanza con quanto accade allorché i paesi si espandono, con un correlato problema di legittimazione democratica. Comunque la politica, più volte criticata, da sola non può operare, in assenza di una categoria di intellettuali. I processi reali sono più veloci della capacità di leggerli; l’attuale elite intellettuale è inadeguata, e bisogna lavorare per ricostituirla.

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