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Ambiente, etica e economia: l’enciclica “Laudato si’”

di - 16 Ottobre 2015
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Un messaggio etico importante.
L’enciclica di Papa Francesco costituisce il documento più completo del pensiero sociale della Chiesa cattolica sul problema ecologico; ma è anche un messaggio etico importante per il rapporto tra ecologia e economia.
L’enciclica parte ovviamente da una motivazione religiosa: richiamando San Francesco il Papa invita a considerare che la natura nella quale viviamo e della quale facciamo parte come “la nostra casa comune … come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza” (par. 1). “Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (2).
Nel paragrafo 66 il Papa sostiene la tesi della non contraddizione contenuta nel libro della Genesi tra il “mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28)” e quello “di coltivarla custodirla (cfr Gen 2,15)”: il primo è volto al secondo; è l’uomo che ha stravolto il comando di Dio e “come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è
trasformata in un conflitto”.
Ovviamente il Papa si rivolge a tutti gli uomini, quindi anche a quelli che non condividono la motivazione religiosa, e quindi deve far capire la sua preoccupazione per un problema, quello ecologico, divenuto ormai di una gravità tale da coinvolgere tutta l’umanità.
“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” (par. 13). “Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”. (par. 14)
Un aspetto interessante dell’enciclica è la sintesi tra un approccio meramente antropocentrico e uno meramente ecocentrico. Nel paragrafo 140, il Papa chiede di “riconoscere … come le diverse creature si relazionano, formando quelle unità più grandi che oggi chiamiamo “ecosistemi”. Non li prendiamo in considerazione solo per determinare quale sia il loro uso ragionevole, ma perché possiedono un valore intrinseco indipendente da tale uso. Come ogni organismo è buono e mirabile in sé stesso per il fatto di essere una creatura di Dio, lo stesso accade con l’insieme armonico di organismi in uno spazio determinato, che funziona come un sistema”. E prima, al paragrafo 84, si legge: “Ogni creatura ha una funzione e nessuna è superflua”.
Un economista direbbe che questo è un riconoscimento non solo di un valore d’uso dell’ambiente, ma anche di un suo valore di esistenza. E’ del tutto naturale, peraltro, che un’autorità religiosa faccia una simile affermazione se essa deriva dall’etica implicita nel messaggio religioso di cui quell’autorità è portatrice.
Un altro aspetto interessante dell’enciclica è l’accettazione di una prospettiva evoluzionistica. Tuttavia nel paragrafo 81 il Papa si preoccupa di illustrare il posto dell’uomo in una tale prospettiva: “L’essere umano, benché supponga anche processi evolutivi, comporta una novità non pienamente spiegabile dall’evoluzione di altri sistemi aperti. Ognuno di noi dispone in sé di un’identità personale in grado di entrare in dialogo con gli altri e con Dio stesso. La capacità di riflessione, il ragionamento, la creatività, l’interpretazione, l’elaborazione artistica ed altre capacità originali mostrano una singolarità che trascende l’ambito fisico e biologico. La novità qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all’interno dell’universo materiale presuppone un’azione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu”.
L’uomo quindi pure essendo parte della natura assume un ruolo determinante nei confronti della natura stessa per il senso di responsabilità che lo caratterizza.

Crisi ecologica, etica e ruolo del progresso tecnico: ci sono speranze?
Il primo capitolo dell’enciclica è una accurata descrizione dei problemi ambientali: il Papa si sofferma soprattutto sul cambiamento climatico, sul problema dell’acqua sia dal punto di vista quantitativo sia da quello della sua distribuzione, sul problema della perdita di biodiversità, sull’inquinamento, espressione della “cultura dello scarto”, soprattutto nello sviluppo urbano incontrollato.
Il Papa mette poi in evidenza la sempre maggiore globalità dei problemi ambientali e l’iniquità implicita nel fatto che essi colpiscono soprattutto i più poveri.
Questa analisi permette al Papa di riprendere e sottolineare un concetto tipico del pensiero della Chiesa in campo sociale, quello della “destinazione universale dei beni: “L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti” (par. 95).
Quali sono, secondo il Papa, i fattori che hanno determinato la crisi ecologica? La risposta sta nel titolo del terzo capitolo: “La radice umana della crisi ecologica”.
Dalla lettura complessiva del capitolo si ricava l’impressione che due siano i fattori principali di questa responsabilità dell’uomo: un uso distorto della tecnologia e un uso distorto delle istituzioni economiche, in particolare del mercato.
Il Papa riconosce le conquiste della tecnologia (par. 102). Riconosce anche che “la tecnoscienza, ben orientata, è in grado … di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano” (par. 103). Esprime peraltro un forte pessimismo sulla tecnologia al punto che essa sembra essere arrivata al punto di rendere quasi vano ogni intervento di cambiamento: “Non si può pensare di sostenere un altro paradigma culturale e servirsi della tecnica come di un mero strumento, perché oggi il paradigma tecnocratico è diventato così dominante, che è molto difficile prescindere dalle sue risorse, e ancora più difficile è utilizzare le sue risorse senza essere dominati dalla sua logica. …Di fatto la tecnica ha una tendenza a far sì che nulla rimanga fuori dalla sua ferrea logica” (par. 108).

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