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Ambiente e futuro

di - 19 Maggio 2015
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Nel caso, ripeto, sommariamente trattato, costituiscono le «sfondo» i due storici approcci della gestione dell’ambiente che hanno ispirato tutta la normazione ambientale: quello dell’ «environmental control» e quello dell’«environmental design». Il primo è quello delle «soglie» di cui si misura l’eventuale superamento con le conseguenze amministrative, economiche e perfino penali, ben note.
Il secondo, è quello della progettazione ambientale, che risolve i problemi di compatibilità e sostenibilità – nella loro profonda diversità di significati –, nell’ambito del progetto e di uno specifico progetto. Ovviamente «complesso» e «completo», nel senso cioè della considerazione anche della vita dell’opera/attività e dello stesso post opera, allorché cioè l’opera/attività viene dismessa e quindi ci si deve occupare della «restituzione» dell’ambiente ed a quali condizioni.
Integrare i due «approcci» è il compito della valutazione ambientale, dei piani e programmi (la cosiddetta valutazione ambientale strategica, VAS) e dei progetti (il giudizio di compatibilità ambientale e/o VIA). Procedure purtroppo non utilizzate pienamente per rispondere a questo obiettivo, oltre a quelli specifici: la compatibilità ambientale nel caso della VIA e la sostenibilità ambientale in quello della VAS, ma quasi esclusivamente per riaffermare il primato del «control» sul «design».
La complessità che ho cercato di illustrare con il caso delle casse di colmata – ma non sarebbe difficile rilevarla anche in altre tipologie di opere (e di attività), ritenute  di solito di minore complessità -, per essere governata richiede una maggiore capacità progettuale in senso pieno: dalla domanda alla base dell’opera alla gestione dei post opera, più che ulteriori e magari ancora più restrittive norme attinenti al controllo ambientale.
Nel caso trattato, la questione economica si materializza nei maggiori costi. Dell’opera principale, del trattamento del materiale divenuto rifiuto, nelle opere di estrazione, nelle indagini sui materiali di scavo, sulla permeabilità del fondo della cassa, sulla lunghezza delle procedure autorizzatorie e quindi della durata dei lavori, del ritardo nello sfruttamento dell’opera, dei maggiori costi finanziari, etc.
Ovviamente la virtuosità ambientale ha anche altre dimensioni: il risparmio di risorse, la riduzione dei rifiuti, l’indotto sulla occupazione, l’innovazione tecnologica, etc. Fra tutte, il collegamento virtuoso tra qualità dell’ambiente e salute umana.
Come gioca in questa dimensione la normazione ambientale? Ed ecco il secondo problema che avevo annunciato che avrei trattato. Lo faccio ponendo degli interrogativi: è vero che la severità delle norme sia ostacolo alla crescita dell’economia? Al contrario, che una minore severità favorirebbe la crescita dell’economia?
E senza considerare il problema dei costi esterni che comportano problemi di “èthique sans visage” (S. Chauvier, 2013), di chi li paga, quanto incidono su platee di conosciuti e appunto di «senza volto», etc.
Il tema è enorme (ovviamente). Due ricerche recenti però ci aiutano a poterlo considerare in forma sintetica, utile per una conclusione del mio intervento. Si tratta delle ricerche, alle quali rinvio; la prima pubblicata, sul blog di P. Gleick, direttore del Pacific Institute che studia le curve di evoluzione del PIL negli Stati Uniti a seguito della introduzione di norme ambientali emanate in risposta ad emergenze ambientali nessuna influenza significativa sarebbe riscontrabile, malgrado che è stato preso in esame un periodo abbastanza lungo.
La seconda ricerca, di S. Albrizio, T. Kózluk e V. Zippar, tre economisti dell’OCDE, conferma questo risultato, mettendo in evidenza come all’apparire di nuove norme si determini un certo allentamento della crescita per via delle incertezza che si determinano, subito compensato dalla ripresa non appena le novità normative sono state assorbite.
Entrambi le ricerche sono commentate sul «Monde» del 17 febbraio u.s.
Si tratta di due contributi molto utili per ragionare sugli effetti economici della normazione ambientale a livello macro e su specifici profili.
Grazie e buon lavoro.

Intervento alla Tavola rotonda sul tema “Ambiente e futuro”, organizzata nell’ambito del Master di II livello in Diritto dell’Ambiente – La Sapienza (19 febbraio 2015). Si è scelto di mantenere il tono colloquiale della lezione.

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