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La riforma bancaria e il rapporto Vickers

di - 29 Dicembre 2011
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4.    Il Rapporto Vickers

Come accennato all’inizio di questa nota, la crisi finanziaria ha determinato ingenti perdite e cospicui interventi di salvataggio da parte del settore pubblico, particolarmente negli S.U. e nel R.U. Questi interventi sono stati rispettivamente valutati in circa il 50 e 60% del loro PIL (contro meno del 5% in Italia)[13], e hanno indotto entrambi i paesi a ripensare la regolamentazione bancaria anche in termini di struttura del sistema. In America è stato approvato il Dodd-Frank Act 2010. Esso si innesta in una struttura – sopra descritta – di holding che continua a distinguere tra diverse sussidiarie entro il gruppo, rafforza i presidi che limitano le transazioni tra di esse, e pone per le banche l’esplicito divieto di intermediare titoli per proprio conto (il divieto di proprietary trading, o “Volcker rule”, dal nome del proponente).
Nel R.U., una più radicale revisione della struttura finanziaria è stata proposta dall’Independent Banking Commission (Vickers Commission), creata dal nuovo governo conservatore, che ne ha ora accettato le conclusioni.
Alla base del suo Rapporto[14] vi è l’idea che occorra “salvaguardare in ogni circostanza i servizi bancari la cui fornitura deve essere continua e per i quali la clientela non ha alternative”(p. 11): una frase che sembra echeggiare, con parole diverse, il concetto di salvaguardia della moneta che si produce attraverso il credito, come bene pubblico fondamentale. Tale salvaguardia è raggiunta, secondo il Rapporto, isolando poche fondamentali funzioni della banca: la raccolta di depositi assicurati da, e l’erogazione di credito in conto corrente a, persone fisiche e piccole e medie imprese (ring-fencing): in breve, ciò che compone la banca al dettaglio (retail). Su un totale di attività bancarie pari a circa £6.000 miliardi, il Rapporto stima che verrebbe incluso nel ring-fencing tra 1/6 e 1/3 di quest’importo (p. 12). Rimarrebbero al di fuori di tale “steccato” le esposizioni interbancarie e sul mercato finanziario, l’attività d’intermediazione in titoli (che è contabilizzata al valore di mercato, come distinta dall’attività di investimento in titoli, contabilizzata al valore storico), l’attività in derivati (a meno che non sia effettuata a scopo di copertura del rischio presente anche nell’attività retail). I depositi da, e i prestiti a, grandi imprese possono essere o meno inclusi nel ring-fencing, ma tali prestiti – se inclusi – non possono finanziarsi sul mercato, cioè vanno finanziati con depositi (p. 11). Non si intende includere obbligatoriamente tali prestiti nel ring-fence: ciò precluderebbe alle banche all’ingrosso di estenderli, il che appare indesiderabile (p. 37). L’inclusione obbligatoria dei depositi del pubblico nella banca al dettaglio mira a impedire che si costituiscano depositi fuori di essa, quindi non assicurati, che sono proibiti dalla normativa europea (p. 39). Questa banca dovrà avere, secondo il Rapporto, una capitalizzazione più alta di quella attualmente prevista in sede internazionale, 10% contro il 7% di Basilea III ( p. 13).
Deve la banca retail essere indipendente? Il Rapporto respinge la sua totale separazione, che comporterebbe più alti costi, l’impossibilità per la banca di essere sostenuta da altre componenti di un più vasto gruppo (ma non è consentito l’inverso, cioè il sostegno della banca retail ad altre istituzioni del gruppo), e sarebbe contraria alle regole europee (p. 26). Ma il Rapporto risponde affermativamente in termini di capitalizzazione, di minima liquidità, di raccolta, di limiti di fido, di governance: tali regole si applicano come se essa fosse un’entità a sé (on a stand alone basis). L’inserimento in un gruppo polifunzionale permette vari benefici che si intendono mantenere: diversificazione dei profitti, relazioni unitarie con il singolo cliente (one-stop relationship), economie di scopo, condivisione di infrastrutture operative e di “nome”. D’altro canto, i rapporti tra la banca retail e il resto del gruppo sarebbero considerati come con “soggetti terzi” (at arms’ lenght) e ogni transazione tra di essi avverrebbe a valore di mercato (pp. 12 e 71). La separatezza funziona anche nei rapporti di proprietà: la banca al dettaglio, ring-fenced, può essere controllata da un altro intermediario, ma non può a sua volta controllare un istituto o una banca non ring-fenced (p 72).
Una volta tagliato il nodo gordiano che connette i due settori della banca, l’attività all’ingrosso andrà condotta, secondo il Rapporto, secondo gli standard normativi che stanno emergendo sul piano internazionale, così non compromettendo la competitività della piazza di Londra. Il Rapporto raccomanda che ogni banca – al dettaglio o non – abbia un rapporto di leverage di almeno il 3%[15], che le banche non al dettaglio emettano obbligazioni ibride, c.d. bail-in (che assorbano le perdite), che sia il capitale sia tali obbligazioni siano più elevati per le grandi istituzioni, quale che ne sia la forma , ring-fenced o meno, fino a raggiungere una capacità di assorbire perdite pari al 17% dell’attivo commisurato al rischio, aumentabile al 20% se necessario (p. 30). Piani e procedure atte a risolvere la propria crisi andrebbero definiti dalle stesse istituzioni a complessa struttura, soprattutto se operanti in più giurisdizioni, i c.d. living wills (“testamenti viventi” (!)). Essi renderebbero più agevole alle autorità lo smembramento o la chiusura di una banca in crisi.
Scopo finale di una siffatta riforma strutturale è una maggior stabilità, e una più facile liquidazione di istituti insolventi senza esborso di denaro pubblico, ponendo termine al “troppo grande per fallire” e salvandone al contempo le funzioni essenziali.

Note

13.  Queste percentuali sono calcolate sulla base dell’entità potenziale di ciascun intervento al momento del suo annuncio, e includono forme di assicurazione, investimenti, prestiti. Come tali, vanno chiaramente distinte dalle perdite subite dagli intermediari finanziari, comunque calcolate. Vds. Miles D. (membro del Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra), The future financial landscape, discorso del 16 dicembre 2009, in www.bankofengland.co.uk/speeches.

14.  Independent Commission on Banking, Final Report. Recommendations, September 2011.

15.  Calcolato sul Tier 1 (capitale azionario).

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