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Il rientro dal debito pubblico in Europa

di - 9 Agosto 2010
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Nella Tabella II abbiamo i dati riguardanti i saggi di crescita reale del Pil, dei consumi e degli investimenti privati; deficit, debito, entrate e spese sono in percentuale del Pil. Come si vede, gli investimenti sono in forte caduta nel 1980, certamente dovuta all’aumento dei tassi d’interesse (cresciuti di due punti rispetto all’anno precedente). La recessione determina un aumento del deficit e del debito, così che nel 1882 il governo decide una stretta di bilancio; l’anno successivo la spesa primaria (al netto cioè della spesa per interessi) scende da 49,8 a 48,5. Peraltro la manovra di rientro dal deficit si avvale anche di un robusto aumento delle entrate che salgono di 2,3 punti percentuali. La ripresa avverrà dal 1984 con un forte rilancio degli investimenti, dovuto sicuramente alla diminuzione dei tassi d’interesse [4]. Solamente due anni dopo la manovra restrittiva di bilancio i consumi privati crescono più del Pil, la cui ripresa è già avvenuta; questo fatto introduce un elemento di dubbio sulla german view, in quanto il ruolo degli investimenti sembra essere stato quello più rilevante.

Tabella II

Danimarca 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990
Pil -0,6 -2,1 2,7 1,7 3,5 3,6 4 0 1,2 0,2 1
deficit 3,2 6,7 8,8 6,9 4 2 -3,3 -2,3 -1,5 -0,3 1
debito 36,5 48,2 60,2 69,2 72,9 70 62,1 58 60,2 58 57,8
entrate totali 49,9 49,9 49 51,3 53 54,4 56,1 56,4 58,2 57,3 55,1
spese pubbliche 50,4 54 55,6 56,3 56 54,9 51,8 53,1 54,9 55,1 54,7
interessi 3,8 5,1 5,8 7,8 9,3 9,6 8,5 8 7,6 7,2 7,3
consumi -2,3 -1,8 1,9 1 2,1 4 5,9 -2,2 -2,1 -0,1 1
investimenti -12,1 -19,6 7 1,8 10,9 14,3 16,4 -0,8 -3,2 -0,6 -2,2
tassi a lunga 18,7 19,3 20,5 14,4 14 11,6 10,6 11,9 10,6 10,2 11

Ovviamente un semplice ragionamento su dati ex post non è conclusivo; l’analisi di Giavazzi e Pagano si basa su una stima econometrica di una funzione del consumo dalla quale emerge un forte errore previsivo, che viene interpretato come la prova di un mutamento di aspettative da parte dei consumatori. Tuttavia, usando altre funzioni del consumo, i risultati sono diversi e questo mutamento del comportamento dei consumatori non emerge [5]. Va sottolineato che alla fine del decennio la spesa primaria danese sarà più alta di quella dell’inizio (47,4% contro 46,6%). Dobbiamo pensare che negli ultimi anni ottanta i consumatori danesi abbiano invertito le aspettative sulla diminuzione delle spese pubbliche?

4. Il caso irlandese.
Il caso irlandese si configura in modo diverso da quello danese. In Danimarca, infatti, la seconda metà degli anni ottanta fu caratterizzata da un notevole rallentamento dei consumi e degli investimenti, e quindi, malgrado una buona domanda estera, anche del Pil. In Irlanda, invece, è proprio nella seconda metà che la forte crescita del debito, spinto da un alto disavanzo primario, si arresta, mentre il Pil accelera la sua marcia. Si è parlato di un tentativo di stabilizzazione fallito [6] nel 1982, e Giavazzi e Pagano (1990) mettendo a confronto la manovra del 1982 con quella del 1987, sottolineano che la prima avvenne con un aumento di imposte, mentre la seconda con un taglio delle spese pubbliche. Anche in questo caso si può fare un ragionamento analogo a quello fatto per l’Irlanda.

Tabella III

Irlanda 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990
Pil 3,1 3,3 2,3 -0,2 4,3 3,1 0,3 4,7 4,3 6,2 7,6
deficit 11,6 12,2 12,6 10,7 8,9 10,2 10,1 8,1 4,2 1,7 2,2
debito 75,2 81,2 91,3 102 106,5 109,6 121,8 123,1 118,4 108,2 101,5
entrate totali 34,5 35,4 37,3 38,4 39,5 38,8 38,9 39 39,7 36,2 35,9
spese pubbliche 39,5 41,5 44,3 44,9 44,4 45 45,2 44,3 42,2 36,3 36,7
interessi 6 6,8 8,2 8,5 8,6 9,4 8,8 8,8 8,2 7,4 7,4
consumi 0,4 1,7 -6,9 0,8 2 4,6 2,9 3,3 4,4 5,9 0,6
investimenti -3,7 7,3 -3,4 -9 -2,7 -7,8 0 -2,3 -1,6 15,6 12,1
tassi a lunga 15,4 17,3 17 13,9 14,6 12,7 11,1 11,3 9,4 8,9 10,1

Il problema è se vi sia stato un ruolo significativo della german view o la spiegazione vada ricercata in altri elementi [7], ed in particolare nella forte espansione della domanda estera e nel calo dei tassi d’interesse. Va notato che nei due anni precedenti il 1987 [8]  i consumi erano cresciuti del 7,6%, rispetto ad una crescita del Pil di 3,4%. L’Irlanda inoltre decide di giocare con decisione la carta della competizione fiscale, attirando una notevolissima massa di capitali; così, mentre la Danimarca dovrà affrontare nei primi anni novanta una risalita del debito, il quale solo dal 1994 inizierà a scendere con regolarità, la discesa del debito irlandese sarà forte e continua dal 1987, fino a che la crisi finanziaria non porterà alla luce i rischi connessi ad un fortissimo indebitamento privato.

Note

4.  Anche una leggera svalutazione della moneta può avere aiutato la ripresa degli investimenti.

5.  Si veda De Bonis (1996) e De Bonis – Paladini (1998), dove si mostra che il calo dei tassi d’interesse hanno svolto un ruolo non solo sugli investimenti, ma anche sui consumi.

6.  Questo è il titolo di un lavoro di Rudiger Dornbusch (1988), che curiosamente esce proprio quando il secondo tentativo di stabilizzazione sta riuscendo alla grande.

7.  Si veda De Bonis 1997.

8.  La manovra del 1987 fu portata avanti con decisione da un governo di minoranza, il quale, come riferiscono Giavazzi e Pagano (1990), risultò più incisivo della manovra del 1982, effettuata da un litigioso governo di coalizione.

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