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Crisi finanziaria: fallimenti del mercato, o – anche – fallimenti del regolatore?

di - 23 Luglio 2009
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Fallimento del regolatore? Ancora nel maggio del 2008, col programma della SEC in vigore e prima del fallimento della Lehman (settembre), un approfondito studio sulla crisi finanziaria, lungi dal criticare il programma stesso, neppure lo menziona[12]. Il programma fu approvato all’unanimità, nonostante notizie di stampa parlino, a posteriori, di forti voci di perplessità entro e fuori la Commissione, che paventarono un'”orribile confusione” (an awful mess). Un commissario, Goldschmid, critico dell’operato della Commissione, si dimise un anno dopo.

Può apparire un paradosso ma, come sopra detto, la SEC presentò il programma come un potenziale rafforzamento della base capitale dei SBD, proprio in quanto si affidava ai raffinati modelli di gestione del rischio elaborati dalle stesse banche (questo affidamento si ritrova, del resto, anche nelle regole di Basilea 2, come rilevò la stessa SEC). L’affermazione che il regolatore (la SEC) fu “catturato” dal mercato (dal lobbying delle cinque maggiori banche d’investimento) è contestata da chi sostiene che l’intento della SEC era stato, viceversa, quello di colmare il vuoto regolatorio lasciato dall’Act del 1999, che aveva lasciato la holding delle banche d’investimento priva di regolazione e supervisione. L’intento, cioè, non fu di deregolazione, anche se la conseguenza “unintended” fu, di fatto, un’assenza di controllo[13].

La disciplina di mercato non ha funzionato: sul lato dell’attivo, “Il settore operativo [della banca] era più concentrato nell’ottenimento dell’approvazione della transazione [da parte del settore di gestione del rischio della banca stessa] che nell’identificazione dei rischi della transazione che stava proponendo”; sul lato del passivo, “la possibilità che la liquidità si prosciugasse all’improvviso era un nostro problema costante, ma ciò che potevamo vedere era solo una crescente liquidità che si rendeva disponibile sul mercato”[14].

Il carattere volontario del programma non sembra determinante per l’argomento di un eventuale regulatory failure. E’ osservato che se l’intento della SEC era quello di colmare un vuoto lasciato dal  Congresso, sottoponendo a vigilanza anche la holding dei SBD indipendenti, il difetto di potere legislativo non poteva che renderne volontario, consensuale l’intervento. “La vera lezione è che l’autorità della SEC dev’essere espressa e non consensuale”[15].

La volontarietà del programma avrebbe impedito alla SEC di esercitare un’azione più vigorosa della SEC sulle banche che aggiustavano i loro modelli per giustificare un crescente leverage[16]. Ma – c’è da chiedersi – quale incentivo avrebbero avuto le banche, se scontente delle pressioni della SEC, ad abbandonare il programma, assoggettandosi anche alla Direttiva europea che avevano cercato di eludere?

C’è infine da notare che la SEC non poteva efficacemente far rispettare il programma, non solo per la predetta volontarietà, ma anche per inadeguatezza delle risorse umane disponibili; il personale della SEC è in larga parte di formazione legale[17]; essa avrebbe avuto solo tre persone per ciascuna delle cinque banche d’investimento più grandi e solo 13 nel suo Office of Prudential supervision and risk analysis: indizio di una vigilanza più orientata alla trasparenza e al rapporto dell’intermediario con la clientela, che al controllo prudenziale di stabilità. Per lungo tempo i SBD non avrebbero subito ispezioni[18]. Una visione più critica riporta queste carenze all’attitudine politica di laissez-faire a lungo prevalente nell’amministrazione americana. Un fallimento di vigilanza, più che di regolazione?

Note

12.  Baily M.N.,Elmendorf D.W., Litan R.E., The Great Credit Squeeze, The Brookings Institution, discussion paper, 2008

13.  Coffee J.C., Analyzing the Credit Crisis: Was the SEC Missing in Action, New York Law Journal, 5 dicembre 2008

14.  Dichiarazioni di un anonimo risk manager: Professional gloomy, The Economist, 15 maggio 2008; Confessions of a risk manager, ibidem, 7 agosto 2008

15.  Coffee, cit

16.  È questa una sorta di autodifesa del Presidente della SEC Cox al momento dell’abbandono del programma: Cox C., Testimony Concerning Turmoil in US Credit Markets, before the Committee on Banking, Housing and Urban Affairs, US Senate, 23 settembre 2008

17.  Coffee, cit.

18.  New York Times, cit.

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