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La separazione della rete di telefonia fissa

di - 20 Marzo 2009
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Premesso che la separazione strutturale è molto complessa da un punto di vista operativo, sono emersi quattro modelli nei lavori della Commissione:  1) la costituzione di una società sotto il controllo dell’incumbent, frutto di cooperazione tra pubblico e privato, nella quale l’incumbent dovrebbe avere una quota maggioritaria, con un consorzio di operatori partecipanti; 2) la costituzione di una società con investitori pubblici e privati (modello  TERNA del settore elettrico) il cui azionista di maggioranza potrebbe essere la Cassa depositi e prestiti; 3) l’affidamento della gestione di tutte le reti ad un soggetto terzo, sotto il controllo del Governo, previo censimento generale delle reti (peraltro in corso); 4) la presenza di un intervento pubblico europeo, attraverso la costituzione di un fondo per le infrastrutture.

La soluzione che ha ricevuto maggiore interesse sembrerebbe la prima, per la facilità di coinvolgimento di fondi di investimento, provider, produttori: potrebbero esserne invece esclusi  gli OLO, per evitare distorsioni della concorrenza.

Dai lavori della Commissione emerge come la questione degli investimenti debba tenere conto del tema dell’uguaglianza di accesso, e sia in grado di spostare il confine della separazione a quella strutturale o, viceversa, farlo arretrare: in quest’ultimo senso per favorire la costruzione della NGN da parte di Deutsch Telekom si è consentito in Germania di non regolare l’accesso alla nuova rete di altri operatori (cd. vacanza regolatoria); la Commissione europea ha però replicato avviando una procedura d’infrazione, ancora in corso.

7. Su questi temi un punto fermo potrebbe essere posto dal pacchetto di riforme delle telecomunicazioni dell’UE, che non ha ancora terminato il proprio iter, peraltro molto travagliato, ma che dovrebbe diventare legge negli Stati membri entro il 2010[5].
In particolare si prevede di fornire alle Autorithy nazionali il potere di imporre la separazione funzionale, con l’approvazione della Commissione, come misura estrema per garantire l’uguaglianza di accesso nel caso di fallimento delle altre misure e purché ciò non incida sugli investimenti. In tal modo, sarà a disposizione delle Authority quello strumento che il legislatore italiano aveva tentato di disciplinare, secondo il primo approccio esaminato. Tale operazione serve soprattutto a dare un indirizzo agli Stati, dal momento che operazioni del genere comunque necessitano del concorso dell’incumbent per potere essere realizzate.
Per inciso, durante l’iter di riforma è stato anche ridimensionato il progetto di Authority europea per le Tlc, ed ora è in crisi anche il progetto di ufficio indipendente “Organismo dei regolatori europei delle telecomunicazioni“, finanziato dall’Unione, di ausilio alla Commissione, ipotizzato in sostituzione dell’Authority. Nello stesso senso è anche stata bocciata la proposta di un potere di veto, in virtù del quale i regolatori avrebbero dovuto modificare o ritirare un progetto di misura qualora la Commissione e il proposto ufficio avessero ritenuto tale misura di ostacolo al mercato unico o comunque incompatibile con il diritto comunitario.
Quanto invece al tema degli investimenti vi è stata la conferma del rifiuto del Parlamento di ipotesi di “vacanza normativa”, come quella sopra citata avvenuta in Germania[6]. In altri termini, a livello europeo il tema degli investimenti non può giustificare deroghe alla concorrenza.
L’approccio a livello sovranazionale appare così attento al rispetto della concorrenza, ancora fiducioso sull’equazione tra concorrenza e investimenti degli operatori, ma al tempo stesso refrattario ad una centralizzazione e quindi ad un omogeneizzazione della regolazione. In particolare poi, sul tema della separazione, non si va oltre la previsione della separazione funzionale, ma al tempo stesso è evidente il favore verso il modello inglese.
Mantenere lo sguardo sulle riforme in atto, nel prossimo futuro, consentirà di capire se e come, in un periodo di forte crisi economico-finanziaria, l’urgenza degli investimenti inciderà sulla regolazione della concorrenza, e quale approccio tra quelli presentati o possibili si imporrà come il più idoneo per realizzare una nuova rete aperta a tutti gli operatori.

Note

5.  Il 13 novembre 2007 la Commissione europea ha proposto la riforma della normativa dell’UE sulle telecomunicazioni. Nel giugno 2008 il Consiglio dei ministri delle telecomunicazioni ha espresso il proprio parere e di seguito il Parlamento europeo in commissione parlamentare e poi il 2 settembre nell’assemblea plenaria; il pacchetto di riforma è stato poi votato nella sessione plenaria il 24 settembre. Il Parlamento europeo esprimerà il voto in seconda lettura nell’aprile 2009.

6.  Si v. IP/07/237  del 26/02/2007 e IP/07/889 del 27/06/2007.

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