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Una nuova economia per il diritto. Alcune riflessioni sulla legge

di - 5 Dicembre 2008
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Il secondo esempio riguarda i limiti di velocità. Tutti sanno che per alcuni anni si è giocato alla trappola: autovelox nascosti nei luoghi più strani, pronti a colpire qualunque infrazione. L’effetto fu straordinario: solidarietà degli automobilisti che si segnalavano reciprocamente l’appostamento; fiorire di qualche piccola industria che costruiva rivelatori degli autovelox; gara continua tra guidatori che cercavano di sfuggire ai controlli per correre quanto volevano e vigili, agenti, guardie di ogni genere. Guardie e ladri, è il caso di dire. Il risultato fu nullo. Ad un certo punto a qualcuno venne in mente di giocare di anticipo e di rendere pubblica la posizione degli autovelox; dopo un primo sgomento ed un  tentativo di procedere a singhiozzo la grande maggioranza dei conducenti si adeguò. Poco dopo ancora a qualcun altro venne in mente di introdurre un controllo elettronico sul percorso – sulla velocità media e non istantanea; sembra che il numero dei morti per incidenti dovuti all’eccesso di velocità sia dimezzato nel giro di meno di un anno.

9. La fiaba insegna dunque, come avrebbe detto Esopo, che gli atti di volontà, legge inclusa, nulla sono in sé sul piano del reale. Guidano ad esso. I privati fanno e devono fare quello che vogliono. Ma il legislatore di cui qui ci occupiamo ha un compito preciso. Non basta che faccia una legge. Quando decide di adottare un simile atto di volontà politica, deve pensare e ripensare agli strumenti che la devono accompagnare perché non resti flatus vocis e si perda per strada. In un certo senso, la vera lotta, la lotta per il diritto di Jehring, comincia allora: attraversata la fase dell’astratta formulazione di un progetto in termini di legge, ci deve misurare con il concreto, per far radicare la legge nella società ed elevarla al rango di consuetudine. Come? Con quali strumenti? Lo si può dire solo di volta in volta; bisogna chiederselo sempre.

In sintesi, si può forse dire che la traduzione della legge in diritto è un processo storico fondamentale, che racchiude in sé l’essenza del politico. Se ne sono visti i passi: deve formarsi l’atto di volontà, che si esprime con la norma; devono poi maturare ed esprimersi le forze che conducono all’adesione alla norma e quindi alla sua trasformazione in consuetudine. L’essenza del politico sta in ciò, che solo in questo modo si raggiunge lo scopo avuto di mira pensando la legge, mutare e migliorare l’ordine della società.
Poiché chi collabora a questa Rivista alberga nel cuore e nella mente amore e rispetto per il diritto, si cercherà sempre di dare un contributo in questa direzione. Perché la legge divenga diritto.

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