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Rileggendo Fausto Vicarelli, per “tornare a Keynes”

di - 26 Maggio 2021
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E’ dunque del tutto “razionale” considerare tutta l’evidenza percepita, come base della probabilità che determina i “beliefs” sottostanti alle azioni che poi verranno compiute; le aspettative dunque non sono per Keynes qualcosa di astratto, ma sono “razionali” perché hanno un fondamento nella realtà, perché la probabilità sulla quale si fondano riguarda – come scrive Keynes citato da Vicarelli nel suo lavoro del 1983 – “il grado di credenza che è razionale avere in date condizioni, e non semplicemente la credenza effettiva di particolari individui, che può essere razionale o meno”, e – come lo stesso Vicarelli commenta – “stabilisce quali credenze razionali possono essere desunte dall’insieme dei fatti di cui si ha conoscenza diretta” (vol. III, p.46).
Sottolineare l’aggettivo “razionale” è importante: è razionale tener conto dei fatti nel formulare le aspettative, non formularle sulla base di informazioni ritenute “perfette” su come le cose dovrebbero andare secondo un modello astratto, che poi magari i fatti smentiscono; le aspettative sono dunque razionali per Keynes in modo molto diverso da come sono razionali le aspettative nella “nuova teoria classica” e anche in molta parte della cosiddetta “nuova teoria keynesiana”.
Insomma, le aspettative come determinati della domanda di investimenti, (ma anche della preferenza per la liquidità) non cadono da cielo, ma dipendono dalla realtà; sono quindi necessariamente condizionate dalle istituzioni che in questa realtà si esprimono nei vari momenti storici e nelle varie situazioni sociali, incluso il ruolo che il malfunzionamento dei mercati e il modo con cui opera l’intervento pubblico possono esercitare sulle aspettative stesse; le istituzioni condizionano in modo decisivo il modo con cui la realtà viene utilizzata per determinare le aspettative.
A me sembra che sia proprio questo il significato del messaggio di “tornare a Keynes” che si ricava da questi tre volumi di scritti scientifici di Fausto Vicarelli, un “tornare a Keynes” per riprendere un modo di vedere la teoria economica come sistema complesso di lettura di una realtà che cambia continuamente per le sue interazioni con le modalità con cui le istituzioni economiche, con il loro modo effettivo di funzionare, l’hanno prima provocata e poi affrontata; come dimostra, del resto, anche la grande crisi scoppiata nel 2008.
Questa crisi è stata vista da molti come la necessità del “tornare a Keynes”; ma l’opera di Fausto Vicarelli dimostra che questo “tornare” deve voler significare qualcosa che non è affatto superficiale: un ritorno ad un metodo di fare teoria economica che colga la lettura della complessità di come funzionano i sistemi economici, la vera novità, che, così tanto tempo addietro, ha caratterizzato il pensiero del grande economista di Cambridge e che Fausto Vicarelli ha saputo così bene mettere in luce.

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