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INTORNO A UN LIBRO DI GIANCARLO MONTEDORO

di - 5 Luglio 2019
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Il titolo di questo libro di Giancarlo Montedoro è molto singolare; ben si può dire che suscita una grande curiosità nell’aspirante lettore che lo prende in mano. Lo gira, lo apre, cerca di coglierne la logica. Il titolo è delicatissimo: “Il diritto pubblico tra ordine e caos”, con un sottotitolo: “I pubblici poteri nell’età della responsabilità”.
L’aspirante lettore a prima vista pensa che, come si legge nel titolo, si tratti di un libro di diritto pubblico, forse amministrativo, di cui si definisce l’essenza: in un periodo storico complesso. l’A. parrebbe voler portare la sua attenzione sulla responsabilità cui vanno incontro i “pubblici poteri”.
Sempre l’aspirante lettore apre l’indice sommario. Il primo capitolo parla dell’ordo-liberalismo e della prevalenza del diritto privato sul pubblico. Ordoliberalismo è una variante del pensiero liberale, propria della scuola di Friburgo, secondo cui il mercato libero non sarebbe in grado di garantire l’equità sociale. Con innegabile eleganza l’A. riassume la storia dell’economia come “Tempo del banchiere e tempo del mercante”.
I capitoli che seguono sono ricchissimi, ed altrettanto impegnativi: la responsabilità della pubblica amministrazione è il secondo capitolo; la responsabilità del giudice il terzo. I successivi raccolgono temi processuali. La verità nel processo e i poteri rispettivamente delle parti e del giudice sono il quarto; “Verità, interpretazione, responsabilità” il quinto; i successivi capitoli trattano fenomeni processuali: il sindacato sul procedimento e il processo al processo (sesto). Seguono altri vivissimi capitoli, che si chiudono con la “Postilla di un libro che non vuole finire”.
Il pensiero e l’ordine tutt’altro sono che una lieve scrittura. “Il caos che viviamo è stato analizzato sul piano sociologico in molti modi; si è notato che sembra essersi determinato ormai il crollo definitivo di un’illusione, quella che concepiva le collettività umane come sistemi, ovvero come insiemi coerenti di strutture e relazioni governati da leggi magari semplici come quelle che spiegano il mondo fisico.”
Sì, l’Autore ha scritto che “… si è notato che sembra essersi determinato ormai il crollo definitivo di un’illusione, quella che concepiva la collettività umana come sistema …” Questa è l’affermazione che schiaccia ed al tempo stesso inebria il lettore: ho vissuto la storia, sperando nella sua vita.


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