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Joseph Conrad e l’accordo di Copenhagen

di - 29 Dicembre 2009
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Nessuno può negare la grande  complessità e la estrema difficoltà del negoziato sul clima. Questo dato inconfutabile non esime però dall’obbligo di rappresentare esattamente all’ opinione pubblica la situazione venutasi a creare in una Conferenza così importante per le sorti del genere umano. Se non è possibile giungere ad un Accordo, ciò deve essere rappresentato alla comunità internazionale in modo chiaro e senza esitazioni. Se è necessario altro tempo per definire gli impegni di ciascuno, si deve rappresentare apertamente la necessità di un “postponing” della chiusura del negoziato senza annunciare al Mondo la definizione di accordi che, ad attento esame, potrebbero risultare addirittura privi dei necessari presupposti giuridici. Nelle nostre Società aperte  una Governance coerente con la serietà dei problemi climatici impone una chiarezza totale nella comunicazione: questo è un principio  irrinunciabile perché ci consente di conoscere la realtà, il limite, l’errore  e la sua possibile correzione, e di porre in essere, anche a livello di Società civile, tutte le azioni necessarie per tentare di  gestire e modificare la situazione venutasi a creare difendendo concretamente la nostra Terra, la nostra “casa comune” (come amava dire Aldo Leopold).
E mentre ciascuno di noi già pensa positivamente ai possibili rimedi per consentire nel futuro la difesa del nostro Pianeta, del nostro Sistema e delle chances di vita individuali, una parte della nostra mente indugia sugli eventi negativi e sulle preoccupazioni che abbiamo descritto. Il ricordo torna a Conrad: “Il mare aperto era sbarrato da un nero banco di nubi, e la tranquilla via d’acqua che porta agli estremi confini della terra scorreva sotto un cielo plumbeo; sembrava condurre nel cuore di un’immensa tenebra”[3].

Note

3.    Joseph Conrad – Cuore di tenebra – RCS libri S.P.A.

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