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Ralf Dahrendorf e la teoria delle chances di vita

di - 20 Luglio 2009
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Naturalmente lo sviluppo prospettico sopra sintetizzato deve essere visto come un processo di lungo periodo con una avvertenza metodologica che viene posta con forza da Dahrendorf, memore del flagello del totalitarismo nel corso del XX secolo: “Diritti civili e chances di vita presuppongono entrambi la società aperta in cui nessuno può presumere di avere tutte le risposte o di poter dare risposte una volta per tutte” [8]. Ed ancora, sul concetto di società aperta: “Società aperte sono le società che consentono il tentativo e l’errore. Questa è la definizione più semplice del concetto (…). Com’è naturale, il concetto traduce la teoria della conoscenza di Popper applicata alle situazioni sociali, economiche e politiche. Noi non possiamo sapere, possiamo solo ipotizzare. Le nostre supposizioni possono essere false; in realtà il progresso del sapere consiste nel dimostrare la falsità delle supposizioni. Quello che dunque importa soprattutto è che la falsificazione rimanga possibile, che non sia impedita da dogmi o anche dagli interessi dei ceti dominanti della comunità scientifica. Noi non possiamo essere sicuri di come debba presentarsi la buona società, possiamo solo proporre dei progetti che vadano in quella direzione (…) la possibilità di dibattere il loro pro e contro è appunto ciò che il vivere in una società aperta assicura. La cosa davvero importante è dunque che rimanga possibile il cambiamento (…)” [9]. “Tutto il senso della società aperta sta nel fatto che non ci sia un’unica strada, e nemmeno due o anche tre, ma 101, cioè un grande numero indefinito e sconosciuto di strade percorribili” [10].
Al di là del metodo, va sottolineato che per Dahrendorf la concezione delle chances di vita assurge a teoria/filosofia della storia. Nel suo famoso saggio “La libertà che cambia” egli scrive: “Le chances di vita sono le impronte dell’esistenza umana nella società: definiscono fino a che punto gli individui possono svilupparsi (…). La particolare combinazione di opzioni e legami, di possibilità di scelta e di vincoli di cui sono costituite le chances di vita è ciò che ci consente di valutare il senso della storia. Ciò che è decisivo naturalmente non è questa combinazione, ma il fatto che possano esistere chances di vita nuove in senso stretto (…). Se questo genere di considerazioni significa qualcosa, la conseguenza almeno è che si rende possibile un senso della storia. Esso consisterebbe proprio nel creare più chances di vita per più uomini” [11]. E questo impegno per un allargamento e diffusione delle chances di vita anche con riferimento ai settori sociali attualmente deboli o marginali in Europa, negli altri paesi ricchi e nei paesi poveri, appare ancor più profondo e radicato negli scritti che riassumono alcune lezioni tenute da Dahrendorf a Essen tra la fine del 2001 e gli inizi del 2002. Riportiamo qui di seguito alcuni significativi passi della raccolta ” Libertà Attiva”:
“Io sono un incorreggibile illuminista, che perciò si trova bene nel secolo XVIII. La costituzione americana, la crescente prosperità delle nazioni dovuta alla mano invisibile del mercato, e la fuoriuscita dell’uomo dal suo colpevole stato di minorità servono da sprone per sempre nuovi tentativi, che non si fanno scoraggiare nemmeno dagli errori. Tentativi in che senso? Ebbene, in quello di contribuire a far sì che sempre maggiori chances di vita vengano create per un sempre maggior numero di persone (…) libertà attiva non significa naturalmente attività fine a se stessa. Il fine più alto è l’estensione delle chances di vita dei vincenti a tutti gli altri. La libertà non deve diventare un privilegio, il che significa che un principio della politica della libertà è quello di estendere a più persone, teoricamente a tutti gli uomini, i diritti e le offerte di cui già godiamo noi stessi. Ho già accennato che si tratta di un compito difficile. Per risolverlo non basta la beneficenza. Servono intuizione, fantasia, pazienza, tenacia e soprattutto sforzi incessanti per migliorare il benessere degli uomini. Ciò vale per gli esclusi dei paesi ricchi come per la grande maggioranza degli abitanti di quelli poveri”[12].
La riflessione di Dahrendorf non si discosta mai dalla concreta realtà e, soprattutto, non prescinde mai – come si è già accennato – dalla reale natura degli uomini: “(…) La libertà si realizza soltanto nella costituzione della libertà. La ‘non socievole socievolezza degli uomini’ (come Kant ha definito, meno bellicosamente, lo stato di natura di Hobbes) richiede istituzioni che rendano fecondi gli antagonismi avviandoli su binari ordinati. Ciò non implica che ci si debba continuamente affaccendare sulle istituzioni (…). Implica però che si creino leggi, norme che valgano nel senso pieno e che esercitino così quell’effetto associativo che è per noi il senso delle legature” [13]. Ed ancora: “Io penso in realtà che la diseguaglianza sia un elemento della libertà. Una società libera lascia molto spazio alle differenze tra gli uomini, e non solo a quelle di carattere, ma anche a quelle di grado. La diseguaglianza non è più compatibile con la libertà quando i privilegiati possono negare i diritti di partecipazione degli svantaggiati, ovvero quando gli svantaggiati restano nei fatti del tutto esclusi dalla partecipazione al processo sociale, economico e politico. A ciò esiste un solo rimedio, la dotazione elementare garantita a tutti” [14].
Sulla scorta della sua concezione dell’uomo e dei limiti che una società libera deve porre nei confronti della naturale creazione delle disuguaglianze Dahrendorf si interroga sulla storia e sul progresso.
In realtà, ad avviso di Dahrendorf, anche se la storia non è un piano degli eventi precostituito nell’ambito di un disegno universale, anche se la storia è un “processo fondamentalmente aperto” [15], non limitato da propensioni precostituite dell’uomo, è possibile ritenere legittime le seguenti assumptions: “Il progresso è possibile; il progresso del potenziale umano è reale; un certo progresso delle chances di vita umane è probabile” [16]. Il progresso è possibile, anzi probabile dunque; ma il nostro Autore si pone l’ulteriore quesito : “Esiste o meno un progresso della libertà?”. Ed ecco la risposta liberale e progressista tutta incentrata sul metodo: “In certo modo il compito della libertà è il medesimo in tutti i tempi: è quello della società aperta. Che ciò sia avvenuto d’un balzo o no, le possibilità della libertà formale sono certamente migliorate. Da un altro punto di vista, per quanto il compito della libertà possa essere identico a se stesso, il suo contenuto varia costantemente. Il suo compito consiste nell’allargare le opportunità di vita, nel cercare nuove possibilità. Non c’è nessuna libertà senza questa ricerca. Libertà significa che noi superiamo o eliminiamo qualunque ostacolo impedisca la crescita umana (…). Un progresso della libertà è dunque possibile” [17].

Note

8.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pg. 220

9.  Ralf Dahrendorf – La società riaperta – Laterza, pg. 197

10.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pg. 198

11.  Ralf Dahrendorf – La libertà che cambia – Laterza, pgg. 16-17

12.  Ralf Dahrendorf – Libertà attiva – Laterza, pg. 11 e seguenti

13.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pgg. 38-39

14.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pg. 19

15.  Ralf Dahrendorf – La libertà che cambia- Laterza, pg. 15

16.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pg.22

17.  Ralf Dahrendorf – op. cit. pg. 27 – 28

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