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Fiducia e mercati finanziari

di - 30 Gennaio 2009
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A leggere i documenti che sono stati prodotti allo scoppio della crisi nell’autunno del 2008, questa pare infatti essere la linea di pensiero. La Dichiarazione del 14-15 novembre 2008 dei Capi di Stato e di Governo del G-20 stabilisce un’agenda di misure comuni da intraprendere per garantire la stabilità dei mercati, che includono il rafforzamento degli standard internazionali di regolazione, il trasferimento dei contenuti di tali standard nei meccanismi di auto-disciplina del mercato (market discipline), il miglioramento della trasparenza (disclosure) e il rafforzamento degli schemi societari di riduzione del rischio, nonché delle normative a tutela del consumatore e della protezione del mercato da comportamenti abusivi. D’altro canto, già a maggio 2008 lo IOSCO aveva pubblicato il Rapporto The Role of Credit Rating Agencies in Structured Financial Markets, ove aveva proposto misure per porre rimedio a valutazioni da parte di agenzie di rating operate su base di informazioni mal interpretate o su modelli interpretativi reputati obsoleti, in modo che nuovi modelli di elaborazione dei dati e maggiori dati possano finalmente garantire la affidabilità dei risultati offerti ai risparmiatori.

E’ complesso discutere della questione del significato della fiducia in un contesto in cui i rapporti sono stati fortemente spersonalizzati ed ove espressioni che avevano uno spazio semantico molto lontano dall’apparato concettuale del razionalismo economico sono state riassorbite in tale strumentario, acquisendo nuovi significati tanto distanti da quelli originari. Ed è altrettanto vero che la semplice traslazione della elaborazione concettuale della fiducia sorta per i rapporti interindividuali alle situazioni “tra estranei”[7] finisce a sua volta per mistificare i risultati dell’analisi, riportando quasi necessariamente al “privato” ciò che è (per lo meno, anche) “pubblico”.

Ho invece voluto indugiare sulla novella dell’isola Uap proprio per partire dall’aspetto “pubblico” di affidamento che sostanzia la fiducia in termini di diritto, quale presupposto della stessa condivisione dello spazio comune, delle sue regole e dei suoi obiettivi, affidamento che aumenta il suo rilievo quando il singolo non è in grado di valutare esattamente le regole del gioco, né di cogliere quali siano i fili principali della matassa della complessità che in realtà forma il «mercato». Dovremmo quindi forse dedicare più attenzione non tanto alla fiducia, quasi messianica, nella trasparenza e nella rappresentatività dell’informazione sintetica, quanto piuttosto a quella nel valore comune del funzionamento del mercato. Molto si comincia a dire di mercato e democrazia. Molto meno di mercato e fiducia.[8]

Note

7.  Interessanti i risultati dello studio di Pellagra, Isoni e Sitzia, I Trust You, Not What They Say About You. An Experimental Investigation of the Effect of Direct and Indirect Reputation, Working Paper Università di Cagliari, 2008.

8.  Inevitabile il riferimento a Stiglitz, tra cui: In un mondo imperfetto. Mercato e democrazia nell’era della globalizzazione, Donzelli, 2001.

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