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Pensieri sotto l’albero

di - 24 dicembre 2012
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni sui prossimi concorsi universitari di alcuni autorevolissimi studiosi, liberi di esprimere il loro pensiero in quanto ormai usciti dai campi di battaglia.

I firmatari di questa lettera sono tutti professori fuori ruolo, in ragione dell’età. Essendo “fuori della mischia” e non essendo chiamati ad esprimerci quali commissari nelle prossime abilitazioni, abbiamo pensato che, sulla base della nostra esperienza, potessimo essere utili dando qualche consiglio – che speriamo possa essere ritenuto buono – a coloro che saranno chiamati a svolgere l’attività di valutazione e selezione comparativa.
La legge 30 dicembre 2010, n. 240 ha innovato profondamente la disciplina del reclutamento dei professori universitari, introducendo l’abilitazione scientifica nazionale. Con l’emanazione dei regolamenti attuativi, si sono realizzati solo alcuni tra i presupposti indispensabili per avviare il complesso processo che – con l’abilitazione, seguita dai concorsi locali – consentirà di rinnovare gli organici delle università: occorrono dati e previsioni attendibili sui posti che si renderanno disponibili, risorse finanziarie sufficienti, indicazioni operative per le commissioni.
È necessario, inoltre, che le comunità scientifiche diano il proprio apporto alla definizione di criteri e parametri specifici, differenziati per la prima e la seconda fascia. Alcune, dall’area informatica a quella medica, hanno già provveduto. Altre si accingono a farlo. Non è un compito facile, anche perché il regolamento n. 76/2012 ha introdotto meccanismi innovativi (indicatori, mediane) e, a prima vista, congegnati in modo da accentuare l’importanza dei parametri di tipo quantitativo.
In realtà, proprio il regolamento dispone che il superamento delle mediane riferite ai tre indicatori stabiliti per le scienze sociali e umane, pur costituendo una condizione necessaria ai fini del conseguimento dell’abilitazione scientifica, non è anche una condizione sufficiente. Spetta alla commissione che sta per essere costituita nei vari settori concorsuali, infatti, il compito di ponderare ciascun criterio e parametro previsto dal regolamento; di definire “ulteriori criteri e parametri più selettivi ai fini della valutazione delle pubblicazioni e dei titoli” presentati dai candidati; d’indicare ulteriori titoli, che contribuiscano a fornire un “migliore profilo scientifico del candidato” (articoli 3 e 5, D.M. n. 76/2012). La commissione dovrebbe, quindi, esercitare il potere d’integrare i criteri e parametri stabiliti dal regolamento in relazione a vari profili qualitativi, svolgendo un esame comparativo e dicendo l’ultima parola sui candidati, alla luce dei criteri forniti e di quelli che avrà raccolto e applicato. Nel novero di tali profili, quattro presentano particolare importanza: la rilevanza e l’originalità delle pubblicazioni, l’adeguatezza dei titoli, la continuità dell’attività scientifica, l’internazionalizzazione.
La necessità di privilegiare i criteri qualitativi, idonei a valorizzare il carattere innovativo e originale – e, con esso, il merito – delle ricerche svolte, si manifesta soprattutto in relazione alle pubblicazioni. I criteri sanciti dal regolamento richiedono, giustamente, di tenere conto della rilevanza, dell’innovatività e del rigore sistematico. Quei criteri possono essere utilmente precisati dalle commissioni: in primo luogo, attribuendo il giusto rilievo, per articoli, saggi e monografie, ai lavori che costituiscono l’esito di studi compiuti, con risultati rilevanti e originali, tali da segnalare un concreto avanzamento delle conoscenze disponibili, e un uso consapevole delle metodologie tradizionali e più recenti; in secondo luogo, per quanto concerne segnatamente le monografie, distinguendo con chiarezza i lavori fondati su una compiuta e impegnativa ricerca pluriennale e su una salda conoscenza degli studi precedenti, e attribuendo un peso maggiore ai lavori nei quali sono riconoscibili sia la rilevanza dell’argomento affrontato, sia il carattere di prima mano dello studio (onde distinguerlo dalla raccolta di contributi, pur pregevoli, già editi), sia, infine, il carattere sistematico; in terzo luogo, soprattutto per la prima fascia, in relazione alla quale va accertata la piena maturità scientifica, considerando la varietà delle tematiche affrontate. Infine, è importante la continuità dell’attività scientifica. Le ricerche non si possono improvvisare. Richiedono dedizione piena e impegno duraturo, che andrebbe valutato dalle commissioni, sia esaminando i “curricula”, sia ponderando i risultati espressi dalle opere.
L’importanza dei titoli presentati dai candidati non va trascurata, sotto un duplice profilo. Da un lato, va valorizzata la partecipazione a progetti di ricerca nazionali ed europei finanziati su base competitiva e, in grado di crescente intensità, il coordinamento di unità di ricerca e la direzione dei progetti. Dall’altro lato, va valorizzata l’esperienza acquisita nell’insegnamento e, più in generale, nelle università. Poiché il regolamento fa riferimento all’attribuzione di incarichi di insegnamento presso atenei e istituti di ricerca, esteri e internazionali, di alta qualificazione, si deve ritenere che quell’opportunità debba senz’altro essere colta dalle commissioni. Poiché – come notato – il regolamento consente alle commissioni di fare riferimento ad “altri titoli, … che contribuiscano a una migliore definizione del profilo scientifico” dei candidati, è auspicabile che esse annettano la giusta importanza all’aver tenuto corsi regolari nelle università italiane o in equivalenti istituzione straniere.
Infine, è importante l’internazionalizzazione. Il regolamento impone di dare il giusto rilievo, in modo differenziato tra la prima e la seconda fascia, alla rilevanza internazionale delle pubblicazioni e dei titoli presentati dai candidati. Ciò richiede di tenere nel debito conto, più di quanto si sia fatto in passato, d’una serie di fattori: la fellowship in importanti istituzioni internazionali ed estere; la partecipazione a progetti di ricerca europei e internazionali attribuiti su base competitiva; la pubblicazione di lavori sulle riviste e collane internazionali (non solo in lingua inglese, ma anche francese, tedesca, spagnola) più apprezzate per la selezione che compiono; lo svolgimento di soggiorni di studio e di insegnamento, di adeguata durata, presso università ed enti di ricerca di altri Paesi.
Ci auguriamo che, non solo nella nostra disciplina, le commissioni sappiano interpretare il ruolo di fondamentali garanti della qualità degli studiosi, all’interno delle rispettive comunità scientifiche.

Marco Cammelli – Sabino Cassese – Giorgio Pastori – Alberto Romano
Fabio Roversi Monaco – Franco G. Scoca – Domenico Sorace

 

 


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