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I living wills e un articolo del Prof. Gabrielli

di - 26 marzo 2010
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[*] Occorre premettere che i living wills sono ancora in fase di approfondimento. Per quanto riguarda l’Inghilterra, la FSA ha pubblicato nell’ottobre scorso un Discussion Paper, DP 09/4 e sta conducendo un esercizio pilota con le principali banche – le banche sistemicamente rilevanti – per vedere come l’idea potrebbe funzionare.

Penso che il prof. Gabrielli abbia a mente il modello “tipico” di banca di deposito, che raccoglie depositi dal pubblico, ed eroga credito commerciale e al dettaglio (consumo/mutui). L’opportunità di disporre dei living wills è però scaturita – credo – dalla crisi di intermediari che sono lontani da quel modello: il loro passivo è fatto, in toto o in parte prevalente, di finanziamenti sull’interbancario e sul mercato monetario; le loro attività usano strumenti finanziari complessi, entro, e spesso fuori, bilancio; ampia è l’operatività transfrontaliera. Il caso Lehman ha mostrato come anche un intermediario “non bancario”, nel senso di cui sopra, possa avere un rilievo sistemico, sia cioè toointerconnected to fail; come queste connessioni abbiano un effetto domino tale da paralizzare i mercati; e come sia estremamente complesso liquidare le sue posizioni, e i relativi contratti, dopo che l’intermediario è “defunto”.

La FSA respinge l’idea che tali complessi intermediari non possano fallire, ma vorrebbe che il loro fallimento non creasse i suddetti sconvolgimenti sistemici o mettesse a rischio il denaro del contribuente. A tal fine, l’intermediario e l’autorità dovrebbero, anticipatamente e in contraddittorio, pianificare un insieme di azioni, effettuare uno scambio di informazioni, individuare gli ostacoli che possono frapporsi a un recupero (recovery strategy), o a un’ordinata liquidazione (resolution strategy), dell’intermediario stesso nel caso di crisi. In tale pianificazione consistono i living wills.

Aggiungerei che se la normativa sui living wills è applicata a tutti (quelli “sistemicamente rilevanti”),non dovrebbero scaturire conseguenze “reputazionali”, o “psicologiche”, negative. Presumo poi che il “testamento”, convenuto con le autorità, non sia pubblicamente divulgato: un ulteriore motivo che fugherebbe “incertezze” dei depositanti e investitori. Inoltre, la predisposizione dei living wills non presuppone patologie in essere (così come chi stabilisce come essere trattato in caso di sua incapacità di intendere, non è già affetto da incapacità).

È interessante che, in tale pianificazione, il DP ammetta che potrà essere possibile separare (“clear separation”) il deposit-taking dal proprietary trading della banca, sicchè la seconda funzione possa essere liquidata senza far mancare sostegno alla prima: è forse un ritorno a un Glass-Steagall mascherato? (il “piano Volcker” contiene la stessa idea).

Commento al contributo:

[*] “Testamenti viventi” per banche ……in futura agonia
di Enrico Gabrielli – 25 gennaio 2010


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