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WTO e misure anticrisi: alcune suggestioni

di - 14 dicembre 2009
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Sommario: 1. Qualche numero sulla crisi. 2. La reazione protezionistica di USA e Francia. – 3. La posizione ufficiosa della WTO. – 4. I sistemi di reazione.

1. Qualche numero sulla crisi

Per avere un’idea dell’entità della crisi che le economie globali stanno affrontando ci si può riferire al rapporto pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale per il quale la crescita globale del 2009 sarà pari a solo ½ punto percentuale (si pensi che, stando alle tabelle allegate al rapporto FMI, la crescita per l’anno 2007 è stata del 5,2% e per l’anno 2008 del 3,4%)[1].
Con riferimento a tali stime, il Presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick ha recentemente preannunciato che le previsioni della Banca Mondiale vedono per l’anno 2009 una contrazione dell’economia mondiale addirittura fra l’1 e il 2%, e che “un dato globale come questo non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale, che in realtà vuol dire dalla Grande Depressione”[2].
Gli analisti della WTO hanno pubblicato una previsione di contrazione del commercio globale come conseguenza della recessione pari al 9% per l’anno 2009[3].
L’International Labour Organization, organismo delle Nazioni Unite, ha previsto, nel suo rapporto annuale sulle tendenze nel mercato del lavoro, un “drammatico aumento” del numero dei senza lavoro per il 2009. Lo scenario prefigurato dall’ILO vede un aumento tra i 18 e i 30 milioni di disoccupati a livello mondiale rispetto ai livelli del 2007, fino ad un massimo di 50 milioni di disoccupati se la situazione continuerà a peggiorare. In quest’ultima ipotesi, dice ancora il rapporto, “qualcosa come 200 milioni di lavoratori, prevalentemente nelle economie in via di sviluppo, potrebbe finire nella povertà estrema”[4].

2. La reazione protezionistica di USA e Francia

Di fronte a una crisi di tale entità, alcuni Paesi, in particolare USA e Francia, stanno reagendo, com’è noto, con misure protezionistiche. In particolare, negli Stati Uniti all’American Recovery and Reinvestment Act (c.d. stimulus package, o pacchetto di stimolo fiscale) appena approvato è stata introdotta la clausola del “Buy American”. Tale clausola contenuta nella Section 1605 dell’American Recovery and Reinvestment Act prevede, in sostanza, che le industrie americane utilizzino, per i progetti finanziati dal pacchetto di stimolo fiscale (costruzione, modifica, mantenimento, riparazione di edifici pubblici o altri lavori pubblici) ferro, acciaio e prodotti manifatturieri di esclusiva provenienza statunitense[5].
In Francia è stato approvato di recente il c.d. “Pacte Automobile”, il piano di sostegno alle industrie automobilistiche, il quale prevede prestiti governativi a medio termine (5 anni) fino ad un massimo di 6,5 miliardi di euro alle industrie del settore automobilistico francese (in particolare PSA Peugeot Citroen e Renault), purché dette imprese si impegnino a non chiudere gli impianti attivi sul territorio francese per tutta la durata del prestito e a fare tutto il possibile per evitare esuberi di personale[6].
Si tratta solo di alcune delle più recenti ed eclatanti manifestazioni dell’ondata di protezionismo che ha coinvolto, con una sorta di effetto domino, quasi tutte le economie mondiali[7].
Il ricorso dei governi alle logiche protezionistiche, adottandosi il meccanismo noto in economia sotto il nome di “beggar thy neighbour” (impoverisci il tuo vicino), sta comportando che si ripeta quello che è accaduto dopo il crollo delle borse del 1929, ovvero il “chacun pour soi”.
Inutile evidenziare come tali misure protezionistiche non possano non incidere sulla libera circolazione dei beni e sul commercio internazionale e appare pertanto del tutto lecito chiedersi quale posizione stia assumendo la WTO al riguardo[8] dal momento che uno degli accordi multilaterali che ne costituiscono il fondamento vieta espressamente le sovvenzioni (noi diremmo gli aiuti di stato) accordati specificamente a un’impresa o a un gruppo di imprese[9].

Note

1.  FMI, World Economic Outlook Update, 28 gennaio 2009, http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2009/update/01/, p. 1.

2.  ZOELLICK R., intervento del 21.3.09 al Brussels Forum 2009 organizzato dal German Marshall Fund. La trascrizione è reperibile al link http://www.gmfus.org/brusselsforum/2009/docs/Day2_TransatlanticLeadership.doc, p. 1.

3.  WTO, Press Release, 23 marzo 2009, http://www.wto.org/english/news_e/pres09_e/pr554_e.htm.

4.  ILO, Global Employment Trends, January 2009, http://www.ilo.org/, p. 18 ss.

5.  “In General none of the funds appropriated or otherwise made available by this Act may be used for a project for the construction, alteration, maintenance, or repair of a public building or public work unless all of the iron and steel used in theproject is produced in the United States” (SEC. 1110 use of American iron and steel).

6.  “Pacte Automobile” Fiche 1. Il “Pacte Automobile” è stato approvato il 9.2.2009. Il testo integrale è reperibile al seguente link: www.elysee.fr/download/?mode=press&filename=09.02.09_DPpacteautomobile.pdf.

7.  Si pensi ad es. all’India, che nel novembre 2008 ha elevato i dazi doganali su alcuni prodotti siderurgici; all’Ecuador, che il 26 novembre 2008 ha alzato in misura variabile dal 5 al 20% le tariffe doganali su 940 prodotti, dal burro ai cracker, dai telefoni cellulari agli occhiali; all’Argentina che, sempre nel novembre 2008, ha imposto un meccanismo di licenze non automatiche sull’importazione di prodotti considerati di particolare importanza per l’economia nazionale quali componenti di auto, televisori, giocattoli e scarpe; alla Corea del Sud, che nel dicembre 2008 ha annunciato che i dazi sull’importazione di greggio sarebbero saliti dall’1 al 3% a partire dal marzo 2009; alla Cina, che sempre nel dicembre 2008 ha aumentato i rimborsi dell’Iva sulle esportazioni di alcuni prodotti tessili e bambù, mobili e oggetti di plastica, per un totale di 3.770 articoli; alla Russia che nel gennaio 2009 ha adottato misure di supporto alla produzione automobilistica, inclusi gli aiuti di Stato, ed ha alzato i dazi sull’importazione di auto e camion (Fonte: MERLI A., Se questo non è protezionismo, in IlSole24ore.com, 17 febbraio 2009).

8.  Si ricordi che l’accordo istitutivo della WTO fa parte dell’Atto finale dei negoziati commerciali multilaterali dell’Uruguay Round apertosi a Punta del Este nel settembre 1986, firmato a Marrakesh il 15 aprile 1994 e entrato in vigore il 1 gennaio 1995. LA WTO a differenza di altre organizzazioni economiche a carattere universale non fa parte delle Nazioni Unite. La WTO conta oggi più di 150 membri tra i quali gli USA, gli Stati europei, la stessa Comunità europea, la Cina e molti paesi in via di sviluppo. Nelle relazioni esterne essa è guidata dal Direttore generale (art. VI accordo istitutivo). I suoi organi decidono normalmente in base al meccanismo del consensus e ricorrono alla votazione solo in via residuale (art. IX accordo istitutivo).

9.  L’accordo istitutivo della WTO ha quattro allegati. Nel primo allegato, tra i vari accordi, vi è quello sulle sovvenzioni e sulle misure compensative. Si noti che nell’ordinamento della WTO manca una norma che disponga in modo netto quello che sancisce l’art. 87, comma 3, Tr. CE, lett. b) ossia che possono considerarsi compatibili con il mercato comune (…) gli aiuti destinati (…) a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro”.

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