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Ricordo lustrale di Severino Caprioli

di - 21 Gennaio 2022
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In altra occasione, introducendo ed avviando gli studi per la scuola di diritto sammarinese, Caprioli scriveva[12] ancora: «Se proprio non sappiamo rinunciare ad una tale distinzione» – alludeva alla distinzione fra storia e sistema, genesi e struttura – «se vogliamo considerarla iscritta a priori nella nostra mente, sarà prudente impiegarla con quell’ironia che discende dal saperla estranea all’oggetto osservato».
Nel 2008 Caprioli ha pubblicato un libro che ha intitolato Codice civile. Struttura e vicende e che ha dedicato «agli amici di Tor Vergata»[13]. Si tratta di uno studio profondissimo nel quale si dipanano la struttura e il carattere del “codice” sul piano retorico e metodologico per muovere, successivamente, dai codici civili italiani preunitari e giungere a quello del 1942, del quale sono analizzate in prospettiva storica i diversi istituti per i quali Caprioli ha reso possibile la storia della loro genesi attraverso la lettura parallela delle norme dei vari codici che lo hanno preceduto. Il libro è corredato da alcune Tesi sul codice civile nelle quali convergono alcuni temi assolutamente ricorrenti nel pensiero del Caprioli. È delineato il concetto di “strato normativo” e cioè quell’insieme di precetti che, originariamente distinti, vanno a confluire per un atto di novazione normativa nello strato odierno. La differenza peculiare del codice rispetto alle altre fonti normative è quella di comprendere «insieme i precetti che disciplinano i fenomeni della vita associata e le norme che regolano la lettura degli altri precetti». Dopo aver denunciato l’aspirazione, quasi una costante storica, dei codici (o meglio dei legislatori) a porsi come non bisognosi di interpretazione, Caprioli, ritornando sul tema dell’interpretazione giuridica, ha affermato: «Il campo del codice assume perciò come propri i confini stessi dell’interpretazione in senso giuridico, cioè della ricognizione dei precetti rivolta non alla sola conoscenza di essi ma alla loro applicazione» (p. 195). Il libro, assumendo anche una palese funzione didattica è completato da un ricchissimo corredo di Testi scelti, iniziando da estratti della Costituzione francese del 3 settembre 1791 per concludere con un estratto della Relazione del ministro guardasigilli (Grandi) alla maestà del re imperatore per l’approvazione del Codice Civile del 1942, dopo aver offerto preziose occasioni di studio e riflessione sul Codice civile generale austriaco, sul Codice per il regno delle Due Sicilie, e su vari altri codici preunitari, senza escludere il Codice civile dell’impero germanico, il Codice civile svizzero e il Codice civile per la colonia Eritrea.
Non si può infine dimenticare gli ultimi saggi che valorizzano il più grande giurista medievale che era stato oggetto dei suoi studi anche molti anni prima. Alludo a Bartolo da Sassoferrato di cui Caprioli ha trattato nel suo intervento di apertura, il 13 ottobre 2013, del Convegno internazionale indetto dal Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo – Accademia Tudertina – in occasione del VII centenario della nascita del grande giurista[14]. Caprioli traccia con garbo ed eleganza, e con una vasta messe di riferimenti allusivi, i caratteri distintivi di Bartolo: i momenti della sua formazione, le sue dottrine più rilevanti e “moderne”, il ruolo svolto come cittadino e giurista. Bartolo e il bartolismo, uno dei temi più significativi fra quelli toccati da Caprioli a proposito di Bartolo, lo induce a formulare la più paradossale delle tesi: «Bartolo era un perfetto bartolista. Tutte le scientiae giravano per lui come satelliti intorno alla giurisprudenza, essendo le sue ancillae». Caprioli mette in luce come Bartolo costituisca quasi «un eroe eponimo di una lunga età nel pensiero giuridico occidentale» e come «il Bartolo dal quale ebbe inizio la storia del bartolismo si appoggia sul Bartolo storico» ma, in un certo senso, il bartolismo ottunde una lineare visione di Bartolo nella storia mentre noi «non abbiamo bisogno di eroi del pensiero, ma di uomini pensanti». Attraverso Bartolo si gettano le basi del diritto internazionale, del diritto commerciale e del credito, del diritto industriale e della tutela del marchio, senza dimenticare la questione estremamente attuale delle giurisdizioni concorrenti.
Con quale vigore e con quanta forza Caprioli ha richiamato i suoi lettori ad un impegno di studio più aperto, più interdisciplinare, meno condizionato dagli steccati disciplinari o dai pregiudizi degli studi settoriali, o temporalmente delimitati, oppure orientati univocamente verso un esclusivo campo di ricerca. Insomma un grande maestro che è opportuno ricordare anche per i suoi contributi in materia di diritto positivo.

Note

12.  S. Caprioli, Per la scuola sammarinese di diritto comune vigente, in Miscellanea dell’Istituto giuridico sammarinese, fasc. 1 (febb. 1991), p. 23.

13.  Codice civile. Struttura e vicende, Milano 2008.

14.  La sorte di Bartolo in Bartolo da Sassoferrato nel VII centenario della nascita: diritto, politica, società. Atti del L Convegno storico internazionale, Todi-Perugia, 13-16 ottobre 2013, Spoleto 2014, pp. 1-32.

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