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Nuove sfide alla concorrenza nell’economia digitale

di - 31 Maggio 2021
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Nel dizionario sul diritto della concorrenza che oggi discutiamo un ruolo cruciale è svolto dal concetto di concorrenza in economia, specialmente in alcuni capitoli della parte seconda dedicati al diritto antitrust.
Questo non stupisce: è infatti nel ruolo dell’antitrust che diventa particolarmente rilevante il modo di vedere la concorrenza in economia.
Quando parliamo di concorrenza in economia, dobbiamo tener conto che: a)  il modo con cui questo concetto è stato visto nella teoria economica è cambiato nel tempo; b) questo cambiamento è stato condizionato da come si sono modificate le  caratteristiche del sistema economico.
Gli economisti classici, e in particolare Smith, avevano un concetto dinamico della concorrenza; non era tanto un grande numero dato di imprese a contare, ma un comportamento delle imprese esistenti tale da non impedire alle altre imprese esistenti di svolgere la loro funzione e a nuove imprese di entrare nel mercato.
Nel concetto di concorrenza perfetta dell’economia neoclassica invece è stato il numero dato di imprese a diventare cruciale; questo numero doveva essere così grande da non permettere a nessuna singola impresa di determinare il prezzo di mercato.
Al tempo stesso però, il modello neoclassico era del tutto irrealistico, lasciando la determinazione del prezzo di mercato e delle quantità scambiate a un soggetto esterno e del tutto astratto come il “banditore” introdotto da Walras.
La visione dinamica è stata ripresa da Schumpeter secondo il quale la concorrenza è determinata dalla possibilità di entrata di imprese innovatrici che sarebbero state in grado di ridurre, fino ad annullarli, gli extra-profitti delle imprese esistenti.
Il modello schumpeteriano è stato alla base della più appropriata visione della concorrenza oggi in grado di fornire un approccio realistico al modo di funzionare dei sistemi economici, quella dei “mercati contendibili” di Baumol.
Questa visione più appropriata dinamica della concorrenza, definita non dal numero delle imprese, ma  dalla possibilità di entrata di nuove imprese, e dal fatto che nessuna delle imprese esistenti impedisca alle altre di rispondere alla domanda dei consumatori, si applica in particolare oggi a un sistema economico radicalmente cambiato per gli sviluppi delle tecnologie digitali e delle applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Alcune caratteristiche dell’economia digitale limitano la competitività in senso dinamico: effetti di rete per le piattaforme digitali, i quali implicano che l’aumento del numero di utilizzatori della piattaforma ne accresca il valore di mercato; le economie di scala e di scopo provocate da bassi costi variabili e elevati costi fissi; la capacità di disporre di dati che costituisce una barriera all’entrata.
I mercati delle economie digitali sono caratterizzati da un paradosso che incide sulla concorrenza.
Le tecnologie digitali offrono ai consumatori sempre nuovi beni e servizi a costi marginali vicini allo zero; e questo aumenta il valore di mercato delle piattaforme.
Ma a questa maggiore disponibilità di accesso ai servizi delle piattaforme da parte dei consumatori non corrisponde una adeguata possibilità per chi entra come produttore nelle attività online di affermarsi in un mercato che è organizzato in modo che “chi vince prende tutto”.
Le imprese esistenti rendono difficile, se non impossibile, l’azione indipendente di un innovatore; magari sfruttandone le competenze e asservendolo alla propria attività, con la promessa di lauti guadagni.
L’affermarsi di “superstar” sul mercato globale che usano la loro forza per fermare la concorrenza apre nuove sfide all’attività antitrust.
Il compito principale dell’autorità di protezione e sviluppo della concorrenza diventa quello di far sì che sia consentito a chi intende esercitare una iniziativa imprenditoriale nella produzione di beni e servizi mediante le tecnologie digitali di poter effettivamente verificare la propria capacità di successo sul mercato.
Queste sfide che non possono essere affrontate solo a livello nazionale; anche se una azione nazionale è sempre importante.
Ma, data la dimensione sovranazionale delle attività delle piattaforme digitali di successo, è necessaria e urgente una cooperazione internazionale tra le autorità antitrust.
Ma questa cooperazione internazionale non facile: ogni nazione tende a massimizzare il proprio guadagno derivante dal poter disporre dei servizi delle piattaforme digitali e spesso orienta a questo scopo non solo l’attività antitrust, ma la stessa politica fiscale.
Insomma, si richiede di superare un altro ostacolo che manifesta come al procedere della globalizzazione in senso economico non riesce a tenere il passo necessaria globalizzazione istituzionale.

Ignazio Musu, Università Ca’ Foscari, Venezia.


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