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Corte costituzionale tedesca e Corte di giustizia UE: un dialogo tra sordi al bivio tra Andria e Perinzia

di - 26 Maggio 2020
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A distanza di alcuni anni dall’inizio di questo viaggio in mare aperto, tuttavia, il superamento della crisi economica ed il raggiungimento dei livelli inflazionistici prestabiliti è un miraggio lontano (al punto da potersi ipotizzare che essa dipenda da cause strutturali e non meramente contingenti) reso ancora più evanescente dai gravissimi effetti sul piano economico della pandemia in atto.
Ne discende che la navigazione a vista deve ora lasciare il passo all’approfondita riflessione sulle rotte già seguite e, in ultima analisi, al confronto democratico sui vantaggi e gli svantaggi derivanti dal definirne di nuove o dal tornare indietro.
Non è certamente la prospettiva meno rischiosa, ma è il portato di ogni scelta libera e consapevole: la stessa libertà e consapevolezza che ha indotto la BCE ad adottare la giusta decisione – l’unica possibile a quel tempo – in grado di salvaguardare il progetto europeo.
Risuonano attuali le parole con le quali l’allora Presidente della BCE Mario Draghi, nel celebre discorso del 26 luglio 2012, lasciò intendere la piena consapevolezza del carattere politico dell’adozione di politiche monetarie non convenzionali: “But the third point I want to make is in a sense more political. When people talk about the fragility of the euro and the increasing fragility of the euro, and perhaps the crisis of the euro, very often non-euro area member states or leaders, underestimate the amount of political capital that is being invested in the euro (…) To the extent that the size of these sovereign premia hampers the functioning of the monetary policy transmission channel, they come within our mandate”.
Più Europa e non meno Europa sembra ancora oggi la direzione più vantaggiosa per tutti i Paesi coinvolti nel progetto di Unione: ma quand’anche in ragione dell’emergenza sanitaria si giunga ad accordi di carattere eccezionale per sostenere a fondo perduto i Paesi più esposti sul versante economico-finanziario, in assenza di una svolta in senso federalista si vareranno interventi di corto respiro per quanto di alto valore simbolico.
Gli squilibri resterebbero immutati ed al termine dell’emergenza saranno ancora fischi tra merli e non dialoghi tra persone.
Senza cedere a solipsismi nazionalistici o ad autoreferenziali europeismi, occorre evitare che l’Unione Europea segua la sorte della città invisibile di Perinzia, che per errore di calcolo o eccesso di mimesi, s’illuse di riflettere la perfezione universale e finì presto col ritrovarsi abitata da mostri.

Gianfranco Trovatore*

*Le opinioni espresse impegnano soltanto la persona dell’autore e non coinvolgono in alcun modo l’Istituzione di appartenenza

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