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L’affaire Khashoggi. Una spy-story finita male e dalle imprevedibili conseguenze politiche

di - 6 novembre 2018
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Come spesso succede nelle operazioni portate avanti dai servizi segreti, anche nell’affaire Jamal Khashoggi poche sono le certezze, molti gli interrogativi senza risposte, diversi i “buchi neri” e del tutto incerte le conseguenze politiche che ne potranno scaturire.
Cominciamo dalle certezze. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che l’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuta il 2 ottobre scorso all’interno del consolato dell’Arabia Saudita di Istanbul, sia stata una vera e propria esecuzione extra-giudiziaria. Un omicidio premeditato e lungamente preparato.
Non una novità del resto nel mondo dello spionaggio “nero”. Si potrebbero al riguardo citare numerosi precedenti. Dall’avvelenamento a Kuala Lumpur (2017) di Kim Jong-nam, fratellastro di Kim Jong-un, all’uccisione a Londra dell’ex primo ministro iracheno Abd-ar Razzak (1978); dall’eliminazione, sempre a Londra, dell’ex agente segreto e dissidente Aleksandr Litvinenko (2006) all’assassinio dell’oppositore bulgaro Georgi Markov con un “ombrello killer” (1978) ecc…

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