Ricordo di Alberto Romano
Ad un anno dalla scomparsa, ApertaContrada ricorda con commozione il Prof. Alberto Romano, pubblicando la trascrizione del ricordo di Paolo Lazzara, pronunciato al convegno annuale dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Amministrativo (AIPDA) di Bari del 2025
Ognuno di noi ha molti ricordi di Alberto Romano per le migliaia di occasioni che lo vedevano presente nel nostro mondo. Non farò nomi perché sarebbe un elenco infinito di persone e luoghi.
Dopo le importanti parole di Roberto Cavallo Perin, mi fa piacere ricordare anche l’attenzione di Alberto Romano per la comunità scientifica che considerava luogo indispensabile e strumento necessario di condivisione della vita universitaria e accademica a trecentosessanta gradi.
Comunità che conosceva benissimo e che aveva dal suo punto di vista precise condizioni per farvi parte: essere studiosi e/o studiose, amici, universitari; con un dna preciso, anche se articolato e cangiante sulle diverse persone; studiosi collegati tra di loro da una stima reciproca, in una scuola, in un gruppo di colleganza e amicizia.
Sicuramente l’amore per lo studio e l’accademia in Alberto Romano non potevano essere in alcun modo scissi. Gli studi universitari, nel bene e nel male, devono essere pensati e realizzati solo ed esclusivamente nel contesto dell’Accademia.
Sicuro che l’Università debba avere un profilo unitario e nazionale, senza eccedere nei localismi che hanno caratterizzato le riforme degli anni 2000.
Analizzava con grandissima efficacia il rapporto tra Accademia e singole Università, criticando le eccessive intrusioni degli Atenei in ambiti che sarebbero di esclusivo interesse dell’Accademia e degli Studiosi (concorsi, cattedre, ecc.). Vedeva la sua Università piano piano scomparire, con grande consapevolezza ma senza eccessi di pessimismo.
E’ stato in questo senso un avversario del localismo e del provincialismo che ha nociuto al nostro sistema e che ha segnato la fine di un sistema accademico-universitario unitario, che probabilmente non c’è più.
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Alberto Romano ha sempre agito in modo veramente comunitario formale e sostanziale, rigoroso ed elastico a seconda dei casi, amicale e rispettoso di tutti. Aperto al dialogo con le altre discipline, soprattutto costituzionalistiche, processualistiche ed eurounitarie; del diritto UE coglieva – prima di tanti altri – la portata prorompente e sottolineava le peculiari dinamiche di un ordinamento che nasce e deve farsi spazio, in un contesto istituzionale già compiuto. La sovrapposizione dell’Istituzione eurounitaria agli Stati nazionali (precedenti) costituiva fenomeno privilegiato per la teoria della pluralità degli ordinamenti.
Il dialogo e la colleganza si imperniavano anzitutto sulle singole persone, su singoli colleghi e colleghe sui quali riponeva grande fiducia e attenzione (sempre ricambiata). Su un tema, un problema, di una questione, diceva… ok parlerò con… indicando il collega o la collega di turno, che aveva individuato come il migliore referente per capire una questione, risolvere un problema o organizzare qualcosa.
Attentissimo ai giovani che seguiva anche a prescindere dalle provenienze di scuola, e con una prospettiva che sottintendeva ancora una volta un disegno di comunità – di “bravi” – che si doveva rinnovare nella continuità, affrontare il domani con i piedi ancorati al passato e al presente, oltre le specifiche dinamiche di scuola.
I giovani “bravi” come usava dire, che si sentivano attratti e in un certo senso accolti in una comunità autorevole e prestigiosa, quella di tanti maestri, amici tra loro.
Ricordo il dolore mai superato per la prematura scomparsa di alcuni colleghi giovani sui quali riponeva grande fiducia, oltre che stima. Veniva meno un mattone di un’ipotetica costruzione ideale alla quale implicitamente faceva sempre riferimento…luoghi, persone, scuole.
Comunità accademica che seguiva in chiave, ripeto intergenerazionale, e nazionale. I suoi rapporti di amicizia diffusi su tutto il territorio, lo rendevano informato di ogni questione che riguardasse la nostra comunità, convinto che ogni evento – anche locale – potesse e dovesse essere condiviso e, se possibile, risolto, in chiave unitaria, con grande fiducia e grande rispetto per il prossimo.
Gli amici erano dunque, fiorentini, milanesi, palermitani, messinesi, torinesi, catanesi, pisani, napoletani, bolognesi, ecc.
Riservava grande attenzione agli aspetti geografici della nostra comunità, sicuro che essa può crescere solo se unita, oltre gli inevitabili contrasti che si superano sempre.
Attentissimo ai rapporti con le giurisdizioni, considerava il Consiglio di Stato un’istituzione importantissima, anche per il livello delle persone che lo compongono. Anche in questo ambito riservava grande attenzione alle persone, ai singoli giudici, alle loro sentenze e seguiva integralmente la giurisprudenza amministrativa anche se teneva alla separazione tra dottrina e giurisprudenza.
Le più importanti sentenze del Consiglio di Stato erano per lui delle colonne portanti rispetto agli istituti di genesi pretoria, convinto che l’ordinamento si costruisce anche, e soprattutto, con la giurisprudenza prima che con le leggi. Attento, ma fortemente critico, delle continue “riforme” in modo quasi contraddittorio leggeva tutte le gazzette ufficiali, ivi compresa la serie speciale della Corte costituzionale.
AIPDA era uno dei principali strumenti a cui fare riferimento. La comunità dei professori all’interno della quale si deve svolgere la ricerca universitaria. Ne ha condiviso la fondazione e ha sempre partecipato ai convegni e alle assemblee, con attenzione e rigore; fautore semmai (anche se raramente) di critiche interne, costruttive; mai disfattista e in questo senso coraggioso e inguaribilmente ottimista.
I convegni erano di massima importanza per le ragioni che ho cercato di dire. Luoghi di incontro tra studiosi, amici.
Credo che oggi questo messaggio e ricordo si materializzi in questa aula con tutti noi veramente interessati agli approfondimenti scientifici di alto livello, attenti però alla nostra amicizia, agli studi e all’Università come istituzione.
Farei una foto di questa bellissima Aula, per mandarla al Nostro Maestro, sono sicuro che avrebbe risposto con il solito e instancabile entusiasmo per i convegni, per gli studi e per gli amici.
Grazie.
Bari AIPDA 10-10-2025
