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La Democrazia in Cina?

di - 28 Gennaio 2022
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Questo scritto offre un sommario del libro bianco del Consiglio di Stato Cinese, pubblicato il 4 dicembre 2021. Il documento può essere consultato in inglese presso http://www.news.cn/english/2021-12/04/c_1310351231.htm[1].

L’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato Cinese(国务院新闻办公室 – Guowu Xinwen Bangongshi) ha recentemente rilasciato un libro bianco intitolato China- Democracy that works (中国的民主 o Zhongguo de minzhu). E’ opportuno esaminarne il contenuto, poiché fornisce dei chiarimenti su alcuni passaggi affrontati anche dalla Risoluzione storica di cui si è recentemente scritto in questa rivista[2]. Tuttavia, occorre precisare fin da subito che la Risoluzione, pur caratterizzata da un tono autocelebrativo, non è ha finalità intrinsecamente legate alle esigenze della propaganda cinese. Come si è detto a suo tempo, è una narrazione storica che il partito rivolge in primo luogo ai propri membri e costituisce un tassello centrale nel processo di costruzione di un’identità socialista cinese. Diversamente, il libro bianco di cui qui si tratta proviene dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato Cinese, che a sua volta è coordinato dai dipartimenti di propaganda estera del PCC. In altre parole, il suo scopo principale non è contribuire al dibattito interno sulla natura della democrazia cinese, bensì di replicare alle narrative sulla natura dello stato cinese diffuse dai notiziari occidentali. Del resto, la natura di contropropaganda del documento è confermata dal tono polemico del titolo: “La Cina – Democrazia che funziona”.
Tanto premesso, è tuttavia innegabile che si tratti di un documento di grande interesse. Da un lato, la volontà di riaffermare una visione positiva dello Stato cinese nega aprioristicamente la validità  di ciascun argomento utilizzato dai suoi difensori. D’altro canto, nella misura in cui la Cina si presenta come una alternativa all’occidente agli altri Stati in via di sviluppo, nessuno dei quali può essere considerato una liberal-democrazia di stampo occidentale, né pone il raggiungimento di un siffatto tipo di democrazia come un obiettivo esistenziale, il libro bianco può essere preso come una pietra miliare nell’ambito di un dibattito tra Cina, BRICS ed altri paesi in via di sviluppo.
Venendo al contenuto del documento, esso si compone di cinque parti. La prima, intitolata Processo Integrale di Democrazia Popolare sotto l’egida del Partito Comunista, oltre a ribadire i canoni storici espressi nella Risoluzione Storica, accenna al concetto di “processo integrale di democrazia” (人民实现全过程人民民主).  Questo applica alle istituzioni statali il concetto di “linea di massa” (群众路线 – qunzhong luxian). Il concetto di linea di massa è a sua volta una riedizione dell’idea confuciana per cui dal popolo si irradiano delle necessità di legislazione e, a prescindere dalla forma di governo, il governante saggio deve seguirle. Conviene anzi coinvolgere il popolo nel processo di formazione delle leggi, in modo da rispondere alle sue aspirazioni ed attingere alle sue esperienze. La forza ed i limiti della nozione di processo integrale, sono evidenti nelle parole di Tian Peiyan, Vicedirettore dell’Ufficio di ricerca politica del Comitato Centrale del PCC, che, nella conferenza stampa di presentazione del libro bianco, ha affermato: “La democrazia non è un orpello, ma uno strumento per risolvere le preoccupazioni del popolo”.
La concezione della democrazia come strumento di raccolta e realizzazione delle istanze del popolo si riflette nella descrizione delle istituzioni, contenuta nel secondo paragrafo del libro bianco. Questo ripercorre alcuni degli strumenti attraverso i quali il PCC si avvale di un capillare meccanismo di raccolta di informazioni ed istanze del pubblico. Il primo ingranaggio nel meccanismo sono i congressi del popolo. Il Congresso Nazionale del Popolo è l’organo legislativo dello Stato cinese ed è a capo di un sistema di congressi del popolo locali, distribuiti lungo vari livelli, che ricalcano la suddivisione amministrativa dello Stato cinese (Nazione, Provincia, Prefettura , Contea, Comune e Villaggio). Così come il Congresso Nazionale del Popolo nomina il Presidente, il Vice Presidente, il Primo Ministro e i Ministri (che in Cina si riuniscono in un organo chiamato Consiglio di Stato), il Presidente e i Membri della Commissione Militare Centrale, il Presidente della Commissione Nazionale di Supervisione, il Presidente della Corte Suprema del Popolo e il Procuratore Generale della Procura Suprema del Popolo, i  livelli locali dei congressi del Popolo nominano  gli organi corrispondenti a livello locale. Ad esempio, i membri delle procure provinciali sono nominate dai congressi provinciali del popolo, spesso tra liste di nomi fornite dalla Procura Suprema e le procure prefettizie dai congressi prefettizi del popolo, tra i soggetti indicati dalle procure provinciali del popolo, fino ad arrivare alle procure competenti per municipi e villaggi.
Il sistema di congressi del popolo è ritenuto democratico non perché consente a ciascun cittadino di partecipare al processo di formazione delle leggi, ma poiché, grazie alla partecipazione di 2.620.000 deputati, suddivisi lungo i cinque livelli lungo cui lo Stato cinese si articola, consente  alle istanze della base di pervenire ai livelli superiori. Il principale strumento attraverso ciò cui avviene sono i congressi annuali del popolo, che di anno in anno sono svolti dapprima a livello locale, nei congressi del popolo di comuni e villaggi, e successivamente, a livello di Contea, poi di Prefettura, di Provincia, fino al arrivare al Plenum del Congresso Nazionale del Popolo. Quest’ultimo organo, oltre ad esercitare i poteri legislativi e di nomina/ supervisione di cui si è detto, decide gli indirizzi da applicare alle questioni politiche più importanti. Un corrispondente potere è esercitato dai congressi locali, con riferimento a questioni politiche di interesse locale.
Il sistema dei congressi consiste a ben vedere di un sistema di raccolta e trasmissione delle istanze verticale: salvo possibili colli di bottiglia, attraverso i congressi, le istanze degli organi periferici possono confluire verso gli organi centrali. Ai congressi si affiancano meccanismi di raccolta e trasmissione di istanze che potremmo definire orizzontali. Siffatti meccanismi sono si aggiungono ai canali principali, dominati dalla presenza del PCC e, per usare un’espressione del libro bianco, attivano le cellule della società esterne al PCC. Tra questi, il libro bianco menziona in primo luogo il sistema di cooperazione multipartitica. In Cina, infatti, pur non ammettendosi partiti di opposizione, né venendo riconosciuta agli individui una libertà di associazione politica, esistono otto partiti politici oltre al PCC. La condizione di questi otto partiti è istituzionalmente subalterna. Ad essi sono tuttavia riservati delle percentuali nei congressi del popolo a tutti i livelli e ruoli dirigenziali negli organi di stato.  A livello apicale, il contributo dei partiti allineati al PCC si realizza nella partecipazione alla Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese. La sessione annuale del CPCPC si svolge contemporaneamente al Plenum dell’Assemblea Nazionale del Popolo.
La cooperazione orizzontale è perseguita da un’ulteriore istituzione collegata al Congresso Nazionale del Popolo, il Fronte Patriottico Unito, che, oltre a membri di spicco del PCC, include rappresentanti delle minoranze etniche, di Taiwan, di Hong Kong e Macao e dei cinesi d’oltremare. Particolare importanza è attribuita al sistema di rappresentanza delle minoranze etniche, che pure è concepito in modo strumentale all’obiettivo di rafforzare il senso di identità e unità nazionale e non già di conservarne i tratti culturali. Lo scopo dell’autonomia regionale, secondo i redattori del libro bianco, è di assicurare l’uguaglianza dei cittadini appartenenti a minoranze etniche e garantirgli la possibilità di attingere a servizi economici, sociali e culturali in modo conforme alle esigenze di ciascuna minoranza. L’enfasi è posta sull’armonia tra etnie, con l’obiettivo dichiarato dell’unità etnica e non già del mantenimento delle differenze.
L’ultimo elemento che secondo il libro bianco compone il processo integrale di democrazia è il sistema di autogoverno delle comunità territoriali. I comitati posti a capo delle comunità locali sono eletti  a maggioranza (il libro bianco utilizza l’espressione “democraticamente”) dai residenti delle  comunità rurali. Le elezioni in Cina sono aperte anche ai non iscritti al PCC, ma avvengono sotto la direzione delle sezioni locali del Partito. Le comunità territoriali coinvolgono inoltre i residenti nella gestione degli affari locali, attraverso meccanismi di consultazione e incontri con i residenti delle comunità.
Il libro bianco analizza in maggiore dettaglio alcuni aspetti della partecipazione dei residenti all’attività dei comitati posti a capo delle comunità locali. La composizione dei congressi del popolo è il risultato di un sistema di elezioni, come al solito articolato lungo cinque livelli. I cittadini eleggono i membri dei congressi municipali e di villaggio, che a loro volta eleggono i membri dei congressi di livello superiore, fino ad arrivare, secondo il solito schema piramidale, al Congresso Nazionale del Popolo. Come si è accennato, forme di partecipazione dei cittadini al lavoro dei congressi del popolo avvengono anche attraverso le consultazioni. La regola è che i residenti partecipino alle maggiori decisioni prese dai congressi locali e i congressi locali alle decisioni prese dai congressi di prefettura, che a loro volta sono consultati dai congressi provinciali, ecc. Può tuttavia accadere che per le questioni più importanti, ampie fette della società siano consultate dai congressi di alto livello. Un esempio significativo sono state le consultazioni online svoltesi in occasione della stesura del codice civile cinese, che hanno visto centinaia di migliaia di proposte pervenire al Congresso Nazionale del Popolo. La partecipazione dei cittadini non è limitata alla stesura delle leggi, ma è presente, in vario modo, in tutte le attività svolte dai congressi del popolo: decisionali, esecutive e di supervisione sull’operato degli organi statali. La partecipazione dei cittadini avviene tuttavia in assenza degli strumenti che nelle democrazie occidentali garantiscono il pluralismo nella vita pubblica. In particolare non è dato alcuno spazio a strutture associative spontanee o di natura strettamente politica, diverse dal PCC e dagli otto partiti politici ad esso allineati.
Il libro bianco, nella terza parte, intitolata “Democrazia che funziona”, si preoccupa di affrontare i problemi che l’approccio utilitario adottato nelle prime parti lascia aperti: i diritti umani e l’eccesso di potere da parte degli organi pubblici. Per quanto attiene al primo problema, lo scopo principale della democrazia è individuato nel raggiungimento di un livello di benessere adeguato da parte di ciascun individuo e della società nel suo complesso. Il grande successo della democrazia cinese consiste in questo senso nell’essersi trasformata in una società industriale in pochi decenni. A differenza di quanto verificatosi in occidente, tuttavia, l’industrializzazione cinese è avvenuta in assenza di particolari dissesti economici e sociali. Ciò è reso possibile, secondo il libro bianco, dal potere del partito comunista di attingere ad enormi energie provenienti da tutti i settori della società, pubblici e privati. Il problema dei diritti umani nella prospettiva della tutela dell’individuo, tuttavia, è appena sfiorato: qui il libro bianco si limita ad affermare che, nelle migliaia di anni di storia cinese, il popolo cinese non ha mai goduto di libertà personali tanto estese. Parimenti, non è approfondito il problema del controllo sull’operato degli organi statali. Il  libro bianco individua nella corruzione il principale problema della democrazia del popolo e descrivendo con un certo dettaglio alcune delle misure adottate dal governo cinese per reprimere il fenomeno.
Nell’ultima parte, il libro bianco affronta il problema dei rapporti tra nazioni. Anch’essi dovrebbero essere ispirati ad un principio di democrazia, che le nazioni occidentali, imponendo a paesi diversi e più deboli di adottare un modello di democrazia ad esse inadatto, violano. E nel violarlo impediscono ai popoli di realizzare il proprio benessere materiale attraverso le forme di governo democratico ad essi più consone. Emerge così con chiarezza come la visione cinese di democrazia sia del tutto slegata dagli istituti che l’Occidente ha ad essa tradizionalmente associato. Nondimeno, lo spazio per il dialogo con le liberal-democrazie è lasciato aperto nel libro bianco, che afferma che “sebbene non esista un modello politico applicabile a tutti, i paesi devono attingere ai successi altrui e sviluppare forme di democrazia adatte al proprio processo di modernizzazione”.

Note

1.  La versione cinese è invece disponibile presso https://www.thepaper.cn/newsDetail_forward_15692525

2.  https://www.apertacontrada.it/2022/01/10/la-risoluzione-storica-del-partito-comunista-cinese/


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