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La tutela dei lavoratori in Cina durante l’epidemia di coronavirus

di - 11 Maggio 2020
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amministrativo, nella misura prevista dallo standard salariale minimo locale[5]. Ogni provincia cinese, di anno in anno, indica uno standard salariale minimo per il lavoro dipendente. Si tratta di una somma ben al di sotto dello stipendio medio dei lavoratori dipendenti delle rispettive province, ma ritenuta sufficiente a garantire un’esistenza. Dall’altro lato, per i lavoratori la cui attività sia del tutto sospesa, come gli operai in alcuni settori produttivi non essenziali, il datore del lavoro deve assicurare un contributo minimo per il sostentamento. Questo è calcolato sulla base delle spese per consumo pro capite della quale provincia, della regione autonoma, e della municipalità dell’anno precedente.
Consentire ai datori di lavoro di avvalersi dello standard salariale minimo impone un sacrificio ai lavoratori che potrebbero essere retribuiti meno del valore effettivamente rappresentato dalle ore di lavoro. D’altra parte disincentiva l’uso, da parte dei datori di lavoro, di schemi volti ad organizzare le ore di lavoro dei dipendenti in modo da ottimizzarne il costo, a scapito dell’inclusione di un ampio numero di dipendenti.

Le misure prevedono un trattamento di favore per il lavoratore ricoverato con sintomi da Covid-19 e per il lavoratore in quarantena a causa di stretti contatti con le persone contagiate o comunque impossibilitato a lavorare in virtù di quarantene imposte dal governo. Questi non può essere licenziato. Il datore di lavoro è tenuto a retribuirlo, a prescindere dalla circostanza che la produzione sia stata interrotta. La determinazione della misura della retribuzione varia di provincia in provincia. Nella municipalità autonoma di Pechino e nella provincia del Sichuan, è prevista una retribuzione ridotta durante il periodo di trattamento medico[6]. A Shanghai e nel Guangdong il datore di lavoro è tenuto alla corresponsione dell’intero reddito, anche nei periodi di malattia[7]. Altri governi locali, come la municipalità autonoma di Tianjin[8], hanno implementato combinazioni delle misure appena descritte.
Deve in ogni caso segnalarsi che moltissime imprese hanno deciso di avvalersi di formule di cd. “lavoro agile”, volte a consentire ai lavoratori di lavorare da casa in piena sicurezza (ed ottenere il pagamento del proprio reddito).

La continuazione delle attività produttive è subordinata alla messa in sicurezza degli impianti. L’art. 38 della legge sul lavoro (劳动法) e dell’art. 17 della legge sulla sicurezza del lavoro (安全生产法), impone la predisposizione di un sistema di gestione e prevenzione della trasmissione delle epidemie.
Il rischio di infezioni sul luogo di lavoro ricade sul datore. Ai sensi dell’art. 41 della Legge sul controllo delle malattie infettive (传染病防治法), il fatto che sul luogo di lavoro si verifichi un’infezione dà luogo ad una sorta di responsabilità oggettiva del datore, che è tenuto a risarcire i lavoratori contagiati. A prescindere dal numero di lavoratori coinvolti, al verificarsi di un’infezione le attività produttive debbono essere immediatamente sospese, ma, a differenza di quanto normalmente previsto, il datore di lavoro è tenuto al pagamento dell’intero stipendio (se oltre un ciclo, segue il modo di pagamento suddetto). Sono inoltre previste sanzioni amministrative e penali[9].

E’ indubbio che l’infezione da coronavirus rappresenti un infortunio sul lavoro se contratta da medici ed infermieri addetti alla cura del morbo. La dottrina si è già interrogata su se e quando la contrazione del coronavirus da parte di altri lavoratori sia un infortunio sul lavoro. Secondo l’art. 14 del regolamento sull’assicurazione degli infortuni da lavoro, la qualificazione del contagio di una malattia come infortunio sul lavoro deve essere valutata con riferimento al tempo, al luogo ed alla causa della prestazione lavorativa. In questo senso, il pericolo di contrarre il coronavirus sul posto di lavoro non è ritenuto un rischio intrinseco all’esercizio dell’attività lavorativa. Né deve ritenersi un rischio correlato all’esercizio di attività lavorativa. Parimenti, non si ritiene infortunio da lavoro la contrazione della malattia lungo il percorso da casa a lavoro. Questo perché nel caso di lavoratori che non siano medici e infermieri, l’coronavirus non ha alcuna relazione con l’oggetto della prestazione lavorativa. In ogni caso, si ritiene sufficiente il fatto che lo Stato si faccia integralmente carico delle spese mediche di tutte le persone contagiate.

Allo scopo di salvaguardare l’economia, il Consiglio di Stato (organo grossomodo equivalente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha liberato le imprese medie, piccole ed individuali dall’obbligo di pagare i premi delle assicurazioni pensionistiche, per la disoccupazione e contro gli infortuni, da febbraio a giugno. Per le grandi imprese l’esenzione ha avuto una portata più circoscritta. E’ efficace dalla ripresa delle attività dopo il capodanno cinese a febbraio ad aprile, e non annulla, ma dimezza, i premi da pagare. Per le sole imprese collocate nello Hubei, la provincia in cui si trova Wuhan, l’esenzione si estende a qualunque tipo di impresa e si protrae da febbraio a giugno.

Disposizioni ulteriori sono state prese dai governi locali a tutela delle famiglie con figli a carico[10]. Le differenze nelle tutele offerte ai lavoratori in varie zone del paese sono abissali ed offrono una fotografia precisa del divario che esiste tra varie province in Cina. Ad esempio, a Pechino, in ogni famiglia con figli minorenni, è consentito ad almeno uno dei genitori lavoratori dipendenti di restare a casa con lo stipendio pagato per intero. Ma in Liaoning, provincia a vocazione industriale ma non

Note

5.  Regolamento 5/2020 del Ministero delle risorse umane e della previdenza sociale.

6.  Secondo le circolari 11/2020 e 46/2020 su questioni relative al mantenimento di rapporti di lavoro stabili durante la prevenzione e il controllo dell’epidemia, adottate dalle rispettive autorità locali.

7.  Ai sensi, rispettivamente, delle Circolari 38 e 13 del 2020.

8.  Circolare 5/2020.

9.  In particolare, a seguito delle epidemie di SARS degli anni passati, sono state introdotte una serie delle leggi per stabilire i meccanismi di comunicazione delle informazioni sulle emergenze in materia di salute pubblica: la Legge sulla prevenzione delle malattie infettive(传染病防治法), la Legge sulla risposta alle emergenze(突发事件应对法), il Piano nazionale di risposta alle emergenze generali per le emergenze pubbliche (国家突发公共事件总体应急预案) ecc. I legislatori cinesi chiariscono la funzione e la responsabilità sulla comunicazione delle informazioni di epidemie dei dipartimenti amministrativi sanitari a tutti i livelli e vari tipi di istituzioni mediche e sanitarie; classificano inoltre le emergenze sanitarie, in base alla natura, al grado di danno e alla portata delle emergenze sanitarie pubbliche, come quattro livelli (dal massimo al minimo), richiedendo i differenti livelli delle misure ai dipartimenti amministrativi sanitari, istituzioni mediche, agenzie di prevenzione e controllo delle malattie, agenzie di supervisione sanitaria, agenzie di ispezione e uscita di quarantena e aree non incidenti. Riguardo al nuovo fcoronavirus, 24 province, municipalità e regioni autonome hanno avviato il secondo livello delle emergenze sanitarie pubbliche, coprendo una popolazione totale di oltre 1,2 miliardi.

10.  Delle più limitate tutele sono attualmente prese in considerazione per le famiglie con anziani a carico.

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