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“La questione ambientale e le altre”*

di - 16 Marzo 2020
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La questione delle risorse chiama in causa i legami fra cambiamento climatico e le altre dimensioni dell’economia prima evocate: produzione, instabilità, distribuzione.
E’ stato da alcuni proposto di tutelare l’ambiente frenando la crescita della produzione: se il produrre inquina, si sostiene, basterebbe produrre di meno sino a governare una “decrescita serena” dell’economia. Le obiezioni alla proposta – che trova sostenitori persino fra gli studiosi – sono più d’una.
La prima attiene alla non praticabilità della proposta. Il capitalismo è una macchina da crescita: “Accumulate, accumulate”, è la missione storica, rivoluzionaria, della borghesia tanto vituperata quanto ammirata da Marx. Invertirne la dinamica sarebbe contro la natura di un sistema a cui nessuno più vuole rinunciare, che nessuno più mira a sovvertire anche perché non saprebbe come sostituirlo.
La seconda ragione è che la crescita è preziosa per lenire due dei tre tratti negativi radicati, insieme con l’inquinamento, nell’economia di mercato capitalistica. Il ristagno accentuerebbe i rischi dell’instabilità: nei prezzi, nell’occupazione, nella finanza. Il ristagno accentuerebbe l’iniquità nella distribuzione del reddito e della ricchezza in ciascun paese e fra le nazioni. Il Novecento, in particolare, è stato il secolo che ha visto l’inflazione più acuta, la depressione più profonda, ripetute crisi bancarie e di borsa. Nel 2009 una recessione molto grave ha colpito le economie avanzate dopo i fallimenti degli operatori finanziari negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania. In prospettiva, il ristagno ridurrebbe i margini d’intervento per le politiche volte a contenere sia l’instabilità e l’iniquità sia gli altri “fallimenti di mercato” a cui il sistema è esposto. Ogni volta che instabilità e iniquità si sono riproposte in forma acuta il tema dell’ambiente è scaduto in secondo piano.
La terza, e principale ragione, è che, se la crescita economica contribuisce al cambiamento climatico, solo la crescita può rendere disponibili i mezzi occorrenti a bloccarlo e a sanare le ferite che ha già inflitto al pianeta. Il modo di produrre e di consumare verde che è necessario richiede risorse aggiuntive, segnatamente per l’ammortamento dei beni capitali esistenti e per investimenti netti in nuovi beni capitali. E’ stato stimato (Stern) che la soluzione del problema richiede l’impiego di circa il 2% del Pil mondiale nell’arco di un quarantennio. Il Pil mondiale è attestato su un trend di crescita dell’ordine del 3,5% l’anno. Se questo ritmo si manterrà vi sarebbe lo spazio sia per gli investimenti ecologici necessari sia per incrementare ulteriormente il benessere materiale della popolazione mondiale. Se l’economia mondiale ristagnasse continuerebbero ad essere sacrificate le risorse destinabili alla tutela e al risanamento dell’ambiente.

D) Le politiche per l’ambiente sono note, le risorse disponibili. Stenta tuttavia a configurarsi un accordo fra le nazioni affinchè esse operativamente collaborino ad attuare quelle politiche, a impiegare in modo coordinato quelle risorse. Non sono stati sufficienti a pervenire alla cooperazione e a prevenire i comportamenti opportunistici di alcuni paesi i progressi che pure si sono realizzati attraverso i fori promossi dalle Nazioni Unite che negli anni si sono succeduti, dall’Accordo di Rio de Janeiro del 1992 all’Accordo di Parigi del dicembre 2015, dal quale peraltro si sono ritirati gli Stati Uniti guidati dal presidente Trump. Dal 20015 non si sono registrati sviluppi positivi.
Data natura planetaria della questione ambientale, gli sforzi di singoli paesi non possono bastare. Fondamentale perché la cooperazione si configuri è che l’opinione pubblica sia consapevole e disposta a sostenere il costo necessario a sventare la più grave minaccia  che grava sull’umanità.

  1. Hicks, Una teoria della storia economica, (1969), UTET, Torino 1971;
  2. Baumol-W. Oats, The Theory of Environmental Policy, Prentice Hall, New York 1975;
  3. Pearce-K. Turner, Economia delle risorse naturali e dell’ambiente, il Mulino, Bologna 1994;
  4. Ciocca, L’economia mondiale nel Novecento. Una sintesi, un dibattito, il Mulino, Bologna 1988;
  5. Musu, Introduzione all’economia dell’ambiente, il Mulino, Bologna 2000;
  6. Stern, Clima è vera emergenza, (2006), Brioschi, Milano 2009;
  7. Ciocca-I. Musu (a cura di), Natura e capitalismo. Un conflitto da evitare, Luiss University Press, Roma 2013;
  8. Nordhaus, The Climate Casino. Risk, Uncertainty, and Economics for a Warming World, Yale University Press, New Haven and London 2013;
  9. Ciocca-I. Musu (a cura di), Il sistema imperfetto. Difetti del mercato, risposte dello Stato, Luiss University Press, Roma 2016;
  10. Carraro-M. Davide, La novità dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, in “ApertaContrada”, 14 gennaio 2016;
  11. Carraro-A. D’Aprile, Le conseguenze del ritiro statunitense dall’accordo globale sul clima, in “ApertaContrada”, 11 luglio 2017.

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