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Pianificazione urbanistica e progettazione delle opere pubbliche nell’emergenza*

di - 27 gennaio 2019
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Certo non si deve semplificare riducendo il primo passo – quello del progetto di fattibilità tecnico economica -, e l’ultimo, quello del progetto esecutivo.
Non si devono mai trascurare né la fasizzazione né la cantierizzazione dei lavori.
Così come, già nella fase del progetto di fattibilità tecnico economica, la costruttibilità e la manutenibilità, e non solo per rispetto della sicurezza delle maestranze.
E non si deve rischiare di complicare, con l’obiettivo di semplificare.
Cosa dire della consultazione di mercato avviata sulla ricostruzione del ponte Morandi senza -, mi pare e spero di aver compreso bene –, aver disegnato o ridisegnato prima l’intero ciclo del progetto che si intende seguire?
Nella consultazione di mercato che è stata avviata per la ricostruzione del ponte Morandi sia la questione delle alternative, da me prima affrontata in astratto, che quella delle informazioni che si forniscono negli «appel d’offre», qualunque sia la forma – concorsi d’architettura, appalti tradizionali, appalti di servizi che implicano lavori e/o forniture -, è centrale.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni: la ricostruzione da che progressiva a che progressiva della strada si estende? Che tipo di suolo o sottosuolo dovrà ospitare le fondazioni del manufatto e quali effetti si avranno sul dimensionamento dello stesso? Si potranno riutilizzare le fondazioni del ponte crollato? Si potrà procedere con varianti fuori opera o è obbligatorio mantenere il sedime già impegnato: l’appalto per l’abbattimento sarà separato da quello della costruzione/ricostruzione del nuovo ponte o no?
Informazioni queste indispensabili per la progettazione anche in fase di offerta, senza le quali la consultazione di mercato non potrà essere sviluppata oltre un preliminare grado di definizione tecnica. Qual è quella minima sufficiente per poter decidere? Non c’è il rischio di aver complessificato il livello iniziale del ciclo del progetto con una sorta di preliminare del progetto di fattibilità tecnico economica?
Nel caso del Ponte Morandi si può dire che essendo stati sequestrati il manufatto e parte dell’area interessata, non si potevano fare indagini ad hoc.
Però una ricostruzione della storia dell’opera, in letteratura molto ricca, ed una valorizzazione delle informazioni alla base del piano urbanistico della città, dovranno essere messe a disposizioni degli offerenti. Tanto più se si vorrà una competizione ampia con la partecipazione anche di «competitors» stranieri. Si tratta di un preliminare di progetto di fattibilità tecnico-economica, o già di una sorta di appalto concorso vecchia maniera, magari orientato maggiormente alla parte della ideazione della futura opera? Vedremo, spero appunto che non si sia introdotto un ulteriore livello di progettazione!

5. In conclusione: ho trattato di semplificazione urbanistica e progettuale, possibile anche con obiettivi di innovazione, nelle condizioni di emergenza. Ed ho fatto cenno alla questione della responsabilità amministrativa e penale, orami da affrontare decisamente, perché l’assetto attuale della legislazione è divenuto davvero disfunzionale per chi deve operare, ad ogni livello del processo decisionale.
L’altro argomento che ho toccato, soprattutto per completezza di ragionamento, è la questione delle condizioni di emergenza e della loro gestione in generale.
Mi spiace di terminare la relazione cadendo nel vecchio vizio dell’“occorentismo programmatorio”, tipico di noi pianificatori e programmatori. Di quando, cioè, i nostri piani erano sempre conclusi dall’ invocazione “occorrerebbe che………”, piuttosto che pianificare quello che si poteva ed alle condizioni date.
Però è così: occorre una nuova legge per la gestione delle emergenze che non può essere più identificata nella legge sulla protezione civile per quanto rinnovata e con tutto il suo armamentario di azione, comunque limitata appunto all’emergenza. Per collegare emergenza e ricostruzione celere e nella legalità, occorre una legge nella quale le due fasi non siano separate: semplificare la pianificazione ma senza abbandonarla, è la via giusta. Il come si rientra nell’ordinario, seppure per via speciale, deve essere esplicitamente disciplinato.

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