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La Cina oggi – Testo della relazione e audio dell’incontro

di - 12 Giugno 2018
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Xi Jinping si trova di fronte all’esigenza di aumentare l’efficienza delle imprese di Stato, un obiettivo che secondo molti osservatori era stato trascurato dal suo immediato predecessore Hu Jintao. Ha fatto passi significativi nel suo primo mandato verso una maggiore estensione del processo di trasformazione delle imprese di Stato in società per azioni; recentemente ha promosso la costituzione di fondi di investimento con il compito di apportare capitale alle imprese di Stato per rafforzarne l’efficienza, la competitività e l’orientamento verso l’innovazione.

Resta il fatto che lo sviluppo dell’imprenditorialità privata in Cina continua a rimanere fortemente condizionato dal potere politico, anche per l’ambiguità che caratterizza il quadro giuridico. In Cina molte imprese che nella sostanza sono private non lo sono formalmente, e questo aumenta quel condizionamento. Spesso le leggi sono sostanzialmente aggirate con il consenso tacito delle autorità ed è evidente il rischio che le autorità stesse intervengano mettendo in difficoltà le imprese con una esplicita dichiarazione di illegalità delle procedure seguite.

Molto discusso è il ruolo esercitato sulle imprese, pubbliche e private, dalla dichiarata lotta di Xi Jinping alla corruzione; in occidente questa lotta è considerata strumentale all’aumento del suo potere; resta però il fatto che molte imprese i cui responsabili sono stati coinvolti in procedimenti contro la corruzione erano imprese che avevano avuto serie difficoltà sul mercato.

Squilibri sociali e ambientali
Un’altra sfida ancora aperta per Xi Jinping riguarda gli squilibri territoriali, sociali e ambientali. Tra il 2000 e il 2010 la popolazione urbana è aumentata del 50%, e oggi quasi il 60% della popolazione della Cina è popolazione urbana. Nel suo Rapporto Politico al Congresso del Partito, Xi Jinping ha indicato ulteriori importanti progetti di urbanizzazione e sviluppo territoriale, ma queste opere dovranno fare i conti con la necessità di superare lo squilibrio ancora esistente in Cina tra aree rurali e aree urbane e con gli squilibri sociali ancora esistenti nelle aree urbane.

Il superamento degli squilibri tra aree rurali e aree urbane si collega anche all’impegno per arrivare in Cina a un sistema unificato sia per le pensioni sia per l’assistenza sanitaria, esigenza resa sempre più urgente dall’invecchiamento della popolazione: nel 2050 il 35% della popolazione avrà infatti più di 60 anni. Xi Jinping deve cercare di utilizzare di più e maglio a questo fine le disponibilità consentite dall’elevato risparmio dei cittadini cinesi, se veramente vuole riequilibrare e rendere anche socialmente sostenibile il modello di sviluppo in Cina nei prossimi decenni.

Un altro squilibrio per superare il quale è chiamato a manifestarsi l’impegno di Xi Jinping riguarda l’ambiente, tema sul quale, peraltro, molto è stato fatto da Hu Jintao e Wen Jabao. Su questo terreno Xi Jinping ha rafforzato molto l’impegno della Cina nella lotta al cambiamento climatico globale; era stato importante l’accordo al quale era arrivato con Barack Obama, e oggi, con il cambiamento di rotta imposto da Donald Trump, paradossalmente è la Cina ad essere diventata uno dei paesi leader nella lotta mondiale contro il cambiamento climatico.

Rischi di instabilità
Molti osservatori mettono oggi in guardia sui rischi di instabilità impliciti nella trasformazioni avvenute nell’economia cinese.

Uno di questi è il rischio di una bolla immobiliare. Tra il 1998 e il 2012 il prezzo delle case è aumentato continuamente; ma va notato che questo aumento ha coinciso con la privatizzazione del mercato delle abitazioni, manifestando sul mercato un valore che era sempre stato compresso. L’aumento della domanda di abitazioni continuerà a causa della continuazione dell’urbanizzazione e della politica di miglioramento e stabilizzazione della qualità della vita dei migranti nelle città; e questo rende meno probabile lo scoppio di una bolla immobiliare.

Più serio è il rischio di instabilità rappresentato dall’indebitamento complessivo nell’economia che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente fino a raggiungere il 250% del PIL con un incremento del 60% negli ultimi cinque anni. Per il 65% si tratta di indebitamento delle imprese.

L’indebitamento nell’economia cinese è legato al fatto che il sistema finanziario cinese è dominato dalle banche e dipende molto dalla politica di sostanziale “repressione finanziaria” seguita prima di Xi Jinping: bassi tassi di interesse, tasso di cambio sottovalutato, controlli sui movimenti di capitali. La sottovalutazione del cambio era già stata in parte corretta con Hu Jintao; Xi Jinping dal canto suo ha intrapreso una graduale liberalizzazione dei tassi di interesse.

Una causa dell’aumento dell’indebitamento è rappresentata dal sistema bancario ombra, che in Cina ha continuato a svilupparsi negli ultimi anni. A sviluppare il sistema bancario ombra hanno contribuito le società costituite dai governi locali, capitalizzate da queste con loro attività a terreni che poi però sono stati usati come collaterali per indebitarsi prevalentemente col sistema ombra. Un altro fattore che ha contribuito a uno sviluppo del sistema bancario ombra è stata l’iniziativa di alcuni importanti imprenditori nel settore dell’utilizzo delle tecnologie digitali, come Alibaba, che ha lanciato un prodotto del mercato monetario che offriva un tasso di interesse più elevato di quelli sui depositi offerti dalle banche.

La Cina è riuscita comunque finora ad evitare un crisi da debito; questo è probabilmente anche dovuto al tasso di risparmio interno che, nonostante la riduzione degli ultimi anni, rimane ancora elevato e anche all’ancora elevato livello delle riserve valutarie.

Con Xi Jinping la Cina continua a muoversi verso una sempre più sistematica una riforma del sistema bancario e finanziario, riforma verso la quale i primi passi erano peraltro stati mossi già da Hu Jintao e Wen Jabao. Per esempio, c’è una riforma delle istituzioni nel campo dell’ “asset management” alla quale le istituzioni finanziarie dovrebbero allinearsi entro il 2020. Recentemente, poi, i mercati finanziari sono stati maggiormente aperti all’accesso di investitori stranieri.

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