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Michele Caruso, brigante

di - 28 marzo 2018
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Michele Caruso (1837-1863), cavallaio ladro di Torremaggiore, nello scorcio del 1860 viene arrestato per “associazione in banda armata” dalle autorità di quello che sarà il Regno d’Italia. Evaso dal carcere di San Severo, si dà alla clandestinità nei boschi. Contattato da emissari borbonici, il “colonnello” Caruso costituisce una banda che fra Campobasso, Foggia e Benevento compie la seguente catena di principali, accertati, tremendi misfatti, sino alla fucilazione del brigante:

– nel luglio del 1861 ricatti, rapimenti, riscatti, abbattimento di animali, incendi di attrezzature agricole e messi;

– il 29 maggio del 1862 scontro a fuoco (almeno un brigante ucciso, altri feriti e poi massacrati) dei quindici elementi della banda con fanti (capitano Demoliff, brigata Pistoia) e guardie nazionali in una masseria di Fojano Valfortore;

– il 5 giugno del 1862 la banda attacca a fucilate la guardia nazionale di Sepino, costringendola alla fuga;

– il 14 giugno del 1862 a Carpino scontro a fuoco dei cinquanta elementi della banda con un plotone dell’8° Fanteria (un brigante morto);

– il 15 giugno del 1862, sempre a Carpino, nuova sparatoria, con ferimento di un milite;

– il 4 luglio del 1862, a San Marco la Catola, scontro con fanti dell’8° e guardie nazionali (un morto e un ferito tra le forze dell’ordine e tre briganti eliminati);

– il 28 luglio del 1862 Caruso con trentanove uomini invade Ginestra degli Schiavoni, dimostra contro il governo e preleva un “contributo” in natura e danaro da 115 famiglie;

– il 4 settembre del 1862, alla masseria Capriati di Corsano, i bersaglieri del capitano Cartacci sorprendono la banda e uccidono 15 briganti, con Caruso che riesce a fuggire;

– il 19 settembre del 1862 Caruso perde altri sei briganti, tra cui Caporal Antonio, in uno scontro a Cercemaggiore;

– il 5 novembre del 1862 la banda Caruso insieme con altre massacra 22 fanti e il capitano Rota presso S. Croce di Magliano, a Montecalvo;

– il 7 novembre del 1862 trecento briganti, fra cui quelli di Caruso, attaccano San Severo, venendo respinti ma con quattro caduti tra le forze dell’ordine;

– il 13 novembre del 1862 presso Biccari la banda Caruso e altri uccidono due persone prima di essere messi in fuga, con diversi briganti feriti;

– il 12 febbraio del 1863 Caruso fa tagliare le orecchie a Rocco Longo, rapito a Molinara, per il mancato pagamento del riscatto;

– il 24 febbraio del 1863 in contrada Francavilla, presso Benevento, il sottotenente Camillo Lauri e sedici suoi graduati e soldati di truppa vengono sterminati dalle bande riunite di Caruso e Schiavone, forti di 115 briganti;

– il 28 febbraio del 1863 a Castelvetere Caruso crivella di colpi certo Nicola Imbascio, reo di indossare il berretto di guardia nazionale;

– il 2 marzo del 1863 tra Ielsi e San Giovanni in Galdo Caruso, Schiavone e una comitiva di novanta banditi fucilano un massaro che, vedendoli, spaventato, aveva cercato di nascondersi;

– il 6 marzo del 1863 la banda Caruso tenta di rapire il parroco di Paupisi, ma gli abitanti lo difendono, uccidendo un brigante, mentre gli altri sono costretti alla fuga dalla guardia nazionale;

– il 12 marzo del 1863 Caruso senza motivo ammazza con un colpo di pistola Luigi Bianco, incontrato per caso a Montuoro;

– il 23 marzo del 1863 Caruso e compagni si ubriacano a Torremaggiore e due dei suoi vengono eliminati dai concittadini del brigante;

– il 24 marzo del 1863 Caruso, per vendicarsi dei fatti del giorno prima, attacca insieme con altre bande Torremaggiore, ma la fanteria risponde ed elimina altri due briganti;

– il 29 marzo del 1863 Caruso perde ancora due della banda, fucilati a S. Croce di Magliano;

– il 20 aprile del 1863, presso Colletorto, Caruso uccide un rapito, Michelangelo Lanziti, ne fa bruciare il cadavere e stupra la di lui figlia, Pasqualina;

– il 26 aprile del 1863, nella masseria Moffa di Riccia, la banda viene circondata da forze nutrite e perde due uomini;

– il 27 aprile del 1863 altri due briganti di Caruso cadono in uno scontro presso Cercemaggiore;

– il 9 maggio del 1863 entrambe le parti subiscono morti e feriti in una sparatoria fra le bande di Caruso, Sacchetiello, Schiavone, Andreotta, Pio e le guardie nazionali di Morcone (paese prudentemente fortificatosi per far fronte ai briganti);

– il 30 giugno del 1863 presso Colle, lungo la rotabile Sannitica, in uno scontro a fuoco Caruso si sgangia lasciando a terra diversi briganti feriti, poi finiti dalla truppa;

– il 2 luglio del 1863, presso Bisaccia, Caruso e i suoi quaranta ladroni stuprano quindici contadine, due delle quali moriranno per le violenze subìte;

– il 18 agosto del 1863 nel territorio di Troja Caruso e una quarantina dei suoi vengono sorpresi da bersaglieri e guardie nazionali, lasciando sul terreno dello scontro sette morti e l’amante di Caruso Marialuisa Ruscitti, diciannovenne, in mano ai carabinieri (la Ruscitti avrebbe poi scontato 25 anni di lavori forzati per aver assassinato a pistolettate un ufficiale su ordine dello stesso Caruso);

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