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Populismo e politica estera

di - 10 ottobre 2017
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Anche se un grande storico ci mette in guardia dal periodizzare la Storia[1], non possiamo esimerci dal constatare che il populismo che dilaga e sconvolge le società occidentali stia caratterizzando il periodo in cui viviamo trasformando il tessuto delle relazioni internazionali e annunci un periodo imprevedibile per l’equilibrio e la stabilità del mondo.

Dopo la fine della Guerra Fredda, l’implosione dell’Unione Sovietica, il decennio del caos eltsiniano e della preminenza americana, l’attentato alle Torri Gemelle, il terrorismo islamista e la nascita di ISIS, la grande crisi finanziaria ed economica, le migrazioni di massa, ecco apparire – conseguenza di quei presupposti storici – un movimento che si articola in molteplici fermenti culturali e para-ideologici che hanno aspetti comuni: proteste viscerali e promesse messianiche, rifiuto della politica e ambizioni di governo, disprezzo per la competenza e presunzione di possedere verità intuitive, indifferenza per la scienza e soluzioni miracolistiche ai problemi reali.

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Note

1.  J. Le Goff, Faut-il vraiment découper l’histoire en tranches?, Parigi 2014.


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