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Riflessioni sul rischio dell’insorgenza del procedimento penale nei confronti dell’amministratore pubblico

di - 11 Maggio 2017
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In relazione all’abuso d’ufficio potrebbe essere introdotto un vincolo, per il P.M., che lo responsabilizzasse, al momento dell’iscrizione della notizia di reato, nel motivare la sussistenza di essa, in termini di notizia naturalmente, non solo in relazione all’illegalità dell’azione amministrativa, ma anche con una specifica valutazione sulla presenza dell’ingiustizia dell’evento e sull’intenzionalità di esso.
Questo vincolo, prodotto di un accertamento e di una valutazione preliminare sulla tipologia di azione amministrativa attenzionata e dei risultati concretamente prodotti da essa, penso potrebbe produrre l’effetto virtuoso di escludere in radice l’illiceità penale di comportamenti amministrativi che, seppur non iure, non avvantaggiano o danneggiano nessuno intenzionalmente e in modo ingiusto, evitando così inutili approfondimenti investigativi, o addirittura processuali, finalizzati a chiarire ciò che poteva essere apprezzato sin da subito.
Si potrebbe obiettare che, quantomeno rispetto alla ricostruzione del dolo intenzionale dell’azione amministrativa illegittima, proprio le indagini preliminari sono il contesto nel quale il medesimo è destinato ad essere ricostruito.
Il rilievo è in parte corretto; lo è solo in parte, perché la verifica pre-investigativa, nell’ambito del procedimento amministrativo oggetto di attenzione, della sussistenza della notitia criminis anche in relazione all’ingiustizia dell’evento, oltreché dell’azione amministrativa, ridurrebbe comunque in modo significativo la dilatazione delle notizie di reato in materia. E comunque non può certo escludersi come un’analisi attenta, dello svolgersi del procedimento amministrativo illegittimo, sia in grado di rivelare, di per sé, la mancanza di qualsiasi intenzionalità dolosa nel voler avvantaggiare o danneggiare chicchessia.
Mi rendo conto che imporre una motivazione – oggi non prevista – all’iscrizione della notizia di reato sarebbe una novità rilevante, per certi versi clamorosa, rispetto ad un ordinamento processuale che all’art. 109 disp. att. c.p.p. descrive l’adempimento dell’iscrizione, in capo al P.M., come un passaggio meramente burocratico; burocratico ma eventuale, afferma la norma. E allora non ci sarebbe nulla di trascendente nell’indicare al P.M. di dover rendere ragione dei motivi dell’eventualità o meno della sua scelta; le prerogative ordinamentali del P.M. non sarebbero affatto pregiudicate. Sarebbe, a ben vedere, un modo per dare contenuto concreto, e non relegare a mera petizione di principio, quell’indicazione del diritto vivente secondo la quale solo la notizia di reato obbliga, senza libertà di azione, all’iscrizione di essa[4].

Quanto, poi, al tema della possibilità che un fatto, originariamente valutato come non costituente notizia di reato, si trasformi in notizia di reato, per effetto di determinate acquisizioni non necessariamente investigative, questa non sarebbe certo una novità “clamorosa”, essendo già prevista per determinati fenomeni “sensibili” dello svolgersi dell’ordinamento.
Ad esempio, la trasmissione all’ufficio della Procura della Repubblica da parte del Tribunale di una sentenza dichiarativa di fallimento (che costituisce adempimento imposto dalla legge) viene annotata proprio nel registro degli atti non costituenti notizia di reato; ove, poi, dalla lettura della relazione del curatore fallimentare nel frattempo richiesta (che non costituisce attività di indagine preliminare), il P.M. ritenga di ravvisare una ipotesi di reato, verrà disposta l’iscrizione nel registro delle notizie di reato.
La stessa cosa si potrebbe fare in relazione all’azione amministrativa illegittima, che potrebbe essere considerata non costituente notizia di reato, con la previsione di una previa acquisizione e vaglio preliminare degli atti del procedimento amministrativo sottostante, per apprezzarne ragioni e sviluppo, cui far seguire l’eventuale decisione di valutare tale azione come notizia di reato ex art. 323 c.p., come sorretta da idonea motivazione circa la sussistenza, in termini di notizia, di tutti gli elementi costitutivi del reato ipotizzato.
Attraverso questa strada potrebbe ridursi lo spazio delle notizie di reato in relazione all’azione della pubblica amministrazione; tale riduzione limiterebbe il pregiudizio individuale della qualità d’indagato, circoscriverebbe lo spazio per le informazioni di garanzia in materia: che, com’è purtroppo noto, continuano a portare un nome che ne ricorda l’origine, ma non ne copre la realtà fattuale di marchio pubblico di sospetto collettivo.
E l’illegittimità penalmente lecita dell’azione amministrativa rimarrebbe confinata nel suo alveo fisiologico di soluzione, che non è il procedimento penale, consentendo all’azione stessa di non subire quei meccanismi inibitori, oggettivamente dannosi, notoriamente prodotti dalla pendenza di un’indagine.

Note

4.  3 In tema di iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., il p.m., non appena riscontrata la corrispondenza di un fatto di cui abbia avuto notizia ad una fattispecie di reato, è tenuto a provvedere alla iscrizione della “notitia criminis” senza che possa configurarsi un suo potere discrezionale al riguardo (Cassazione penale, sez. un., 24/09/2009, n. 40538).

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