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Una nota sugli effetti economici delle tecnologie digitali

di - 22 Settembre 2016
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Le cose sono invece più complesse per quanto riguarda le possibilità di entrare, con le tecnologie digitali, nella produzione: gran parte delle persone che entrano nelle attività online non riescono poi ad affermarsi in un mercato che appare organizzato in modo che “chi vince prende tutto”.
Chi riesce in una innovazione concernente le tecnologie digitali non può limitarne il successo a una piccola frazione del mercato. Proprio la natura di estensione globale dell’accesso all’informazione attraverso l’espansione dei “networks”, caratteristica delle tecnologie digitali, fa sì che chi è capace di offrire l’innovazione di migliore qualità possa e debba catturare l’intero mercato.
Ma le imprese esistenti, soprattutto se di grande dimensione e già abituate ad agire con profitti sul mercato globale, possono rendere difficile, se non impossibile, l’azione indipendente dell’innovatore magari asservendolo alla propria attività, con la promessa di lauti guadagni. Possono anche prevenire la competizione attirando a sé le competenze innovative delle persone potenzialmente in grado di essere loro concorrenti in futuro.
Questo apre nuove sfide all’attività antitrust affinchè sia consentito a chi intende esercitare una iniziativa imprenditoriale nella produzione di beni e servizi mediante le tecnologie digitali di poter effettivamente verificare la propria capacità di successo sul mercato.
Questo è accaduto all’inizio dell’era digitale, con l’inatteso successo di singoli imprenditori di grande capacità (Apple o Facebook) che sono riusciti a affermarsi come “superstar” sul mercato globale; ma questi oggi usano la loro forza per fermare la concorrenza, e questo andrebbe impedito.
Le caratteristiche che ha assunto il mercato delle tecnologie digitali, se se ne considera non solo l’aspetto del consumo ma anche quello della produzione, contribuiscono a un aumento della disuguaglianza che si aggiunge all’impatto negativo sull’occupazione.
La riduzione dell’occupazione e dei salari e la concentrazione dei redditi nelle fasce più alte della popolazione porterà con sé anche il rischio di avere troppo pochi consumatori di fronte a una produzione che continuerà a crescere.
Sembra così rompersi il circolo virtuoso sperimentato nelle precedenti fasi di innovazione tecnologica tra aumento della produttività e aumento dei salari in grado sia di assorbire l’aumento della produttività sia di aumentare l’occupazione.
Per fermare questa prospettiva alcuni ritengono che l’unica via da percorrere sia di ridurre la disuguaglianza rendendo possibili redditi sufficientemente ben distribuiti da sostenere la domanda, per esempio attraverso un reddito minimo garantito.
Una scelta di questo tipo richiede però una politica fiscale redistributiva molto decisa per utilizzare i redditi elevati di coloro che hanno saputo sfruttare la caratteristica “chi vince prende tutto” del mercato, al fine di finanziare le spese per il reddito garantito.
Inoltre essa dovrebbe essere organizzata in modo da non scoraggiare il lavoro condizionando il pagamento del reddito garantito all’accettazione di una occupazione in attività socialmente utili, nelle quali peraltro le tecnologie digitali possono svolgere una funzione importante, e ancor più alla riqualificazione per rendere il lavoro il più possibile integrato alle tecnologie digitali.
Sotto questo profilo diventa indispensabile una politica di investimenti per una appropriata qualificazione del capitale umano
Riferimenti bibliografici.

  1. Acemoglu e altri, “Return of the Solow Paradox? IT, Productivity and Employment in US Manufacturing” NBER WP 19837, 2014
  2. Brynjolfsson, A. McAfee, The second machine age, Nortin &co. 2014; (trad.it. La nuova età delle macchine)
  3. Ford, The rise of robots, Basic Books, 2015,
  4. R.Gordon, The Rise and Fall of American Growth, Princeton University Press, 2016
  5. Rifkin, The zero marginal cost society (trad. It. La società a costo marginale zero)
  6. Solow, We’d Better Watch Out, The New York Times, july 22, 1987.
  7. Weitzman, Recombinant Growth, Quarterly Journal of Economics, 1998, 113 n.2, pp.331-60.

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