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Decisioni individuali versus decisioni collegiali

di e - 13 Gennaio 2015
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“Nella vita di tutti i giorni lo scambio di opinioni con gli altri controlla la nostra parzialità e allarga il nostro punto di vista; (. . . .) I benefici della discussione si trovano nel fatto che, anche legislatori rappresentativi sono limitati nella conoscenza e la capacità di ragionare.
Nessuno di essi sa tutto quello che gli altri sanno, o può comprendere tutte le conseguenze che possono ricavarsi. La discussione è un modo di combinare le informazioni e l’ampliamento della gamma di argomenti”.
John Rawls[1]

Introduzione.
Una convinzione che è stata espressa da rilevanti pensatori nel corso dei secoli è rappresentata dall’idea che un gruppo possa prendere una decisione più ragionevole e più razionale rispetto a quella di un singolo. Da Hamilton a Rawls questa convinzione è stata sostenuta sulla base dell’ipotesi che il confronto delle idee fra individui possa portare risultati migliori rispetto a quelli ottenibili attraverso le elucubrazioni che può sviluppare un singolo chiuso nel suo mondo[2].
Ma dagli anni Sessanta del secolo scorso questa convinzione è stata sottoposta ad esperimenti da parte di psicologi cognitivi e sociali e i risultati sono stati sorprendenti. Gli individui in gruppo normalmente non producono decisioni più equilibrate e razionali degli individui singoli. Se si confrontano i risultati delle decisioni prese dai singoli e quelle prese dai gruppi non può affatto affermarsi univocamente la preferibilità sociale di decisioni prese in modo collegiale. I gruppi nella fase decisionale vanno incontro a tre ordini di problemi: in primo luogo, i bias[3] e le euristiche[4] risultano talvolta amplificati piuttosto che attenuati; in secondo luogo, i gruppi subiscono il fenomeno della polarizzazione, cioè della estremizzazione della decisione collegiale unanimemente presa; in terzo luogo, essi possono soffrire di quel fenomeno che va sotto il nome di Groupthink. Gli esperimenti compiuti dagli psicologi cognitivi e sociali hanno riguardato essenzialmente i fenomeni rappresentati dalle prime due categorie. Il Groupthink è stato osservato nella realtà, ma non è stato oggetto di esperimenti in laboratorio[5].
L’ordine che si seguirà nell’esposizione di tali fenomeni rispetterà la cronologia delle scoperte dei fenomeni stessi, anche se può dirsi che oggi la maggiore attenzione attiene al tema dell’attenuazione o amplificazione dei bias e delle euristiche nelle decisioni collettive rispetto alle decisioni individuali. Oggi è la psicologia cognitiva che occupa lo spazio di maggior rilievo.

La polarizzazione dei gruppi: natura e conseguenze.
Il primo tema che si esaminerà è rappresentato dal fenomeno della “polarizzazione dei gruppi”. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso l’opinione prevalente era che in un gruppo composto da persone con idee tendenzialmente omogenee, la decisione che avrebbe preso il gruppo sarebbe stata equilibrata, intermedia rispetto alle varie attitudini dei membri del gruppo. Invece, con gli esperimenti di un giovane studioso che rispondeva al nome di Stoner[6], riportati in una tesi conclusiva di un master, non pubblicata, del 1961, si venne a scoprire l’esistenza di un fenomeno che fu chiamato, appunto, “polarizzazione del gruppo”[7]. Stoner sottoposte a 13 esperimenti alcuni gruppi di studenti maschi di organizzazione industriale. Le domande a cui si doveva dare una risposta riguardavano essenzialmente la scelta di un livello di rischio. Alcune di esse attenevamo a scelte alternative, come la scelta fra una scuola prestigiosa nella quale una parte degli studenti falliva nell’intrapresa o una scuola di minor prestigio dove ogni studente otteneva la graduation; in un altro problema, per esempio, ai ragazzi veniva chiesto di dire se una persona con un lavoro sicuro dovesse cambiare e scegliere un nuovo lavoro in una impresa con un futuro incerto. Si notò una forte polarizzazione delle decisioni verso le scelte più estremiste, cioè in questi casi più propense al rischio. Bisogna far notare che prima dell’esperimento erano state poste le stesse domande singolarmente ai vari membri del gruppo e l’inclinazione media appariva molto più moderata. L’esperimento di Stoner fu ripetuto numerose volte negli Stati Uniti e anche in altre Nazioni, quali il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e la Nuova Zelanda, con gli stessi identici risultati. L’espressione “polarizzazione del gruppo” cominciò ad indicare il fenomeno per cui un gruppo di persone che sono chiamate a deliberare collegialmente si muovono verso una decisione agli estremi nella direzione indicata dalla inclinazioni iniziali dei membri del gruppo. Così un gruppo di femministe che si riuniscono a dibattere deliberano una posizione consistente in una decisione unanime più estrema rispetto a quella della persona con la posizione media o mediana. Un gruppo di ambientalisti che si riunisce per deliberare adotta una decisione che è più estrema della posizione della persona media o mediana. La polarizzazione, peraltro, può avvenire in un senso come nell’altro. Si è distinto infatti fra “polarizzazione cauta” e “polarizzazione a favore del rischio”. Nei 13 esperimenti compiuti da Stoner, peraltro, in 12 casi su 13 il gruppo aveva sviluppato una posizione più favorevole all’assunzione di rischi rispetto all’attitudine media dei partecipanti al gruppo. Deve notarsi che gli individui soggetti all’esperimento erano studenti maschi di industrial organization. Altri esperimenti hanno dimostrato una polarizzazione verso una posizione più cauta rispetto a quella dell’individuo con un’attitudine mediana. Così, ad esempio, si è constatata una polarizzazione verso “posizioni caute” con riguardo ad esperimenti che avevano ad oggetto talune scelte assai rischiose. Un esperimento ha riguardato la decisione se salire a bordo di un aereo in presenza di una malattia infettiva notevolmente pericolosa e che avrebbe richiesto l’intervento di un medico. Non è assolutamente semplice definire quale sia la posizione neutrale in questi esperimenti, per poter stabilire se il gruppo si muoverà verso una polarizzazione cauta o verso una polarizzazione a favore del rischio o se una polarizzazione non avverrà del tutto. Vi sono stati casi, tuttavia, in cui la risoluzione di questo problema non si è rivelata necessaria[8].
In un esperimento che ha avuto un notevole successo, a giovani francesi sono state poste domande circa la loro opinione sugli Stati Uniti.
Alla base del ragionamento compiuto dagli studiosi vi era l’idea di un atteggiamento di avversione dei giovani verso quel Paese. Il risultato è stato rappresentato da una estrema polarizzazione del gruppo espressa attraverso una decisione unanime molto più avversa verso gli Stati Uniti rispetto a quella manifestata dall’individuo mediano interrogato singolarmente e prima dell’esperimento. Un uguale polarizzazione si è avuta con riferimento al giudizio da dare dell’operato di De Gaulle[9]. In questo caso si supponeva che il giudizio dei giovani fosse generalmente positivo.

Note

1.  Rawls J., A Theory of Justice, The Belknap Press of Harvard University Press, 358-59, 1971.

2.  Esistono ormai manuali dedicati alle scelte collettive. Uno di essi, molto diffuso ed autorevole, è Forsyth D. R., Group Dynamics, Wadsworth, 2010.

3.  Si definisce bias una deviazione sistematica dalla razionalità come definita dalla teoria economica neoclassica.

4.  Le euristiche sono delle semplificazioni nel ragionamento imposte dalla bounded rationality dell’uomo che spesso portano a risultati efficienti ma che, in date circostanze, determinano costantemente la produzione di bias, cioè deviazioni sistematiche dalla razionalità.

5.  Un importante lavoro sulle conseguenze che si devono trarre, sul piano del diritto, dalla constatazione dell’esistenza dell’effetto polarizzazione è quello di Sustein,The Law of Group Polarization, in The Journal of Political Philosophy, vol. 10, N.2, 175, 2002.

6.  Stoner J.A. F., A Comparison of Individual and Group Decisions Including Risk, tesi di master non pubblicata, School of Management, MIT, 1961; ID, Risky and Cautious Shifts in Group Decisions, in Journal of Experimental Social Psychology, 442, 1968.

7.  Il fenomeno della  polarizzazione del gruppo è stato definito: “among the most robust patterns found in deliberating bodies” (Sunstein C., op. cit, p. 177-9).

8.  Myers D. G e H. Lamm, The Group Polarization Phenomenon, in Psychological Bullettin, vol. 83, n. 4 , 602,1976.

9.  Gli esperimenti sull’attitudine verso De Gaulle e verso gli stati uniti furono compiuti da Moscovici S., e Zavalloni M., The Group as a Polarizer of Attitudes in Journal of Personality and Social Psychology, 1969, 12, 125, 1969.

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