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I tagli alle rinnovabili in Europa a causa della crisi

di - 17 Dicembre 2013
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Questo sistema normativo, più sopra sommariamente delineato, ha fornito, nonostante la sua complessità e la sua ininterrotta evoluzione in parallelo ai progressi della tecnica e all’andamento della congiuntura, una base idonea ad una crescita a livelli molto alti degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Va considerato, infatti, che la produzione lorda degli impianti a fonti rinnovabili, in Italia, è incrementata, a fine 2012, a GWh 92.222, con una incidenza, sul consumo interno lordo (CIL) pari al 27,1 per cento[24]. Rispetto agli altri Paesi europei, consta che nel 2011 l’Italia è stata il quarto Paese, dopo Germania, Spagna e Svezia, per produzione di energia da fonti rinnovabili, sopravanzando la Francia. Nello stesso anno la produzione di rinnovabili nel settore elettrico ha superato l’obiettivo del 19,6 per cento indicato dal Piano di Azione Nazionale, attestandosi al 23,5 per cento, sicché l’obiettivo al 2020 del 26,4 per cento, indicato nella prima anticipazione della Strategia Energetica Nazionale, dovrà essere rivisto al rialzo[25]. Inoltre, il fotovoltaico rappresenta ormai una grande infrastruttura energetica che, a settembre 2013, conta oltre 530.000 impianti con una produzione di energia elettrica che soddisfa circa l’8 per cento del fabbisogno nazionale.
Risultano attualmente in gestazione misure per alleggerire il peso delle tariffe sulle bollette pagate dai consumatori.[26]
Una delle bozze dell’emanando Decreto del Fare bis si proponeva di allungare il tempo di raccolta, a carico delle tariffe, degli oneri economici necessari. A tal fine si prevedeva che il Gestore dei servizi energetici (GSE) ricorresse ad una raccolta di risorse sul mercato finanziario per un ammontare annuo stabilito[27]. Ma tale possibilità sembra sia stata scartata[28].
Sembra invece persistere nella sede governativa il favore per la definizione, per le fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, di un regime incentivante alternativo attivabile su base volontaria dal singolo produttore che desideri proseguire l’attività produttiva oltre il periodo di incentivo inizialmente stabilito, a fronte di una corrispondente riduzione del valore unitario dell’incentivo stesso[29].

3. Riepilogando, in tutti i Paesi sopra menzionati è in corso, come effetto della crisi economica e finanziaria, un ripensamento delle politiche energetiche nazionali. Ne consegue, tendenzialmente, una revisione al ribasso delle tariffe corrisposte ai produttori di energie rinnovabili. Più drastica in Spagna, graduata in Germania in rapporto alle differenti tecnologie, flessibile e articolata nel Regno Unito, dove a tagli selettivi sono stati affiancati incentivi per obiettivi mirati da realizzare con piccoli impianti. Ugualmente mirata in Francia la revisione al ribasso, che ha interessato solo parte degli impianti fotovoltaici, ma con decorrenza retroattiva. Sono ancora allo studio, in Italia, le nuove misure da adottare.
È evidente che l’incertezza del quadro normativo ha un effetto di destabilizzazione dell’intero sistema. Alla stessa stregua minano la fiducia degli investitori le modifiche normative che disattendono aspettative legittimamente fondate. Contro di esse ha di recente fermamente preso posizione Guenther Ottingher, Commissario europeo all’energia, che ha affermato: “No ai tagli retroattivi agli incentivi alle rinnovabili. Siamo fermamente contrari a misure retroattive poiché minerebbero la fiducia degli investitori. Tutti coloro che hanno installato pannelli solari, centrali a biogas o parchi eolici debbono ricevere il livello di incentivazione garantito al momento dell’installazione[30]. L’orientamento è stato ufficializzato con la comunicazione indirizzata in data 5 novembre 2013 agli Stati membri, con la quale la Commissione Europea ha anche raccomandato, con l’occasione, che il sostegno finanziario alle energie rinnovabili venga limitato a quanto necessario e sia finalizzato a rendere le energie rinnovabili competitive, che i regimi di sostegno siano flessibili e rispondano al calo dei costi di produzione e che siano meglio coordinate dagli Stati membri le strategie per mantenere bassi i costi per i consumatori, in termini di prezzi dell’energia[31]. È particolarmente significativo, poi, che, in un Paese ad elevata sensibilità giuridica come l’Inghilterra, la proposta di ridurre le tariffe incentivanti per alcune tipologie di impianti fotovoltaici, da applicare retroattivamente[32], sia stata oggetto di ricorso da parte di associazioni di categoria e non abbia trovato attuazione, in quanto dichiarata illegittima, proprio per il suo carattere retroattivo, dapprima dalla High Court e successivamente dalla Court of Appeal[33].
Alla stregua di tali considerazioni, appare censurabile l’eliminazione, da parte della Spagna, degli incentivi già riconosciuti al fotovoltaico, a partire dal ventiseiesimo anno di esercizio dell’impianto, in deroga a quanto disposto dal RD 661/2007, in base al quale le tariffe sarebbero state erogate per un periodo di 30 anni[34]. Viceversa, la rimodulazione, allo studio in Italia, della durata e della misura degli incentivi non dovrebbe offrire il fianco a rilievi, in quanto attuabile non in via autoritativa, ma in base alla volontaria adesione degli investitori. Quanto sopra, ovviamente, sempre che persista un ripensamento sul taglio retroattivo dei prezzi minimi garantiti e che si gestisca con più cautela ed attenzione l’impatto di alcune esternazioni relative a ipotetiche modifiche normative che da sole, a prescindere dalla loro effettiva emanazione, destano un grande allarme negli operatori del settore.

4. In chiusura, non ci si può sottrarre all’interrogativo se politiche nazionali in tema di rinnovabili, come quelle che abbiamo sinteticamente descritto, possano avere un futuro.
Va considerato che recenti studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno evidenziato i gravi problemi di inquinamento che interessano la qualità dell’aria delle città in cui vive più della metà della popolazione mondiale e più del 70 per cento della popolazione europea[35]. Un dossier dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro dimostra che tra i veleni dell’atmosfera e le vittime del cancro esiste un rapporto di causa ed effetto[36]. Gli stessi agenti inquinanti sono alla base dello sconvolgimento climatico del pianeta.
Si tratta di problemi che trascendono, per loro natura, l’ambito dei confini nazionali e che perciò vanno affrontati in un’ottica più vasta. D’altra parte, la gravità e l’urgenza dei problemi non consentono di ritardarne la soluzione accampando criticità di ordine finanziario.
Ne deriva che deve essere l’Europa, nell’esercizio della competenza in tema di energia, assegnatale, dal 1° dicembre 2009, dal Trattato di Lisbona, ad accelerare il passaggio da un’economia basata sui combustibili fossili, ad alto impatto ambientale, ad un sistema basato sulle fonti di energia non inquinanti. In tal senso una risoluzione non vincolante firmata il 19 marzo 2013 dall’Energy Committee del Parlamento Europeo ha auspicato un approccio unico e condiviso per la promozione delle energie rinnovabili, che si giovi della utilizzazione delle potenzialità enormi di diversi Stati membri. Lo sforzo di coesione non dovrebbe essere disgiunto dalla fissazione di nuovi obiettivi strategici che vadano oltre il 2020, sino al 2050, con l’elevazione al 30 per cento della quota obbligatoria di produzione energetica da fonti green.
Il rilancio delle rinnovabili passa, quindi, necessariamente attraverso una politica energetica a livello europeo, con piena condivisione, da parte dei singoli Stati membri, di ricerche, strategie, programmi, regole e tecnologie, per la realizzazione di obiettivi comuni.

Note

24.  Si veda al riguardo: “Impianti a Fonti Rinnovabili in Italia – 2012” pubblicato dal GSE il 24 luglio 2013 e consultabile alla pagina web http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pagine/default.aspx.

25.  Si veda al riguardo: “Rapporto Statistico 2011 – Impianti a Fonti Rinnovabili”, p. 2, pubblicato dal GSE il 9 ottobre 2012 e consultabile alla pagina web http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pagine/default.aspx.

26.  Si veda a titolo esemplificativo: Determina 30 settembre 2013 (DMEG/CTM/12/2013).

27.  Si veda al riguardo: art. 1, commi 1-6, Decreto del Fare bis, Bozza ottobre 2013.

28.  Si veda al riguardo: Decreto del Fare bis, Bozza del 6 novembre 2013, che ha eliminato il riferimento alla possibilità per il GSE di emettere obbligazioni al fine di contenere l’onere annuo sulla componente A3 delle tariffe elettriche.

29.    L’art. 1, comma 11 del Decreto del Fare bis, Bozza del 6 novembre 2013, recita “Al fine di contenere l’onere annuo sulle tariffe elettriche degli incentivi alle energie rinnovabili e massimizzare l’apporto produttivo nel medio-lungo termine dagli esistenti impianti a energia rinnovabile che hanno accesso agli incentivi, i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili titolari di impianti cui si applicano gli istituti delle tariffe onnicomprensive o dei Certificati Verdi per i quali, ai sensi dell’articolo 24 del Decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28 e dell’articolo 19 del D.M. 6 luglio 2012, è stabilito a decorrere dal 2016 un incentivo per il periodo residuo di incentivazione nei termini definiti dal medesimo Decreto ministeriale possono, per i medesimi impianti, in misura alternativa:
a) continuare a godere del regime incentivante spettante per il periodo di diritto residuo. In tal caso, per un periodo di dieci anni decorrenti dal termine del periodo di diritto al regime incentivante, interventi di qualunque tipo realizzati sullo stesso sito non hanno diritto di accesso ad ulteriori strumenti incentivanti, incluso ritiro dedicato e scambio sul posto, a carico dei prezzi o delle tariffe dell’energia elettrica;
b) optare per una rimodulazione dell’incentivo spettante, volta a valorizzare l’intera vita utile dell’impianto. In tal caso, a decorrere dal 1 gennaio 2014, il produttore accede a un incentivo ridotto di una percentuale specifica per ciascuna tipologia di impianto, definita con Decreto del Ministero dello sviluppo economico, con parere dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento, da applicarsi per un periodo rinnovato di incentivazione pari al periodo residuo dell’incentivazione spettante alla medesima data incrementato di 7 anni. La specifica percentuale di riduzione viene differenziata in ragione del periodo residuo spettante, del tipo di fonte rinnovabile e dell’istituto incentivante ed è applicata, per gli impianti a certificati verdi, al coefficiente moltiplicativo di cui alla tabella 2 allegata alla legge 24 dicembre 2007, n. 244, ovvero, per gli impianti a tariffa onnicomprensiva, al valore della tariffa spettante al netto del prezzo di cessione dell’energia elettrica definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas in attuazione dell’articolo 13, comma 3, del Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, registrato nell’anno precedente. Tale riduzione viene determinata tenendo conto dei costi, in particolare quelli di natura finanziaria, indotti dall’operazione di rimodulazione degli incentivi e includendo un premio per i produttori che optano per la rimodulazione”.

30.  Cfr. L’Ue contro tagli retroattivi agli incentivi alle rinnovabili, QualEnergia, 27 agosto 2013.

31.  Si veda al riguardo: Comunicazione della Commissione C(2013) 7243 del 5 novembre 2013 “Realizzare il mercato interno dell’energia elettrica e sfruttare al meglio l’intervento pubblico”.

32.  Cfr. DEEC, Comprehensive Review Phase 1: Consultation on Feed-in Tariffs for solar PV pubblicata il 31 ottobre 2011.

33.  Si veda: R. GOODMAN et al., Solar PV Feed-in Tariffs – The Story So Far…, 2012, consultabile alla pagina  web http://www.wfw.com/webpages/PubsSearch.asp?OpenForm&Date=2012&NewType=Briefing&Office=01&Sector=09&StartPos=4.

34.  Si veda: Real Decreto 661/2007 de 25 de mayo, por el que se regula la actividad de producción de energía eléctrica en régimen especial. pubblicato nel BOE il 26 maggio 2007.

35.  Si veda, tra gli altri, Health and environment: communicating the risks, WHO Regional Office for Europe 2013, a cura di Frank Theakston consultabile alla pagina web http://www.euro.who.int/en/publications/abstracts/health-and-environment-communicating-the-risks.

36.  Cfr. Air Pollution and Cancer, IARC Scientific Publication No. 161, a cura di Kurt Straif, Aaron Cohen, and Jonathan Samet consultabile alla pagina web http://www.iarc.fr/en/publications/books/sp161/index.php.

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