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Il caso ILVA tra crisi economica ed emergenza ambientale

di - 29 Agosto 2013
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Prospettive
 Gli Stati Uniti e la Cina investono ormai in modo prepotente nella materia ambientale.
Nello stesso senso agisce l’Europa: ad esempio vi sono molti documenti sugli appalti verdi o sugli aiuti di Stato che affermano che bisogna tornare ad investire in questo settore.
Allo stesso modo, sono importanti i report, come quello condotto da Fitoussi sulla necessita di rivedere il PIL come unico indice che misura la crescita, introducendo stime che rendano conto anche delle esternalità. Agendo in tal senso, ci si renderebbe conto che invece di crescere, stiamo decrescendo. Fitoussi, insieme ad Amartya Sen, su incarico del presidente Sarkozy, ha elaborato un importante rapporto sugli indici dell’economia del benessere, non basata solo su una crescita quantitativa.
In Italia è possibile pensare di riprendere gli investimenti in materia ambientale in modo massiccio se nei prossimi anni i Governi, quale che ne sia il colore, sapranno negoziare in Europa quella che il presidente Monti a suo tempo ha chiamato “golden rule”, ovvero un metodo per evitare di conteggiare nei parametri di Maastricht quale indebitamento annuale gli investimenti pluriennali di lungo periodo.
Per arrivare alla veduta lunga di tipo keynesiano, la “golden rule” è necessaria. La “golden rule” è osteggiata dalla Germania che vuole arricchirsi il più possibile con le politiche deflattive, ma quando i Paesi del Sud Europa non saranno più in grado di comprare le merci tedesche, che per il 60% confluiscono nel Sud Europa, anche la Germania per convenienza economica cambierà idea. Speriamo di essere in quel momento ancora sufficientemente in forze per riprendere un ciclo di investimenti che magari le nuove generazioni potranno orientare ai valori assolutamente necessari ad un cambio di paradigma che non elimini il capitalismo ma lo faccia entrare in una nuova fase più virtuosa di quella che stiamo attraversando, se non una nuova età dell’oro quantomeno in una età della sobrietà e della riscoperta delle regole.

Postscriptum: la sentenza della Corte Costituzionale
 A proposito di regole.
La Corte Costituzionale, dopo la lezione qui riassunta, ha deciso la questione con la nota sentenza n. 85 del 2013.
Il giudice delle leggi in primo luogo fotografa il contesto emergenziale che connota la crisi dell’ILVA rilevando che:
“Sia la normativa generale che quella particolare si muovono quindi nell’ambito di una situazione di emergenza ambientale, dato il pregiudizio recato all’ambiente e alla salute degli abitanti del territorio circostante, e di emergenza occupazionale, considerato che l’eventuale chiusura dell’Ilva potrebbe determinare la perdita del posto di lavoro per molte migliaia di persone (tanto più numerose comprendendo il cosiddetto indotto). La temporaneità delle misure adottate risponde, inoltre, ad una delle condizioni poste dalla giurisprudenza di questa Corte perché una legislazione speciale fondata sull’emergenza possa ritenersi costituzionalmente compatibile (sentenza n. 418 del 1992). Le brevi notazioni in fatto relative all’incidenza, sull’ambiente e sull’occupazione nel territorio di Taranto, dell’attività produttiva dell’Ilva consentono, nella fattispecie, di rinvenire la ratio dell’intervento legislativo «nel peculiare regime che connota le situazioni di emergenza» (sentenza n. 237 del 2007).”
Poi nel merito rigetta le questioni sollevate ed il passo più significativo della decisione è il seguente :
“La distinzione tra la situazione normativa precedente all’entrata in vigore della legge – e, nella generalità dei casi, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui all’art. 1, comma 1 – e l’attuale disciplina consiste nel fatto che l’attività produttiva è ritenuta lecita alle condizioni previste dall’AIA riesaminata.
Quest’ultima fissa modalità e tempi per l’adeguamento dell’impianto produttivo rispetto alle regole di protezione dell’ambiente e della salute, entro il periodo considerato, con una scansione graduale degli interventi, la cui inosservanza deve ritenersi illecita e quindi perseguibile ai sensi delle leggi vigenti.
In conclusione sul punto, la norma censurata non rende lecito a posteriori ciò che prima era illecito – e tale continua ad essere ai fini degli eventuali procedimenti penali instaurati in epoca anteriore all’autorizzazione alla prosecuzione dell’attività produttiva – né “sterilizza”, sia pure temporaneamente, il comportamento futuro dell’azienda rispetto a qualunque infrazione delle norme di salvaguardia dell’ambiente e della salute. La stessa norma, piuttosto, traccia un percorso di risanamento ambientale ispirato al bilanciamento tra la tutela dei beni indicati e quella dell’occupazione, cioè tra beni tutti corrispondenti a diritti costituzionalmente protetti. La deviazione da tale percorso, non dovuta a cause di forza maggiore, implica l’insorgenza di precise responsabilità penali, civili e amministrative, che le autorità competenti sono chiamate a far valere secondo le procedure ordinarie.”.
Il resto è attualità: la magistratura tarantina, sulla scorta della pronuncia del giudice delle leggi, ritiene che la seconda AIA non sia stata rispettata, dispone nuovi sequestri ed, ovviamente, studia nuove contestazioni; il Governo interviene – data la strategicità dell’ILVA – con un nuovo incisivo decreto salva ILVA, disponendo il commissariamento amministrativo dell’azienda; indagini fiscali milanesi rivelano disponibilità estere del gruppo Riva e dispongono sequestri; il secondo decreto salva ILVA destina queste disponibilità economiche, anche prima della confisca, al risanamento aziendale.
L’emergenza produce diritto derogatorio: la crisi sembra non avere mai fine; ma la soluzione è la veduta lunga (risanare e continuare a produrre; continuare a produrre nel contempo risanando).
Sarà possibile se i poteri si faranno – nel rispetto delle rispettive prerogative e ruoli costituzionali – più dialoganti e se il diritto penale ed il diritto amministrativo verranno integrati al fine di perseguire un retto bilanciamento dei valori e degli interessi costituzionali in giuoco .

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