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È possibile semplificare?

di - 1 Giugno 2013
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Il senso della battaglia di civiltà è chiaro: occorre spingere tutti, dal legislatore alle amministrazioni, e naturalmente i cittadini a rispettare le regole. Pubblicità, sermoni, tavole di incontro di ogni genere sono indispensabili per indurre un approccio diverso al vivere comune. Il primo compito – fidarsi dei cittadini – spetta ovviamente alle amministrazioni.

6. Chi può fare questo lavoro? E come?

La risposta a queste domande non è agevole. In termini del tutto generali, si deve pensare anzitutto al team: deve essere interdisciplinare, con la cooperazione di tecnici – ingegneri, architetti, fisici, chimici, ad es., oltre ad esperti di amministrazione e giuristi. Al di là delle banalità, che sono sotto gli occhi di tutti e resistono per inerzia, solo persone di grande cultura, di grande esperienza e di grande onestà intellettuale possono dire quale è il peso attuale dell’interesse pubblico tutelato dalla norma X, Y, Z. Non si deve mai dimenticare che dietro il permanere di interessi pubblici inutili, la cui permanenza è incomprensibile, vi è la realtà di interessi privati che gravitano intorno all’universo degli interessi pubblici.

Alla domanda, di come si possa fare questo lavoro, si può rispondere in un unico modo: si deve individuare un’area, “sezionarla” e studiare le sue componenti nell’ottica dell’utile-inutile. Eliminato l’inutile, si potrà tentare di ricucire il tessuto, offrendo un frammento di esperienza amministrativa, effettivamente semplificato.

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In concreto, è ragionevole supporre che uno studio del codice dell’edilizia, con le sue complessità, contraddizioni ed norme inutili, potrebbe essere un primo utile banco di prova.

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